Biografia e bibliografia di Mahmood Mamdani

La biografia e la bibliografia (in italiano) di Mahmood Mamdani, uno dei più grandi intellettuali attivi sulla decolonizzazione e padre di Zohran Mamdani

Biografia di Mahmood Mamdani: gli inizi in Uganda

Mahmood Mamdani nacque il 23 aprile 1946 a Bombay, in India, venendo cresciuto però a Kampala, in Uganda, al tempo facenti entrambi parte dell’Impero coloniale britannico; la sua famiglia fa parte dei musulmani del Gujarat e per tale motivo fin da giovanissimo gli vennero insegnati, oltre ad inglese e swahili, anche urdu e gujarati. Nel 1963 si recò negli Usa per studiare all’Università di Pittsburgh e fu qui che venne coinvolto per la prima volta nelle lotte per i diritti civili, tanto da venire arrestato nel 1965 proprio per le sue lotte sociali.

Mahmood Mamdani

Fra il 1967 ed il 1969 ottenne due lauree in scienze politiche negli States, decidendo di tornare in Uganda nel 1972 per lavorare come assistente didattico, ma venne espulso lo stesso anno dal paese per via delle politiche anti-indiane volute dal dittatore Idi Amin Dada. Nel 1973 venne assunto dall’università di Dar Salam, in Tanzania, continuando le sue ricerche (che lo porteranno nel 1974 ad ottenere una laurea ad Harvard) ed il suo attivismo contro le ingiustizie di Amin Dada, ritornando finalmente nel paese a seguito della sua caduta nel 1979.

Durante una conferenza a Dakar nel 1984 gli venne ritirata la cittadinanza ugandese a seguito a delle sue critiche a Milton Obote, potendo far ritorno definitivamente nel paese solo nel 1986, anno in cui Obote venne deposto per la seconda volta.

Il giusto riconoscimento

Da quel momento in avanti la fama di Mamdani si diffuse in tutto il continente ed in tutto al mondo, elevandolo ad uno dei maggiori intellettuali contemporanei africani, tanto che dal 1998 al 2002 fu presidente della Council for the Development of Social Science Research in Africa, la più grande organizzazione di ricerca panafricana; non a caso in un sondaggio del 2008 per Prospect Magazine venne posizionato 9° nella lista dei 100 maggiori intellettuali pubblici contemporanei.

Mamhmood Mamdani con la moglie Mira Nair ed giovanissimo Zohran Mamdani

A livello di tematiche, le opere di Mahmood Mamdani ruotano soprattutto attorno a diversi argomenti ben specifici di cui può dirsi assoluto maestro: colonialismo, post-colonialismo, produzione della conoscenza e politica internazionale in generale con un focus rivolto soprattutto all’Africa.

Né coloni né nativi

Pur non essendo l’unico libro pubblicato in italiano, nel Bel Paese è sicuramente molto conosciuto per il suo recente “Né coloni né nativi. Lo Stato-nazione e le sue minoranze permanenti”, edito nel 2023 da Meltemi.

In tale opera Mamdani mette in relazione diverse tipologie di colonialismo come: quella Usa, quella sudanese, quella sudafricana e quella israeliana, illustrando anche i fallimenti nel Processo di Norimberga e mostrando una strada possibile per denazificare l’attuale politica mondiale.

Impossibile non citare anche la breve dedica che fa al figlio, Zohran Mamdani, attualmente candidato sindaco di New York: “Per Zohran, che ci hai insegnato come affrontare il mondo in tempi difficili, che tu possa ispirare molti ed aprire una strada”.

Bibliografia (in italiano)

Al momento le opere di Mahmood Mamdani tradotte in italiano sono 3, ma non tutte sono attualmente disponibili in commercio

Attenzione: l’anno mostrato fa riferimento all’anno di pubblicazione in lingua originale, non in italiano.

“Il mito del controllo demografico”, pubblicato da Feltrinelli (1972)

In un villaggio indiano, la riproduzione, la casta, la classe sociale si intrecciano in un racconto che ribalta la vulgata del “troppi” e del “tasso da ridurre”. Con la penna limpida dell’antropologo e politologo, Mamdani dimostra che ciò che viene presentato come una “emergenza demografica” non è tanto un problema numerico quanto una strategia politica di controllo: si regola la vita, si segmenta la popolazione, si legittima un ordine sociale.
In questo libro spietato e al tempo stesso lucido, si smaschera il mito secondo cui i popoli “in eccesso” sarebbero la causa prima del sottosviluppo, dell’ineguaglianza e dell’arretratezza. E si mostra come, al contrario, la gestione della riproduzione – famiglia, casta, classe – diventi un terreno di potere in cui le élite decidono chi merita nascere, chi contare, chi esistere formalmente.
Con un’analisi che unisce storia, teoria e osservazione sul campo, Mamdani invita a ripensare la demografia non come scienza neutra, ma come strumento di sovranità. Questo libro è per chi vuole capire come la vita privata diventi pubblica, come i numeri si trasformino in strategie, e come il “controllo della popolazione” possa rivelarsi non la soluzione, ma il sintomo di un problema ben più profondo.

Musulmani buoni e cattivi. La guerra fredda e le origini del terrorismo”, edito da Laterza (2004)

“Ogni musulmano deve dare prova di essere “buono”. Tutti i musulmani sembrano ormai soggetti all’obbligo di provare le loro credenziali, arruolandosi nella guerra contro i musulmani “cattivi”, i terroristi. Ma non esistono “buoni” musulmani separati dai “cattivi”, cosa che renderebbe possibile accogliere i primi ed escludere i secondi, proprio come non esistono “buoni” cristiani o ebrei, separati da quelli “cattivi”. Supporre che esistano tali categorie maschera un rifiuto di confrontarci con un’analisi politica dei nostri tempi.” “Questa inchiesta, provocatoria e allarmante, solleva serie e difficili domande. È un prezioso contributo alla comprensione di uno dei più importanti sviluppi dell’era contemporanea.” (Noam Chomsky)

“Né coloni né nativi. Lo Stato-nazione e le sue minoranze permanenti” edito da Meltemi (2020)

In questa genealogia della modernità, Mahmood Mamdani sostiene che lo Stato-nazione e lo Stato coloniale si sono creati vicendevolmente. Dal Nuovo Mondo al Sudafrica, dalla Germania a Israele, fino al Sudan, gli Stati coloniali e gli Stati-nazione si sono costituiti sulla politicizzazione di una maggioranza religiosa o etnica e a spese delle minoranze. Il modello è emerso in Nord America, dove il genocidio e l’internamento nelle riserve hanno creato sia una sottoclasse permanente di nativi sia gli spazi fisici e ideologici in cui le nuove identità di immigrati si sono cristallizzate come nazione di coloni. In Europa, questo modello sarebbe stato utilizzato dai nazisti per affrontare la questione ebraica e, dopo la caduta del Terzo Reich, dagli Alleati per ridisegnare i confini degli Stati nazionali dell’Europa orientale, ripulendoli dalle loro minoranze. Attraverso la marginalizzazione degli arabi palestinesi, i coloni sionisti hanno seguito l’esempio nordamericano: il risultato è stato un altro ciclo di violenza che ancora non ha fine. In Né coloni né nativi Mamdani rigetta il modello affermato a Norimberga, che individua i singoli responsabili senza mettere in questione il nazismo come progetto politico e quindi la violenza stessa dello Stato-nazione. Non una giustizia penale per i colpevoli ma un ripensamento della comunità politica per tutti i sopravvissuti: vittime, colpevoli, spettatori, beneficiari. A partire dal progetto incompiuto della lotta anti-apartheid in Sudafrica, l’autore ci invita a immaginare uno Stato senza nazione.

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Questo articolo ha un commento

  1. Sonia

    sono felice che il figlio di questo grande intellettuale sia diventato sindaco di New York

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