Storia del cotone, l’oro bianco che ha cambiato il mondo

Tutta la storia del cotone, dalle sue origini come semplice fibra a vero proprio plasmatore o distruttore di imperi

4 varietà, un unico cuore

Prima di iniziare con la nostra storia, una piccola nota botanica: quando parliamo di cotone generalmente intendiamo la fibra e non la pianta, tuttavia esistono ben 4 diverse specie di pianta di cotone: il Gossypium hirsutum, nativo del Centro America, il Gossypium barbadense, nativo del Sud America, il Gossypium arboreum, originario del Subcontinente indiano, ed infine il Gossypium herbaceum, nativo del Levante e della Penisola arabica.

Da sinistra: il Gossypium hirsutum, il Gossypium barbadense, il Gossypium arboreum ed infine il Gossypium herbaceum

Ognuna di tale varietà di cotone si ricollega profondamente alla storia del popolo che lo ha abitato, segnando spesso e volentieri successi e disfatte; tuttavia siamo su Medio Oriente e Dintorni e non su Milano Fashion Library e di conseguenza in questa sede seguiremo soprattutto le avventure dell’arboreum e del herbaceum, piante che hanno segnato profondamente la storia del mondo ed in particolare di India, Pakistan ed Egitto. Mettetevi allora comodi e stringete la vostra djellaba, il vostro boubou, la vostra kefiah o lo shalwar kamiz, la storia sta per iniziare.

Alle origini del cotone

Per quanto riguarda il contesto indiano, primissimi resti di fibra di cotone sono stati ritrovati nel sito di Mehrgarh, nell’odierno Pakistan, e risalgono a circa il 6000 a.C.; da lì la sua nomea si diffuse molto in fretta, tanto che nella non lontana Mohejen-daro, sempre in Pakistan, sono stati ritrovati i primi resti di campi di cotone, in questo caso risalenti al 3000 a.C. .

Per quanto riguarda l’Africa, invece, il cotone vide il suo sviluppo, più o meno nello stesso periodo, soprattutto nel Regno di Kush (corrispondente oggi ad un territorio compreso fra il Sud dell’Egitto ed il Nord del Sudan), con la loro capitale, Meroe, che divenne uno dei massimi centri mondiali per la produzione di tale fibra.

L’inizio della fama

I primi a comprenderne il reale potenziale furono i persiani, che sotto gli Achemenidi cominciarono ad esportarlo anche in nuove regioni del loro impero come a Merv, a Ray o nel Fars, dove costruirono grandi fabbriche per migliorarne la produzione.

Non è un caso che il cotone cominciò ad esser conosciuto ed apprezzato davvero a partire dalle conquiste di Alessandro Magno, il quale, insieme al suo esercito, si innamorò perdutamente di tale fibra. Tuttavia in un primo periodo non riuscì a scalzare altre tessuti già presenti e noti, restando qualcosa di maggiormente collegato alle aree di origine della pianta, al punto che proprio in tale epoca si inizia a supporre l’esistenza di un “agnello vegetale“.

Alla conquista del Mediterraneo

A partire da circa il 700 d.C. la produzione di cotone si diffuse in gran parte dell’odierno Egitto, ma i primi in assoluto a diffonderne davvero la produzione al di fuori degli areali originari furono gli Arabi. Quest’ultimi, forti anche di essere i primi in assoluto ad aver diffuso la conoscenza del filatoio a ruota, furono i primi a portare il cotone e la sua lavorazione in Europa e specialmente in Sicilia, territorio in cui aprirono numerose coltivazioni ed industrie.

Sarà proprio grazie a tali innovazioni arabe che la conoscenza del cotone si diffuse in Italia ed in Europa, rendendo il Bel Paese uno dei territori principali per il commercio della preziosa merce.

I Moghul ed il dominio indiano del cotone

Grazie al nuovo filatoio a ruota, giunto in India poco prima della fine del Sultanato di Delhi, il cotone del Subcontinente indiano conobbe un incredibile sviluppo, che venne però ulteriormente ampliato dall’arrivo della dinastia Moghul. Quest’ultimi, diretti discendenti di Tamerlano, conquistarono l’India all’inizio del 16° secolo, dando da subito una fortissima impronta al commercio indiano ed in generale del mondo intero.

shalwar kamiz

Uno dei primi provvedimenti dei nuovi signori fu infatti quello di premiare particolarmente chiunque scegliesse di praticare raccolti ad alto valore commerciale come cotone ed indaco, spingendo presto l’India a diventarne uno dei massimi esportatori mondiali, tanto che all’inizio del 18° secolo deteneva 25% dell’intero commercio mondiale tessile. Nello specifico, il massimo centro di produzione era la regione del Bengala, dove nacquero anche il calicò ed la mussola, due tessuti creati proprio dal cotone.

La Rivoluzione industriale

Alla fine del 18° secolo gli inglesi erano letteralmente ossessionati dal cotone indiano, al punto che il 95% di tutte le loro esportazioni dal Subcontinente erano proprio relative alla preziosa fibra. Ciò portò molti di loro ad ingegnarsi riguardo alla possibilità di migliorarne la produzione, trasformando la Terra d’Albione non più come mero compratore, ma come pedina centrale del suo commercio.

Dal 1738 iniziarono a comparire le prime nuove macchine filatrici, ma la vera e propria rivoluzione avverrà solo con la nascita della spinning mule, macchina che permise ai britannici un vero e proprio salto in avanti nel futuro, al punto da ribaltare i ruoli.

Ribaltamento dei ruoli

Londra smise infatti di comprare prodotti finiti, prediligendo ora materiale grezzo da lavorare nelle proprie fabbriche; il problema è che l’India non produceva abbastanza materiale e ciò portò gli inglesi a concentrare la propria produzione nelle colonie americane.

Come detto in origine, infatti, nelle Americhe esistevano già due varietà di cotone autoctono e quest’ultime, oltre ad avere per i britannici un costo decisamente minore, si rivelavano molto più adatte alle loro macchine per via di un filato più lungo e resistente; ciò portò ad un radicale stravolgimento dell’economia mondiale, portando il Sud degli Stati Uniti a sottrarre all’India il ruolo di “Signora del cotone”.

La rinascita del cotone egiziano

Approfittando dell’indebolimento indiano e del successivo caos americano generato dalla Guerra di Secessione, l’Egitto di Mehmet Ali diede vita profonde riforme tecnologiche che, fra le altre cose, coinvolsero anche la coltivazione del cotone. In particolare venne introdotta la varietà barbadense, che qui, grazie alle cure egiziane, acquisì connotati particolari in grado di trasformarla nel cotone più pregiato in assoluto.

Tali cambiamenti riportarono sì l’Egitto fra le maggiori potenze commerciali, ma ad un costo altissimo per la sua storia; il paese si indebitò infatti fortemente con Inghilterra e Francia le quali, non appena si sbloccò Guerra civile, tornarono a comprare il cotone americano, portando ben presto il paese in bancarotta, situazione che si “risolse” solo con la successiva occupazione del paese nel 1882.

Gandhi ed il cotone

Nel frattempo l’India era passata, a partire dal 1857, sotto il controllo britannico e quest’ultimi, per ammazzare definitivamente la concorrenza, avevano obbligato il paese a smettere del tutto di concentrarsi sulla lavorazione del cotone, obbligando gli indiani ad acquistare solo prodotti inglesi. Tale imposizione cambiò drasticamente la storia dell’India, facendola passare dal paese più ricco del mondo ad un’enorme fornitore di materie prime a basso costo, ammazzandone del tutto l’economia e relegandola definitivamente a suddita.

Non è un caso che il grande Mahatma Gandhi pose il cotone come uno dei temi più importanti in assoluto della sua lotta, mostrando agli indiani l’assurdità di non poter produrre ciò che la terra forniva naturalmente al popolo indiano. Il charkha, ovvero il “filatoio a ruota” divenne allora uno dei simboli assoluti della lotta per l’indipendenza indiana, tanto da essere inserito addirittura nella prima bandiera del Congresso indiano.

Il cotone sovietico e la morte dell’Aral

L’ultima storia davvero importante da ricordare relativa al cotone è sicuramente quella del suo ruolo nell’Unione sovietica ed alla conseguente distruzione del Lago d’Aral. Dagli anni “20 ed ancor di più dal periodo post Stalin, i sovietici decisero di porre nell’odierno Uzbekistan il loro massimo centro di produzione del cotone, importando tonnellate di semi di barbadense e deviando interi fiumi pur di assicurarsi il proprio scopo.

Uzbekistan
Sharof Rashidov

Il problema è che tali cifre, oltre che essere assolutamente irrealistiche, obbligarono il paese a concentrare buona parte delle proprie riserve idriche verso questi campi, portando a conseguenze estremamente gravi sia su un piano economico-politico che ambientale.

A sinistra, il Lago d’Aral nel 1989, a destra il Lago d’Aral nel 2014

Da un lato Sharof Rashidov, segretario del partito comunista locale per oltre 20 anni, diede vita ad un scandalo di truffa ai danni dello stato sovietico senza precedenti; da un altro, cosa ancora più grave, il tutto portò al prosciugamento del Lago d’Aral ed alla successiva salinizzazione dell’area, portando danni incalcolabili tanto all’Uzbekistan quanto al mondo intero.

Il cotone oggi

Oggi il cotone è la seconda fibra più utilizzata in assoluto, seconda solo al poliestere, con una fetta di mercato globale che dovrebbe attestarsi intorno al 20-25%; secondo i dati del 2022, i maggiori produttori attuali sono: Cina, India, Usa, Brasile ed Uzbekistan, seguiti da: Australia, Turchia, Pakistan, Turkmenistan ed Argentina.

All’interno del mondo trattato da Medio Oriente e Dintorni è protagonista di innumerevoli abiti fra cui: il Boubou, la Djellaba (in ogni sua versione), lo Shalwar Kamiz, la Kefiah, la Fustanella, il Tatriz e persino il Tagelmust dei tuareg. Insomma, il cotone è una fibra tessile che ancora oggi continua a rimanere al centro del mondo tanto per storia, non sempre positiva, quanto per la tradizione a cui è stata in grado di dar forma.

Seguimi su facebook, Spotify, YouTube e Instagram, oppure sul canale Telegram; trovi tutti i link in un unico posto: qui. Ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e mi aiuta a dedicarmi sempre di più alla mia passione: raccontare il Medio Oriente ed il “mondo islamico”

Lascia un commento