Storia della Sfinge, la protettrice dell’Egitto

La storia della Sfinge, dalle sue origini in Egitto fino alla sua riscoperta in chiave europea, un mito senza fine come le piramidi

Alle origini della Sfinge

Se per altre creature fantastiche come la Manticora o il Grifone è abbastanza semplice identificarne le origini, nel caso della Sfinge il mistero della sua comparsa pervade tutt’oggi la curiosità degli studiosi di tutto il mondo, in quanto quest’ultima comparve prima ancora che venisse creato un mito su misura per lei.

La primissima rappresentazione della Sfinge è infatti anche la più nota in assoluto, posta a difesa della Piramide di Chefren e modellata sul viso dell’omonimo faraone. Non v’è una vera e propria spiegazione dietro la sua origine, ma molto probabile che quest’ultima sia ispirata da diversi elementi: da un lato la scelta di rappresentare il faraone come un vero e proprio sovrano del regno umano ed animale, dall’altro l’idea di ricombinare la sua figura con quella della dea leonina Sekhmet, spesso associata con il sole.

Grifone
Il Lamassu sumero

In ultimo, è impossibile non notare delle somiglianze con la figura del Lamassu, protettore divino dei Sumeri le cui caratteristiche e funzione ricordano proprio quelli della sua sorella egizia.

Lo sviluppo della Sfinge

Ad ogni modo la sua rappresentazione rimase a lungo un mistero anche sotto gli abitanti del Nilo, tanto che bisognerà attendere secoli prima che la sua figura venga davvero codificata dai suoi stessi inventori, trasformandola poi in un vero e proprio simbolo nazionale.

Il primo faraone che riprese con convinzione la sua figura fu Tutmosi IV, vissuto nel 1400 a.C., che fece incidere la cosiddetta “Stele del sogno” proprio alla sua base; in tale iscrizione il giovane sovrano identificava la sfinge come un vero proprio sovrano-divinità del passato che gli chiedeva di restaurare la passata gloria dell’Egitto.

La sfinge di Hatshepsut

Di lì a poco la fama della sfinge raggiunse dimensioni mai viste prima, al punto che iniziò ad apparire con frequenza nell’architettura e nel culto egizio, con moltissimi sovrani che decisero di essere rappresentati proprio in tale veste; fra questi è impossibile non citare la sovrana Hatshepsut, una delle donne più celebri di tutta la storia mondiale. Pare inoltre che nell’antica città di Tebe fossero presenti addirittura 900 sfingi con la testa di ariete, in questo caso simboli del dio Amon.

Dall’Egitto alla Grecia

Grazie agli incredibili scambi commerciali con il mondo greco e romano, il mito della sfinge si diffuse anche nel mondo europeo, ma questa volta assumendo delle caratteristiche leggermente diverse che ne trasformarono il simbolismo. Se nel mondo egizio era de facto quasi sempre una figura di sesso maschile, nel mondo greco diventa una creatura prevalentemente femminile, sfumatura che, per sua sfortuna, fece tutta la differenza del mondo.

Se la sua funzione di “protettrice di luoghi” rimase pressoché invariata, lo stesso non si può dire della sua indole, che passò dall’essere qualcosa di estremamente positivo, come il grifone, ad un qualcosa dai tratti malvagi e da femme fatale, non troppo dissimile dalla Manticora. Non a caso il mito greco più famoso in assoluto legato alla sfinge sia quello in cui è posta a difesa di Tebe con Edipo che dovrà rispondere al suo celebre indovinello (“chi si regge su quattro piedi
il mattino, su due al meriggio, su tre al vespro?”), la cui soluzione ne causerà la morte.

Fra l’altro è sempre sotto i greci che inizia ad esser rappresentata come creatura dotata di ali, elemento mai visto prima in Egitto ma che lega la sua rappresentazione a quella della Manticora (differente soprattutto per la coda di scorpione).

L’illuminismo e la rinascita della sfinge

Se durante il Medioevo la sua figura venne pressoché dimenticata tanto nel nativo Egitto quanto in Europa, a partire dall’Illuminismo la sua figura godrà di un vero e proprio revival stimolato dalla Campagna d’Egitto di Napoleone Bonaparte. Da quel momento in poi il pubblico europeo si innamorerà perdutamente della sua figura, tanto che sono gli innumerevoli gli autori dell’epoca che la inseriscono nelle loro grandi opere come immagine di sensualità e mistero femminile.

Con l’affermarsi delle correnti esoteriche la sfinge ritorna ad essere la guardiana delle scienze arcane, elemento che la trasformerà in uno dei principali simboli di tutti i movimenti misterici che popolarono il mondo europeo fra la metà dell’800 e l’inizio del ‘900. Proprio in quel periodo la sua fama acquisirà una nomea assoluta, con moltissime città europee che, approfittando del colonialismo, ne fecero importare un gran numero direttamente dall’Egitto.

Il successivo exploit del mondo egizio attraverso film, videogiochi ed altri prodotti di intrattenimento ne mantenne viva la storia, al punto che ancora oggi la sfinge rappresenta uno simboli più legati in assoluto all’Egitto, terra natia che difende sin dalla costruzione della piramide di Cheope.

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