“Non è mica la vergine Maria” è un’antologia di 19 racconti parodistici di Feby Indirani in cui vengono messi in mostra gli aspetti più paradossali dell’Islam indonesiano
Non è mica la vergine Maria
In Indonesia, la più popolosa nazione musulmana al mondo, i veli che coprono i volti delle donne – e delle bambine – sono esplosi come una moda. Di recente il governatore della capitale Jakarta, Ahok, è stato arrestato con l’accusa di blasfemia perché, cristiano, ha osato citare il Corano in campagna elettorale. Da questo clima nascono i diciannove racconti di Feby Indirani, parodie provocatorie che con acume e umorismo mettono in rilievo le incongruenze dell’islam radicale. Musulmana ed emancipata, l’autrice offre una lettura femminista della vita sociale dell’Indonesia contemporanea sottoposta all’ortodossia islamica.
Scenari surreali, fate, animali che parlano, diavoli annoiati contribuiscono a creare storie che giocano con il paradosso e la contraddizione: una giovane modella per riviste erotiche sostiene di essere incinta senza aver fatto sesso; una maialina, animale impuro per eccellenza, vuole convertirsi all’islam prima di morire; un uomo esasperato elabora piani sofisticati per assassinare il muezzin che ogni notte lo disturba pregando dagli altoparlanti della moschea vicina.
Una Naseruddin Khoja in chiave islamica ed indonesiana
“Non è mica la vergine Maria” è un’antologia di 19 racconti in cui vengono messi in scena gli aspetti più paradossali dell’Islam indonesiano, portandolo però agli estremi e trasformandoli in qualcosa di comico, ma che allo stesso tempo lascia pensare. Con questa coraggiosa raccolta Feby Indirani si pone come una sorta di nuovo Nasreddin Khoja in versione indonesiana, portando una ventata di aria fresca al genere e contestualizzandolo all’epoca dei social.

Il fatto che sia un’autrice e non l’autore, ci da inoltre uno spunto in più per le riflessioni dietro ciascuna delle storie, mai banali e sempre pensate a tavolino per evidenziare alcuni degli aspetti più problematici dell’Islam del suo paese; da sottolineare che, in questo caso, le favole ancor più che “a trazione indonesiana” sono “a trazione musulmana” e ciò fa sì che sia più facilmente sovrapponibile anche a contesti diversi, non per forza esclusivi del Sud-est asiatico.
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