Storia della Fustanella, la leggendaria gonna dei guerrieri albanesi

Storia della Fustanella, la leggendaria gonna dei guerrieri albanesi ancora oggi simbolo del popolo delle aquile

Alle origini della Fustanella

Come per molti abiti, è molto complicato stabilire l’origine esatta della Fustanella e questo anche perché, pur non essendoci alcun reperto archeologico che mostri il suo uso in tempi antichi, è anche vero che vi furono moltissime popolazioni greche e balcaniche (come gli Illiri) che utilizzavano vesti ornate da delle sorte di “gonne” simili all’odierna Fustanella.

Ad ogni modo, tradizionalmente si fa risalire l’apparizione delle prime Fustanelle fra il XII ed il XIV secolo, periodo in cui diventano uno degli emblemi identitari di quest’area, sempre più soggetta alla conquista ottomana. Indossata in origine soprattutto dalle popolazioni montane dell’Albania, divenne ben presto uno degli elementi più virili ed identitari del popolo albanese, sempre in prima linea alla ricerca di libertà.

Gli ottomani e la Fustanella albanese

Pur non adottandola come divisa ufficiale delle proprie truppe albanesi, l’Impero ottomano ne riconobbe fin da subito il valore a livello culturale ed identitario, permettendogli di utilizzarla anche in contesti formali e di prestigio, donandogli ulteriore valore.

Se sotto il profilo albanese la Fustanella rimase più che altro un simbolo etnico, lo stesso non si può dire di ciò che accadde in Grecia, dove quest’ultima divenne perlopiù un simbolo politico e quindi visto con maggior timore e diffidenza anche per via delle successive lotte per l’indipendenza greca.

Lord Byron e la Fustanella greca

Con lo scoppio della lotta per l’indipendenza greca, in particolare, tale abito venne eletto a simbolo identificativo dei Klephtes, i guerriglieri locali, ed anche per tale motivo divenne una delle vesti più amate in assoluto dal britannico Lord Byron. Quest’ultimo, ritenuto uno dei maggiori poeti del romanticismo inglese, fu uno dei maggiori sostenitori in assoluto dell’indipendenza greca, tanto da farsi ritrarre nel 1814 proprio mentre indossava una Fustanella.

Arvaniti
Arvanita con Fustanella

Da sottolineare che durante tale lotta molti dei comandanti dell’esercito ellenico erano in realtà Arvaniti, ovvero etnicamente albanesi (perlopiù ortodossi), ma nati e cresciti in Grecia e soprattutto nell’Epiro. Dopo la vittoria quest’ultima venne dichiarata come divisa ufficiale della Guardia presidenziale greca, ruolo che continua a mantenere tutt’oggi.

La Fustanella albanese ed il comunismo

Se con il crollo ottomano la versione greca venne istituzionalizzata, lo stesso non si può dire di ciò che accade in Albania e questo specialmente a seguito dell’avvento del comunismo. Se il breve Regno albanese aveva dato maggior risalto ai costumi locali, fra cui la Fustanella, lo stesso non si può dire di ciò che accadde durante il regime di Enver Hoxha; il quale si preoccupò soprattutto di eliminare qualsiasi simbolo identitario.

La Fustanella venne allora vista più che altro come una sorta di rimasuglio del passato, legato quasi esclusivamente in momenti folkloristici e circoscritti, in modo da mantenerla lontana dal presente. Solo con il crollo del regime la Fustanella albanese ha goduto di una sorta di revival, ma rispetto ad abiti come il Boubou o la Djellaba, dove le fantasie si sprecano, per quest’ultima si tende sempre a mantenere un aspetto più classico ed estremamente legato alla tradizione.

Va comunque precisato che, rispetto alle altre due vesti citate, è molto raro osservare uomini che indossano la Fustanella in pubblico, mantenendola legata perlopiù a contesti formali (come i matrimoni) o in momenti in cui è importante affermare la propria appartenenza etnica; da sottolineare poi che è estremamente diffusa anche in Kosovo, altro paese etnicamente albanese.

Seguimi su facebook, Spotify, YouTube e Instagram, oppure iscriviti sul canale Telegram o alla newsletter; trovi tutti i link in un unico posto: qui. Ogni like, condivisione o supporto è ben accetto e mi aiuta a dedicarmi sempre di più alla mia passione: raccontare il Medio Oriente ed il “mondo islamico”

Lascia un commento