Storia del Boubou, l’abito più famoso dell’Africa occidentale

La storia del Boubou, dalle sue origini ai giorni nostri, passando per la regalità ottenuta sotto i vari imperi dell’Africa occidentale

Alle origini del Boubou

La storia del Boubou (conosciuto anche con diversi nomi fra cui: “k’sa“, “dra’”, “agbada”, “babban riga”) è uno degli esempi perfetti in cui un abito si fonde con la storia, riuscendo a segnare un prima ed un dopo dalla sua comparsa. I primi esempi di Boubou videro infatti la luce presso i primi commercianti arabi e musulmani che dalle coste del Maghreb si spostavano nel Sahel alla ricerca di nuovi affari, portando nel loro territorio tanto la propria fede quanto i propri costumi. Quest’ultimo infatti pare derivare proprio dal Thawb e dalla Galabeya, adattando ovviamente l’abito al nuovo ambiente .

Uno degli elementi per cui divenne celebre sin dai suoi albori è sicuramente l’ampio tessuto coprente (motivo per cui è spesso associato alle preghiere musulmane), peculiarità che segnò un cambio di tendenza tanto sotto un profilo estetico quanto di status. Fino ad allora le popolazioni locali avevano sempre preferito abiti leggeri, ma la regalità conferita dal Boubou, nonché il maggior quantitativo di stoffa, lo resero ben presto associato alle caste più alte; tuttavia fu una dinastia a cambiarne per sempre il destino.

L’Impero maliano e l’exploit del Boubou

Sundjata Keita, il leggendario fondatore dell’Impero maliano, lo eresse infatti a proprio abito cerimoniale, cosa che ne alimentò a dismisura prestigio; tale scelta non fu casuale e si basò certamente (al di là di un legittimo gusto) di una scelta estremamente politica e simbolica.

griot

La dinastia Keita si è infatti sempre contraddistinta sin dai suoi albori per un estremo legame con l’Islam e per il fatto di segnare un effettivo “prima e dopo” per quanto riguarda la storia africana e non è difficile pensare che Sundjata l’abbia adottato anche per segnare una differenza con tutti i sovrani che lo avevano preceduto.

Da simbolo dinastico ad emblema di potere

Ad ogni modo, colui che lo elevò a vero e proprio simbolo dell’Africa occidentale fu Mansa Musa, diretto discendente di Sundjata che, a seguito di uno dei pellegrinaggi della storia, fece conoscere il Boubou a tutto il mondo, apparendo con delle vesti estremamente ricche, raffinate e sontuose che ne alimentarono il prestigio.

Da lì in avanti ogni grande impero locale, specialmente se legato al mondo musulmano, decise di adottare il Boubou come abito cardine delle proprie cerimonie e questo lo si può osservare bene come in popoli come i Fulani, gli Hausa o i Songhai. Tale espansione permise al Boubou di fare un salto di qualità, passando dall’essere associato ad una specifica dinastia al diventare un vero e proprio emblema di potere per tutta l’Africa occidentale.

Abito dell’Africa

L’ultimo salto di qualità, paradossalmente, lo fece con l’arrivo del colonialismo, momento storico in cui buona parte delle classi dirigenti africane vennero sconfitte o cooptate dai nuovi invasori europei. Fu proprio allora che il Boubou smise di essere un qualcosa di legato prevalentemente al potere, ma divenne vero e proprio simbolo di resistenza culturale al nuovo potere straniero.

Modibo Keita con il suo Boubou al cospetto di John Fitzgerald Kennedy alla Casa Bianca

Tale caratteristica la si può comprendere soprattutto alla luce delle indipendenze africane, momenti in cui moltissimi dei nuovi leader come Modibo Keita si fanno spesso ritrarre mentre indossano il Boubou, simbolo del ritorno della sovranità africana ai popoli africani.

Da quel momento in avanti il Boubou è diventata una vera e propria icona di stile africano e sono innumerevoli gli stilisti e gli artisti che lo prendono come ispirazione per le proprie creazioni; tale fenomeno sta diventando sempre più globale anche alla luce dell’exploit dell’Afrobeat e della Nigeria in generale, rendendolo un elemento sempre più diffuso della cultura pop del XXI secolo. Da sottolineare che non esiste un’unica varietà di Boubou, ma queste le scopriremo in un prossimo articolo dedicato.

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