“L’impronta della volpe” di Moussa Konaté

“L’impronta della volpe” di Moussa Konaté è un noir che ci farà scoprire la storia dei Dogon, l’ultimo popolo fieramente animista del Mali

L’impronta della volpe

C’è un popolo con radici ben salde e tradizioni antichissime nel cuore del Mali: i Dogon. Vivono nella regione della falesia di Bandiagara, a sud del fiume Niger, in villaggi costruiti con il fango. In uno di questi villaggi tre ragazzi trovano la morte in circostanze particolari nel giro di poche ore. Tutti hanno visto ma nessuno sembra sapere niente. Il caso viene assegnato dalle autorità maliane al commissario Habib e all’ispettore Sosso. La loro indagine è un’immersione completa nella vita dei Dogon: il paesaggio, i colori, i suoni, gli abiti, le maschere, i riti. I due detective devono districarsi fra razionalità e credenza, scienza e tradizione. È sullo sfondo di una battaglia atavica fra interessi economici, spesso nascosti sotto il vago termine di progresso, e autonomia e autodeterminazione dei popoli, che questo giallo si dipana. Insieme al comandante Habib, e grazie ai suoi straordinari dialoghi con le autorità del luogo, intuiamo che la razionalità occidentale non può bastare, che dobbiamo essere disposti a rinunciare al giudizio e alle nostre sicurezze, per capire, sentire e accogliere una cultura antica e ancora per certi versi misteriosa come quella africana.

Alla scoperta dei Dogon

Come per tutti i romanzi di Moussa Konaté legati alle figure di Habib e Sosso, anche ne “L’impronta della volpe” siamo davanti un testo che sfrutta le caratteristiche del noir per raccontarci la storia di un popolo, in questo caso i Dogon. Tale popolazione, collocata perlopiù sulle falesie di Bandiagara, rappresenta l’anima più spirituale e sciamanica del paese, legata ancora oggi a doppio filo con i culti sciamanici ed animisti precedenti all’arrivo dell’Islam.

In tale contesto magico e misterico i nostri prodi eroi dovranno svelare ciò che si nasconde dietro ad omicidi rituali in un luogo in cui ancora oggi le leggi ancestrali valgono di più di quelle statali. Un’avventura piena di colpi di scena e di atmosfere al limite dell’onirico che rappresentano fedelmente tale cultura e territorio.

Probabilmente il miglior romanzo in assoluto di Moussa Konaté, sarebbe un vero delitto perderselo.

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