“Omicidio a Timbuctù” è un giallo che vedrà Habib e Sosso impegnati a Timbuctù alla ricerca dell’assassino di un giovane tuareg
Omicidio a Timbuctù
Il sole ha appena passato lo zenit, l’aria di dicembre è ancora calda, ma non arroventata. Arrivando da Bamako sulla strada che porta a Timbuctù, il paesaggio si apre maestoso, verso l’area fluviale del Niger. Laggiù, nella città leggendaria dei trecento santi, ormai quasi città fantasma, il ritrovamento del corpo senza vita del giovane tuareg Ibrahim dà il via a una sparatoria contro un cittadino francese.
Il commissario Habib viene quindi convocato a Timbuctù, dove collaborerà con la polizia locale perché si sospetta un atto di terrorismo. Però, mentre le autorità locali e gli esponenti dell’ambasciata francese seguono con sicurezza questa pista, Habib nutre dubbi sulle responsabilità di Aqim, il movimento jihadista che ha installato nella zona il suo quartier generale. Mentre i suoi più giovani collaboratori seguono le loro ipotesi, in un crescendo di avventure e di colpi di scena, Habib si lascia guidare da intuizioni e dettagli fino alla verità, come sempre ricca di sfaccettature.
Crimine a Timbuktu
“Omicidio a Timbuctù” è il terzo giallo di Moussa Konaté ad apparire su Medio Oriente e Dintorni dopo “La maledizione del dio del fiume” e “L’onore dei Keita” e probabilmente uno dei più interessanti a livello di sviluppo e di trama. A differenza delle altre volte, infatti, dove Habib e Sosso erano impegnati soprattutto in villaggi sperduti preda delle tradizioni locali, in questo caso abbiamo davanti a noi una società complessa fatta di diverse etnie e poteri che convivono sa secoli insieme.

Rispetto agli altri testi, non avremo davanti solo un’unica popolazione (anche se i tuareg la fanno certamente da padrone), ma una crocevia di popoli come i Songhai (qui nel libro chiamati Sonrhai), Bambara, Mandinka e persino francesi; quest’ultimi appaiono come elemento quasi accessorio, ma hanno la precisa funzione di mostrare quello che è il rapporto fra i maliani ed i loro colonizzatori, mostrando come quest’ultimi siano spesso incantanti dai piaceri che Timbuktu è in grado di offrire loro.
Alla scoperta delle meraviglie del Nord
Come in tutte le altre opere di Konaté, anche in questo caso abbiamo davanti a noi un romanzo che nasce più dalla volontà di far scoprire le meraviglie del proprio paese più che da una reale intenzione di creare un giallo esageratamente complesso e questo lo si può notare anche dalle tante bellezze che appaiono davanti agli occhi dei protagonisti.

Elementi come laghi straordinari, moschee o anche semplicemente la magia dei Sahara la fanno da padrone, portando il lettore a viaggiare tanto con la mente quanto con il cuore; la bellezza di Timbuktu e dei suoi dintorni è qui mostrata in tutta la sua complessità e meraviglia, trasformandolo in una vera e propria esperienza in uno dei luoghi più ammalianti di tutta l’Africa.
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