Storia del popolo Mandinka, dalle origini ai giorni nostri

Storia del popolo Mandinka: dalla gloria dell’Impero maliano alla diaspora e schiavitù dovute alla sua caduta

Alle origini dei Mandinka

Secondo i griot, leggendari custodi orali del sapere del West Africa, la storia dei Mandinka comincia ufficialmente con l’arrivo nella regione Manden da parte di Lawalo, figlio di Bilal ibn Rabah, compagno del Profeta (pbsl) nonché fondatore della dinastia Keita, la più celebre in assoluto fra i Mandinka, nonché fondatrice del glorioso Impero del Mali.

Anche se non è possibile confermare o smentire con certezza il sapere millenario dei griot, quel che è certo è che i Mandinka non sono originari dell’odierno Mali, ma vi arrivarono durante il dominio dell’Impero del Ghana, diventandone dapprima alcuni dei più fedeli amministratori e poi, con la sua successiva caduta, veri e propri signori di quelle terre.

L’impero maliano e l’espansione

Con la nascita dell’Impero maliano i vari potentati Mandinka si unirono insieme, dando vita ad un’incredibile espansione che li portò a diffondersi in tutta l’odierna Africa occidentale; al di là dell’Impero maliano, fra i più ricchi e potenti che la storia abbia mai conosciuto, va sottolineato come moltissimi Mandinka si diffusero nel territorio a prescindere dal fatto che quest’ultimo fosse o meno parte dei loro domini.

Tale comportamento è dovuto alle più disparate ragioni: alcuni cercarono nuove terre in cui espandere il proprio potere commerciale, altri volevano diffondere la conoscenza dell’Islam (molto importante presso questo popolo) verso nuovi orizzonti ed altri ancora erano semplicemente in conflitto con le autorità locali.

Ad ogni modo, la nascita dell’Impero segnò un momento di incredibile espansione in tutta l’Africa occidentale, permettendo al popolo Mandinka di emergere come uno dei ricchi ed influenti al mondo; purtroppo troppa ricchezza genera spesso troppi problemi.

Schiavitù e diaspora

Verso la fine del suo dominio, infatti, i vari signori Mandinka si ritrovarono spesso e volentieri coinvolti in diversi conflitti interni e ciò indusse molti di loro a fuggire in nuovi territori considerati più tranquilli come Costa d’Avorio, Liberia, Sierra Leone e persino Togo, luoghi abbastanza lontani dal nucleo originario dei Mandinka, collocato circa nel sud dell’odierno Mali.

A ciò si aggiunse la piaga della schiavitù, alimentata all’epoca soprattutto per ragioni economiche e che poi divenne una delle maggiori ferite in tutta la storia africana. In origine gli schiavi erano semplicemente dei prigionieri di guerra, ma la loro condizione non era minimamente affine a quella che subirono poi nelle Americhe, bensì a quella tipica del mondo arabo-turco-persiano; ovvero qualcosa di potenzialmente temporaneo e che talvolta permetteva anche di elevare la propria condizione sociale (come nel caso dei giannizzeri).

Il problema è che, trovandosi a corto di fondi, molti signori locali iniziarono a vendere i propri schiavi agli europei, alimentando un circolo vizioso e criminale che portò diversi stati africani ad iniziare dei conflitti solo per poter aver schiavi da vendere ai mercanti bianchi. Ciò fece sì che, pur contro la propria volontà, la diaspora Mandinka si diffuse anche negli States e, soprattutto, in Brasile, dove ancora oggi sono fra le comunità afrodiscendenti ad aver dato il maggior impatto culturale.

I Mandinka da ieri ad oggi

Dopo il crollo dell’Impero del Mali i Mandinka formarono comunque nuovi stati in cui il potere era nelle loro mani, ma nessuno a livello dei fasti del passato; tuttavia dobbiamo assolutamente citare: l’Impero Kaabu (1537-1867), che governò un territorio compreso fra Guinea-Bissau, Gambia e Senegal, il Regno di Niani (14° secolo-1888), posto fra gli odierni Gambia e Senegal, ed infine il Regno di Sine, venuto alla luce dall’unione dei Mandinka con i Serer e collocato sulle odierne coste senegalesi.

Ad oggi i Mandinka sono 11 milioni e popolano soprattutto: Gambia, Guinea e Mali, dove rappresentano il primo o il secondo gruppo etnico, ma sono presenti anche in: Senegal, Guinea-Bissau, Sierra Leone, Costa d’Avorio, Liberia e Burkina Faso.

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