Griot, i cantastorie dell’Africa occidentale

Storia e sviluppo dell’universo griot, dalle origini all’epoca contemporanea passando dall’Impero maliano con una parentesi hip hop

Alle origini dei griot

I griot sono un’antichissima classe, tipica dell’Africa occidentale, che da secoli si occupa di mantenere vive le tradizioni della propria regione e del proprio territorio. Anche se oggi i griot (conosciuti anche Djali) sono considerati come delle sorti di “cantastorie”, il loro ruolo all’interno del patrimonio culturale africano ha una funzione ancora più centrale, in quanto, prima dell’avvento ufficiale della scrittura, erano le vere e proprie fonti del sapere locale.

In un mondo dove in pochi erano in grado di leggere, l’apporto dei griot si rivelava determinante per accedere tanto al sapere comune (come la Storia o i miti fondanti del paese) quanto quelli esoterico e legale. La bravura di questi ashik africani stava proprio nell’unire spesso e volentieri le due cose, fornendo da un lato qualcosa alla portata di tutti e dall’altro, attraverso le stesse storie, fornirgli saperi che solo i più esperti erano in grado di comprendere.

Ad ogni modo, il primo momento in cui i griot entrarono davvero dalla porta principale della Storia fu con l’epopea di Sundjata, il semi-mitico fondatore dell’Impero del Mali.

L’Epopea di Sundjata e l’epoca d’oro

Il giovane principe dei Keita fu infatti il primo a comprendere appieno la potenzialità del racconto orale e, in un certo senso, del valore della propria immagine, tanto che nello stesso poema si cita espressamente chi fosse il suo griot, ovvero Balla Fasséké, colui che de facto fonderà la stirpe dei Kouyaté, da sempre legata al mondo griot ed in particolare a tale epopea.

L’impatto tale che ebbe tale storia nell’Africa occidentale portò ogni famiglia aristocratica a dotarsi di un suo specifico griot, cosa che ne notevolmente prestigio e potere, talvolta rendendolo superiore persino a chi rappresentava.

Da elemento politico a culturale

Al massimo del loro splendore i griot erano infatti così potenti da poter cambiare il giudizio della popolazione verso un sovrano con il solo uso dei propri versi e ciò fu visto da subito come una minaccia dai nuovi arrivati, l’Impero Songhai. Quest’ultimi, infatti, si impegnarono fin da subito a relegare i griot a figura meramente culturale, permettendogli comunque di esprimersi liberamente, ma eliminandole quasi del tutto l’aspetto politico in modo da essere liberi nei propri affari.

Tuttavia i griot rappresentano ancora oggi un elemento chiave all’interno delle società africane ed i loro discendenti custodiscono gelosamente i saperi dei propri antenati, al punto che, nel corso dei secoli, la loro realtà e diventata qualcosa di diverso e di specifico in tutta l’Africa, al punto che sono in molti a scegliere di sposarsi solo con altre persone interne a tale universo.

A livello musicale

A livello musicale i griot si contraddistinguono per l’uso di strumenti specifici come: il Kora, il Balafon, il Djembe o lo Xalam, spesso combinati insieme, e con delle parole in sottofondo raccontano di storie e leggende lontane.

Anche se oggi il panorama griot e strettamente collegato a quello meramente musicale, con artisti che si esibiscono in tutto il mondo, persiste ancora molto forte la voglia di raccontare la propria storia, provando a mantenere vive le antiche pratiche nonostante tutto. A livello di artisti, oltre ai più “tradizionalisti” come Toumani Diabaté o Kasse Mady Diabaté, va assolutamente citata Fatoumata Diawara.

Quest’ultima, pur non essendo collegata per discendenza al mondo griot, negli ultimi anni è stata de facto una figura trainante del movimento, grazie anche alle innumerevoli collaborazioni con gli artisti più tradizionali, imponendosi in un mondo perlopiù maschile con grazia e coraggio, meritandosi un posto a parte all’interno del genere anche per le tematiche portate (paradossalmente molto affini a quelle dei griot del passato).

Fra Gnawa ed hip-hop

Uno degli elementi più affascinanti del mondo griot è sicuramente l’impatto che ha avuto, in maniera diretta o meno, sul resto del mondo musicale; generi come lo Gnawa marocchino o l’hip hop americano si definiscono infatti fratelli o addirittura discendenti diretti di questo antico universo, con delle assonanze spesso e volentieri estremamente evidenti.

Se lo Gnawa nel corso del tempo ha preso strade diverse, caratterizzandosi soprattutto per tematiche religiose e spirituali, l’hip hop è spesso definito come la naturale evoluzione del mondo griot in esilio. Una curiosità: così come nel hip hop odierno, anche i griot facevano delle vere e proprie sfide musicali che, specie nel contesto dell’Impero maliano, potevano fare davvero le fortune o meno dei vari artisti, concetto abbastanza affine anche al mondo contemporaneo.

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