Storia dell’omosessualità nell’Impero ottomano, dalle origini fino alla nascita dell’odierna Repubblica turca
Premessa
Come ogni anno, anche nel 2025 Medio Oriente e Dintorni ha scelto di dedicare un breve articolo al mondo LGBTQ+, in questo caso a tema Turchia. Lo scorso novembre ho infatti avuto il piacere di leggere “Turchia Queer” di Deniz Nihan Aktan, edito dalla casa editrice AstArte, senza alcun dubbio il saggio più preciso e completo a riguardo, e mi sembrava uno spreco non ritirarlo fuori proprio in occasione del Pride e quindi eccoci qui con la “storia dell’omosessualità nell’Impero ottomano”.

Specifico ovviamente che l’articolo che state per leggere non è un “reboot”, ma piuttosto un’analisi sintetizzata di un breve articolo del libro (che vi invito a comprare) insieme ad alcune mie ricerche fatte per l’occasione. Spero che ciò che leggerete possa essere sia interessante per chi appartiene a questo mondo sia per chi, come il sottoscritto, non ne fa parte ma è sempre curioso di scoprire nuovi aspetti della storia spesso lasciati nel mistero; buona lettura.
Nel mondo islamico esisteva l’omosessualità?
Prima di iniziare con la storia dell’omosessualità nell’Impero ottomano, bisogna fare un passo indietro e farsi una domanda: esisteva davvero l’omosessualità nel “mondo islamico”? La questione pare scontata, ma è fondamentale perché prevede il passaggio di un concetto elaborato in Europa occidentale ad un contesto culturalmente variegato e diverso. Ovviamente tanto nel mondo turco quanto nel mondo arabo e persiano tali relazioni erano non solo presenti, ma in certi casi persino conclamate, solo che si tendevano ad utilizzare termini diversi, meno concettuali e più affini al mondo poetico.

Infatti, rispetto al mondo europeo, in cui l’omosessualità è stata vista a lungo come assoluto tabù nei territori del cosiddetto “mondo islamico” era una pratica spesso e volentieri celebrata tramite la poesia, tanto che sono innumerevoli i ghazal, masnavi o altri testi di quella natura in cui si celebra l’amato piuttosto che l’amata.
Sufismo ed omosessualità
Va però precisato che, come nel caso del vino, non è detto che tutti gli scritti vadano interpretati in modo letterale in quanto, se il vino era spesso una metafora dell’ebrezza mistica, l’amato poteva essere spesso e volentieri una metafora del maestro o di Allah stesso

Caso emblematico sotto questo punto di vista è quello di Rumi, che compose addirittura un divan per il suo amato Shams, ma tutt’oggi non si sa con esattezza se quest’ultimo sia stato un personaggio reale o una metafora usata dal grande poeta per descrivere il suo percorso verso “l’illuminazione”. Va comunque detto che è certo che in quel contesto tale pratica non fosse condannata come al giorno d’oggi e dunque è estremamente probabile che molti sufi avessero preferenze per il genere maschile piuttosto che per quello femminile.
L’omosessualità nell’Impero ottomano
L’Impero ottomano, diretto discendente politico e culturale di quei territori e di quella cultura, ovviamente non faceva eccezione e, secondo diversi documenti dell’epoca, non era raro che vi fossero delle storie d’amore fra diversi funzionari pubblici e che in generale tali relazioni fossero vissute alla luce del sole, magari incontrandosi in parchi, caffé o hammam.

Quest’ultimi in particolare sono considerati da molti il luogo per eccellenza di “socialità queer”, anche se, con l’affermarsi dell’esotismo e dell’orientalismo, tali luoghi sono spesso stati strumentalizzati nella letteratura europea, incantata dalla maggior libertà sessuale presente sotto la Sublime Porta.
e le donne?
Fino a questo punto abbiamo parlato solo di omosessualità maschile, ma quindi questo vuol dire che non c’erano rapporti lesbici nel mondo ottomano? Assolutamente no, quest’ultimi erano certamente presenti, ma le testimonianze a riguardo sono molte di meno; tuttavia ciò non è detto che si colleghi ad una “mancanza di lesbiche e bisessuali”, ma piuttosto al fatto che la letteratura era prevalentemente maschile.

Bisogna infatti pensare che il primo romanzo mai scritto da una donna fece la sua comparsa solo nel 1892 ed è dunque molto complicato trovare delle storie di rapporti lesbici non visti sotto la lente maschile; tuttavia è altrettanto probabile che la divisione dei sessi presenti nel cosiddetto “mondo islamico” facilitassero tali relazioni.
L’epoca delle Tanzimat ed il cambio di rotta
Tutto inizio a cambiare nel 19° secolo, uno dei periodi di maggior trasformazione in assoluto all’interno dell’Impero ottomano. Fu proprio in quell’epoca, infatti, la Sublime Porta iniziò ad attuare una serie di politiche e riforme che la porteranno a trasformarsi nella Repubblica di Turchia che conosciamo oggi; resosi conto della propria debolezza interna, il mondo ottomano decise adottare statuti ed europei tipici della realtà europea, trasformandolo anche sotto un profilo culturale.

Pur non arrivando ad emanare leggi dirette contro l’omosessualità, infatti, l’iconografia legata a quel mondo ed alla sessualità in generale cambiò notevolmente, imponendo l’eteronormatività europea e la concezione della famiglia nucleare, ridisegnando così anche la sfera privata in funzione delle nuove ambizioni dello stato.
Per scoprire l’evoluzione dell’omosessualità nella società turca ti consiglio di leggere “Turchia Queer” di Deniz Nihan Aktan, da cui ho tratto ispirazione per scrivere questo articolo.
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