La nuova moda pop palestinese, da un’immaginario rurale a grandi artisti come Saint Levant e Shadia Mansour
La nuova moda pop palestinese
Nelle ultime settimane vi ho parlato della storia del Tatriz, il ricamo palestinese, e della Kefiah, ma ora tocca al passo successivo: l’evoluzione della nuova moda pop palestinese. Nel corso degli anni questi abiti sono infatti passati dall’essere delle “semplici” tradizioni rurali a dei veri e propri elementi centrali della cultura pop mondiale, legandolo indissolubilmente chi li indossa alla causa palestinese ed agli ultimi in generale.
Ma quali sono state le tappe principali di questo percorso e perché oggi ha senso parlare di “moda pop palestinese”? Scopriamolo insieme
In origine c’era la Palestina
Fino all’arrivo dei primi coloni sionisti, la moda e l’abbigliamento palestinese era solitamente suddiviso in 3 macro-categorie: contesto (cittadino, rurale o nomade), regione e ceto sociale, con questi 3 fattori che, in base alle combinazioni, andavano a creare abiti unici, in grado di far comprendere già da una prima occhiata le varie sfumature di chi li indossava.

Con le prime lotte di resistenza questo cambia ed il costume palestinese, per quanto ancora diverso da regione a regione, tende sempre più ad uniformarsi; è questa l’epoca dove la Kefiah diventa simbolo dell’intera comunità palestinese e non solo di nomadi e realtà rurali, soppiantando il tarboush nelle grandi città.
Dalla Nakba in avanti
Durante la Nakba molte famiglie furono costrette a fuggire dalle proprie case ed uno dei pochi bene che riuscirono a portare con sé erano proprio gli abiti, cosa che ne aumenterà esponenzialmente il valore simbolico e spirituale; come già accennato prima, infatti, elementi come i Tatriz sono fortemente identificativi delle proprie origini e divennero di conseguenza un emblema e ricordo della propria terra.

Tale passaggio è imprescindibile per comprendere l’evoluzione del costume palestinese da oggetto a simbolo in quanto è proprio da tale presupposto che quest’ultimo acquisirà la dimensione globale che conosciamo oggi; personaggi come Yasser Arafat e Leila Khaled furono i primi esempi di politicizzazione dell’abbigliamento palestinese, rendendoli iconici quanto il basco di Che Guevara o il pakol di Ahmed Shah Massoud.
L’evoluzione pop
A partire fra la fine degli anni “90 ed i primi anni “00 il costume palestinese compie un’ultima e fondamentale trasformazione: l’evoluzione in cultura pop. I membri della diaspora palestinese iniziano infatti a rivendicare le proprie origini anche attraverso l’abbigliamento, portandolo in campi fino ad allora inesplorati. La prima apripista fu certamente Shadia Mansour, iconica regina del rap arabo, che nei suoi brani ha spesso indossato Tatriz e Kefiah, oltre a dedicare a quest’ultima uno dei suoi brani più celebri.
Inizialmente tale evoluzione è ancora fortemente legata a contesti popolari e legati al mondo dell’attivismo, ma con l’emergere e l’affermarsi di nuove figure come le sorelle Hadid, Saint Levant ed Elyanna la moda palestinese ha acquisito un vero e proprio status pop e globale. Quest’ultimi due, in particolare, sono riusciti a far compiere al costume palestinese l’ultimo salto di qualità, rendendolo una vera e propria icona globale in grado di coinvolgere nella causa palestinese anche elementi allora abbastanza lontani.
Per portare la Palestina con sé
Una caratteristica unica dell’abbigliamento palestinese è infatti quella di essere in grado di avvicinare chi lo indossa alle ingiustizie subite da questo popolo in quanto è impossibile indossare uno di questi capi senza ricordare le sofferenze di chi li ha creati. Oggi più che mai la lotta per la liberazione della Palestina sta diventando qualcosa in grado di toccare i cuori del mondo intero e non è raro vedere sempre più spesso vedere elementi come i motivi di Kefieh e Tatriz presenti tanto su abiti tradizionali, collane, spille o accessori.

Se state cercando anche voi qualcosa per ricordare con semplicità e bellezza la Palestina ed il suo popolo, non posso fare a meno di consigliarvi Foglie di Ulivo, realtà palestinese che ha reso possibile quest’articolo, specializzata proprio in Kefieh, Tatriz ed elementi a loro ricollegati.
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