Storia e simbolismo della Kefiah

Storia e simbolismo della Kefiah, uno dei copricapi più iconici al mondo e simbolo assoluto dell’identità palestinese

Origine della Kefiah

La Kefiah (conosciuta anche come kufiyyeh o ghutrah) è un copricapo dalla storia antica, legata soprattutto alla sfera beduina e contadina del mondo arabo; in origine serviva infatti a quest’ultimi a proteggersi dal sole, tant’è che nelle grandi città le era preferito il fez (conosciuto anche come tarboush), mentre è solo dal 20° secolo che la Kefiah ha assunto i connotati universali che conosciamo oggi.

In Palestina, nello specifico, con lo scoppio delle Rivolte arabe degli anni “30 i leader della resistenza ordinarono alle classi urbane di indossarla al posto del fez per simboleggiare l’unione e la coesione degli autoctoni contro i colonizzatori sionisti.

La Kefiah come simbolo politico

La popolarità della Kefiah nel mondo è sicuramente legata a due figure in particolare: Yasser Arafat e Leila Khaled, due personalità che ne fecero uno dei simboli più legati in assoluto alla lotta palestinese. Da quel momento in poi tale copricapo ha compiuto un vero e proprio salto di qualità, diventando prima uno dei capi di vestiario più identificativi del popolo palestinese e trasformandosi poi in metafora universale di resistenza.

A livello musicale è impossibile non citare Mohamed Assaf, che cantò “Ali El Kuffiyeh” proprio durante la sua vittoria ad Arab Idol, o Shadia Mansour con il suo “Al Kuffiyeh 3arabeyyeh”; sotto il profilo artistico i lavori più celebri sono invece quelli di Sliman Mansour e Banksy, l’artista britannico, nello specifico, è un grande sostenitore della causa palestinese, tanto da aver aperto un suo particolare hotel a Betlemme nelle cui camere sono presenti anche diverse opere che indossano la Kefiah.

Altre figure che hanno contribuito all’internazionalizzazione della Kefiah come simbolo di protesta e resistenza sono poi Nelson Mandela, Muhammad Ali, Fidel Castro, Lula e tanti altri grandi personaggi pubblici di ogni genere e di tutto il mondo che nel corso degli anni hanno mostrato sostegno al popolo palestinese contro il genocidio perpetrato loro dai sionisti.

La Kefiah a livello pratico

Ma, a livello pratico, cos’è e di cos’è fatta oggi la Kefiah palestinese? La Kefiah palestinese è di base un copricapo che può essere indossato in modo tradizionale sulla testa o come sciarpa a seconda delle circostanze. Al contrario del Tatriz, storicamente più legato al mondo femminile, la Kefiah nasce come protezione dal sole per contadini e beduini, vedendosi quindi più legata al mondo maschile; tuttavia, grazie all’immensa popolarità raggiunta, è ormai un capo assolutamente unisex. Il materiale più utilizzato è il cotone, anche se sono presenti dei modelli che uniscono lana e cotone in modo da dare un filo più adatto ai climi freddi.

Un’autentica Kefiah palestinese con frange intrecciate a mano, disponibile sul sito Fogli di Ulivo

A livello di simbolismo, è composta da 3 diversi motivi: il motivo delle foglie di ulivo rappresenta la perseveranza, la forza e la resilienza del popolo palestinese, quello a rete la sua connessione con la pesca ed il Mediterraneo e la striscia in mezzo le antiche rotte commerciali che attraversavano la Palestina. Come colorazioni, la più diffusa è quella bianconera, ma sono presenti anche quella biancorossa e quella biancoverde.

Ogni Kefiah ha un’anima

Ad oggi esiste un’unica fabbrica su tutto il territorio palestinese che continua a produrre e tramandare l’arte della Kefiah: la Hirbawi Textile Factory, aperta nel lontano 1961 da Yasser Hirbawi ad Al Khalil, conosciuta anche come Hebron; questo fa sì che tutte le autentiche kefieh palestinesi abbiano un’anima unica e strettamente intrecciata alla storia del proprio territorio, caratteristica ormai leggendaria se pensiamo al successo che ha nel mondo tale capo.

La Hirbawi Textile Factory produce solo 5000 kefieh al mese, dando a ciascuna una vera e propria anima

Uno dei migliori store in Italia e nel mondo dove poter acquistare la vostra Kefiah personale è sicuramente Foglie di Ulivo, realtà palestinese originaria di Nablus ed incentrata proprio su quest’ultima e sul Tatriz, il leggendario ricamo palestinese, che ha reso possibile quest’articolo.

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