“Il serpente di pietra” di Nouri Al Jarrah racconta una storia d’amore al tempo di Roma fra un siriaco ed una guerriera britanna
Il serpente di pietra
Ispirata dalla scoperta di un’antica lapide rinvenuta vicino al Vallo di Adriano in Britannia, un unico rigo che ha acceso l’immaginazione del poeta, Il serpente di pietra. L’elegia di Barate alla sua amata Regina intreccia i temi dell’amore, dell’esilio, della libertà e della memoria in un’opera che fonde elementi epici, storici e mitologici e riesce a scuotere il lettore contemporaneo.

È un messaggio in bottiglia gettato nel mare della storia quello che Al Jarrah riconsegna al mondo di oggi, un messaggio d’incontro tra Oriente e Occidente, di pace, di possibilità di convivenza. Con una lingua sublime la cui poesia esplode in ogni parola, l’autore celebra il trionfo dell’amore, il sentimento umano più alto, che trascende i confini, le differenze etniche e le distanze per sopravvivere al tempo e allo spazio e si conferma come una delle voci più profonde e originali della letteratura araba contemporanea.
Elegia di un amore immaginato e senza tempo
“Il serpente di pietra” di Nouri Al Jarrah è un’opera davvero unica per stile e idea iniziale: ridar voce ad una storia tanto affascinante quanto perlopiù sconosciuta, in grado di unire due mondi all’apparenza fin troppo distanti. La lapide di Barate è infatti un documento storico tanto dimenticabile quanto di straordinaria importanza; è allo stesso tempo una “semplice testimonianza di vita comune” ed una traccia della presenza siriaca in Britannia.

La straordinaria abilità di Al Jarrah è quella di prendere quella piccola testimonianza allargarla e darle vita, dando al lettore così tante sfumature e dettagli che sembra davvero reale; la sua incredibile poesia lo rende poi una delizia alla lettura, un piccolo gioiello in grado di brillare su ogni corona.
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