Djellaba, Galabeya e Thawb: quali sono le differenze?

Scopriamo da vicino le differenze fra la djellaba marocchina, la galabeya egiziana ed il thawb del Golfo, 3 abiti divenuti simboli inconfondibili di queste zone e paesi

In tutto il mondo arabo è diffuso un abito che ormai è diventato il simbolo per antonomasia di questa cultura, venendo chiamata djellaba, galabeya, thawb, dishdasha o altri ancora in base al contesto ed il dialetto in cui ci si trova; ma quali sono le varie differenze? Scopriamolo insieme, concentrandoci sulla djellaba marocchina, la galabeya egiziana ed il thawb utilizzato nei paesi del Golfo.

La djellaba marocchina

Legata tanto al mondo arabo quanto a quello amazigh, la djellaba è considerata uno dei maggiori patrimoni dell’abbigliamento marocchino insieme al caftano, tanto da diventare un vero e proprio simbolo dell’identità nazionale di questo paese. Originariamente diffusa soprattutto fra i pastori delle montagne e fra i ricchi signori delle città, la djellaba riflette ancora oggi elementi unici che ne richiamano la storia.

djellaba marocchina
Il re Mohammed V vestito con una djellaba mentre dall’aereo nell’anno della proclamazione dell’indipendenza marocchina

La caratteristica più vistosa, il qob, l’iconico cappuccio, nasce infatti come difesa dei pastori dal clima variabile delle montagne marocchine, in modo da ripararsi tanto dal caldo e dal vento quanto dalla neve e dal freddo; non a caso i tessuti sono tradizionalmente in cotone per l’estate ed in lana per l’inverno. Nato originariamente come vestito prevalentemente maschile, nel corso degli anni è diventato assolutamente unisex, rappresentando sotto diversi aspetti anche una vera e propria conquista per le donne marocchine.

djellaba marocchina
Le djellabe marocchine di Kaomi atelier, un esempio di come la grande tradizione sartoriale marocchina sia ancora capace di stupire

Altra caratteristica iconica sono i colori, fra i più belli e variabili di tutte le tipologie di questo indumento; come per quanto riguarda i tatuaggi, in certe comunità rurali quest’ultimi hanno anche un significato specifico in grado di raccontare la condizione o lo status di chi li indossa. Uno degli abbinamenti più tipici ed iconici del Marocco è quello con babucce e fez, usato spesso e volentieri anche dalla famiglia reale.

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La galabeya egiziana

Come nel caso della djellaba marocchina, anche la galabeya egiziana presenta elementi che la ricollegano strettamente al contesto egiziano (su cui ci concentreremo in quest’articolo) ed in generale della Valle del Nilo. La galabeya è infatti diffusa soprattutto nelle comunità rurali, luoghi legati più all’agricoltura che alla pastorizia e che, proprio per questo, necessitano di caratteristiche differenti.

galabeya egiziana

La galabeya tende infatti ad avere un taglio più ampio di djellaba e thawb, con maniche più lunghe e larghe che tendono ad allargarsi ulteriormente nei contesti contadini; inoltre è spesso abbinata con turbanti e (specialmente nei mesi più freddi) con sciarpe. In estate è prevalentemente bianca ed in cotone, mentre i motivi invernali ed i colori invernali tendono ad essere più vari e ricchi di fantasia, oltre ad essere soprattutto in lana o flanella.

galabeya egiziana

Tuttavia, a livello di colorazione, le galabiye maschili tendono ad avere un unico colore e solitamente molto sobrio (anche se sono diffuse le varianti a righe), mentre quelle femminili sono solitamente più varie e vivaci o semplicemente nere.

Il thawb del Golfo o dishdasha

Il thawb, conosciuto anche come kandoura e dishdasha, è sicuramente quello che al proprio interno presenta il maggior numero di varietà, non essendo tanto caratteristico di un paese nello specifico ma di essenzialmente tutto il Levante ed i Paesi del Golfo; in futuro ci concentreremo nel dettaglio su quelli levantini, ma in questo articolo ci concentreremo solo sulla variante utilizzata nei paesi del Golfo.

thawb emiratino
Thawb emiratino, riconoscibile dalla mancanza del colletto

Legata soprattutto a contesti formali, il thawb del Golfo si contraddistingue per una forma molto elegante e decisamente più stretta rispetto alla galabeya ed a molte djellabe, inoltre, in diversi paesi, come il Qatar, è tradizione irrigidire colletto e maniche per dargli una forma più raffinata e formale; va specificato che i thawb omaniti ed emiratini tendono a non aver alcun tipo di colletto, preferendo anche delle chiusure ad alamari.

thawb qatariota
Thawb qatariota

Nei mesi estivi i thawb maschili tendono ad essere bianchi ed in poliestere, mentre, soprattutto in inverno nei centri rurali e di montagna, si predilige la lana e dei motivi e colori più vari; come nel caso egiziano, i thawb femminili tendono ad essere o neri o dalle colorazioni più vivaci, mantenendo comunque un tono formale e di sobrietà. Spesso e volentieri al thawb è abbinata una kefiah o ghutrah, tenuta ferma da un agal, la “doppia corda” generalmente nera e composta da lana di capra.

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