La storia di Ayuba Suleiman Diallo, un nobile africano che venne fatto schiavo e venne poi liberato e favorito da Allah per la sua fede
Ayuba Suleiman Diallo, da principe a schiavo
Ayuba Suleiman Diallo nacque nel 1701 a Bondu, uno stato Fulani dell’epoca situato nell’odierno Senegal, da una famiglia di altissimo lignaggio; suo nonno fu infatti uno dei fondatori di Bondu, mentre suo padre era uno dei massimi leader politici e religiosi del paese. Ciò permise ad Ayuba di avere una profonda istruzione religiosa, al punto da conoscere profondamente tanto l’arabo quanto il Corano, cosa che si rivelerà fondamentale per superare le future disavventure, che cominciarono nel 1730.

Quell’anno si recò sulla costa per scambiare degli oggetti con la Royal African Company insieme al suo traduttore, venendo però catturato e fatto schiavo da dei banditi della zona, i quali, travestirono lui ed il suo compare da prigionieri di guerra* per poi venderli alla stessa Royal African Company. In realtà Ayuba riuscì a convincere il capitano dei suoi nobili natali, ma, quando inviarono un messaggero alla famiglia Diallo, quest’ultimo non fece ritorno, decretando così la sorte di Ayuba, che venne mandato come schiavo ad Annapolis, la capitale del Maryland.
*(nell’odierno Senegal la schiavitù era legale solo nel caso di prigionieri di guerra)
Da schiavo a uomo libero
Qui venne venduto a Mr Tolsey, un proprietario terriero di Kent Island, che lo impiego prima nei campi di tabacco e poi nella cura del bestiame. Nonostante la lontananza dal proprio luogo d’origine, Ayuba non perse in alcun modo la propria fede, recandosi a pregare 5 volte al giorno di nascosto nei vicini boschi; qui durante una preghiera venne umiliato da un bambino locale, cosa che lo portò alla decisione di scappare nel 1731. Una volta catturato venne portato al tribunale della contea di Kent dove, contro ogni aspettativa, il suo destino prese una piega decisamente positiva.

Venne infatti trovato un traduttore e Ayuba fu in grado di raccontare la sua storia e le sue esigenze, risultando tanto convincente da far creare al suo proprietario un’area apposita dove pregare in pace. Thomas Bluett, prete anglicano e giudice, rimase particolarmente colpito dalla sua profonda conoscenza dell’arabo, dal suo rifiuto al bere alcolici e dal suo portamento, spingendo Mr Tolsey a permettere al nobile africano di scrivere una lettera in arabo da inviare ai suoi cari.
Quando quest’ultima raggiunse gli uffici di James Oglethorpe, allora direttore della Royal African Company, quest’ultimo decise di liberarlo e di invitarlo a Londra nei propri uffici in modo da risolvere ogni tipo di malinteso.
In Inghilterra
Nel 1733 si recò a Londra con Thomas Bluett e qui poté finalmente ottenere il suo certificato di libertà, mettendo fine alle sue disavventure ed incominciando una vita nuova e di successo. Grazie alla sua incredibile conoscenza dell’arabo, venne infatti presentato a Sir Hans Sloane, allora presidente della Royal Society ed uno dei fondatori del British Museum, che gli affidò l’organizzazione e la traduzione dei suoi manoscritti arabi.

Pur entrando a far parte dei più importanti circoli dell’aristocrazia britannica, Ayuba non perse in alcun modo la sua fede e la sua identità, continuando a pregare 5 volte al giorno ed arrivando a trascrivere più e più volte il sacro Corano in arabo e inglese, riuscendo per giunta a comprendere profondamente il cristianesimo e spiegando nel dettaglio perché non potesse essere la propria religione. Fra l’altro proprio in tale periodo venne ritratto da William Hoare, uno dei ritrattisti più importanti di tutta la storia inglese.
Nel 1734 fece finalmente ritorno alla propria terra natia, riprendendo la vita che aveva lasciato (inclusa la vendita di schiavi) e mantenendo ottimi rapporti con la nobiltà inglese, tanto da far tornare in patria persino il traduttore con cui aveva cominciato la sua avventura. Nel 1773 si spense con un sorriso sulle labbra e baciato da un raggio di sole.
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