Mdou Moctar, il Jimi Hendrix del Sahara

La storia e lo stile di Mdou Moctar, uno dei massimi esponenti del desert blues, il cosiddetto “rock tuareg”

Biografia di Mdou Moctar

Mahamadou Souleymane, in arte Mdou Moctar, nacque il 16 agosto 1986 a Tchintabaraden, spostandosi però subito ad Arlit, nella regione di Agadez, entrambe in Niger. Di famiglia tuareg, rimase subito affascinato dalla maestria di Abdallah Oumbadougou, uno dei fondatori, insieme ai Tinariwen del cosiddetto “desert blues” (in tuareg “Tishoumaren” o “Assouf”), arrivando a costruirsi da solo la prima chitarra elettrica disubbidendo persino ai propri genitori. Cominciò suonando a matrimoni locali, andando ad incidere il primo album, Anar, nel 2008, ottenendo subito un discreto successo all’interno del panorama tuareg e nigerino.

Il trailer di Akounak Tedalat Taha Tazoughai

La cosa particolare è che, vista la difficoltà di usare internet, le sue canzoni iniziarono a girare in tutto il deserto attraverso lo scambio di file via Bluetooth, giungendo infine alle orecchie di Chris Kirkley, fondatore dell’etichetta Sahel Sound e da sempre in prima fila per quanto riguarda la promozione della musica tuareg nel mondo. Quest’ultimo ne rimase tanto colpito da diventare subito suo manager e renderlo poi protagonista del suo “Akounak Tedalat Taha Tazoughai”, un film del 2015, omaggio al drama-rock Purple Rain di Prince, in cui lo stesso Mdou Moctar racconta la propria storia.

Nel 2019 uscì Ilana, suo primo album interamente registrato in studio e con la band attuale, che lo porterà ad ergersi come una delle maggiori stelle del desert blues al livello dei Tinariwen e di Bombino; nel 2021 uscì Afrique Victime, primo album registrato con la Matador Records ed infine, proprio nel 2024, è stato rilasciato Funeral for Justice, sua ultima grande opera.

Lo stile di Mdou Moctar

Rispetto a band come i Tinariwen e gli Imarhan, lo stile di Mdou Moctar da un rock molto più accentuato e vivace, con la chitarra che è spesso e volentieri libera di esibirsi in assoli che ne dimostrano l’incredibile abilità, tanto che da alcuni è ancora oggi soprannominato il “Jimi Hendrix del deserto”. Pur avendo una vena più vivace, tuttavia, non sfociano mai in un “rock totale” come quello dei Kel Assouf, mantenendo sempre appieno l’originale sfondo blues.

La caratteristica che salta però più all’occhio, oltre all’incredibile maestria tecnica e musicale, è il grande impegno politico in ogni suo album, cosa che diventa ancora più evidente grazie alle traduzioni dei suoi brani presenti su Youtube. Mdou Moctar attacca infatti spesso sia paesi dal passato coloniale come la Francia sia i politici locali, accusati di essere al soldo delle potenze europee e di voler reprimere la cultura tuareg.

Se volete conoscere dal vivo Mdou Moctar, non perdetevi la sua unica data italiana il 22 agosto al Circolo Magnolia.

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