5 libri per l’estate 2024

5 libri da leggere nell’estate 2024 fra Egitto, Palestina, Kenya, Algeria e fantascienza con 3 menzioni d’onore su Palestina ed Italia

5 libri per l’estate 2024

“Il racconto di un muro” di Nasser Abu Srour (Palestina)

Nasser Abu Srour, detenuto in una prigione israeliana dal 1993 e condannato all’ergastolo, con questa ode alla libertà ci fa sentire, alta e forte, la voce di una Palestina destinata a “fare a pezzi l’immagine stereotipata che ci vede come un Oriente barbaro, bisognoso di una guida che metta un freno alla sua brutalità e alla sua atavica arretratezza”. E chiamando a raccolta Mahmud Darwish e i poeti preislamici, ma anche Søren Kierkegaard, Karl Marx, Sigmund Freud e un pizzico di Italia, ci consegna la storia dell’amore per una donna, un amore più potente delle sbarre, delle catene e delle quattro mura di una prigione, perché “quando ami, sei il tuo tempo e sei il tuo spazio, niente ti delimita, niente ti si oppone, prima di te non c’è nulla e non c’è nulla dopo di te”.

Il racconto di un muro

Un libro di rara bellezza uscito da qualche mese e che vi aiuterà a scoprire ancora più da vicino e nel dettaglio il dramma palestinese e, in generale, quello di chi è condannato all’ergastolo. Una punto di vista raro in un dramma in cui la repressione si unisce ad un amore purissimo che non può spiccare il volo a causa, un’autobiografia davvero straordinaria per potenza e poeticità.

“Shubbek Lubbek” di Deena Mohamed (Egitto)

Shubbek Lubbek – ogni tuo desiderio è un ordine – è la formula con cui si presenta il genio per esaudire le volontà di chi lo evoca. Nel Cairo immaginato da Deena Mohamed i desideri non si nascondono nelle lampade, ma si acquistano in bottiglia. Quelli di prima classe sono costosissimi, ma quelli di terza, alla portata di tutti, sono molto pericolosi. Per usarli, poi, devi avere il coraggio di sfidare corruzione, burocrazia e i dilemmi etici inevitabili quando si devia il corso naturale delle cose.

Shubbek Lubbek

Una delle più belle graphic novel che abbia mai letto per poeticità, profondità e storia. Un gioiello meraviglioso che vi porterà a volare con la fantasia ripensando al vostro presente, qualcosa di davvero unico e raro perfetto in ogni stagione, ma soprattutto d’estate per via del maggior tempo libero che ci è concesso.

“Arabilioso”, Antologia di futurismo arabo (Bahrain, Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Palestina e Siria)

La fantascienza araba è in gran parte sconosciuta a livello internazionale, per questo motivo Arabilioso si propone di farvi scoprire nove storie che appartengono a cinque autrici e quattro autori provenienti da Bahrain, Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Palestina e Siria. Tra i temi ricorrenti delle storie ci sono gli effetti delle nuove tecnologie sulla società araba, profondamente radicata nella vita comunitaria e lontana dall’individualismo occidentale, come pure l’ansia per le devastazioni prodotte dall’emergenza climatica oppure la nostalgia per un passato che, seppure difficile e travagliato, è ancora in grado di assicurare radici culturali e identità ai personaggi.

Arabilioso

Un’antologia di 9 racconti in grado di darvi un assaggio abbastanza completo della fantascienza nel mondo arabo, dandovi la possibilità di fare una sorta jukebox fra i vari paesi con le loro sfumature e le loro differenze. Se siete alla ricerca di stimoli alla fantasia, amate la fantascienza ed il mondo arabo, potrebbe essere una lettura che ricorderete a lungo.

“La casa grande” di Mohammed Dib (Algeria)

Algeria, fine degli anni trenta. Il paese è ancora occupato dai francesi e guarda a Hitler come a un possibile salvatore. È un’Algeria di miseria, dove tutto ruota attorno alla ricerca di un cibo introvabile. Qui, a Tlemcen, nella casa grande, Dar-Sbitar (in arabo, l’ospedale), i poveri inquilini vivono in una condizione di estrema indigenza e sono preda di rabbia e paura. E qui incontriamo un bambino, Ornar, con la sua famiglia: ha dieci anni, è cresciuto nella consapevolezza dell’infelicità e, educato alla rassegnazione, non conosce autocommiserazione; conosce però anche lui, come tutti, una fame implacabile. Diversamente dagli altri tuttavia si domanda il perché di questa miserabile esistenza, come fa anche Hamid Saraj, l’agitatore, il solo che legge libri in quel luogo, quello che un giorno la polizia viene a cercare per arrestarlo.

La casa grande

Il primo capitolo di una delle trilogie più importanti della storia algerina, un libro in grado di farci comprendere al meglio la situazione vissuta da quest’ultimi prima della Guerra d’Indipendenza e portarci ad osservare la storia dal punto di vista del colonizzato. Se potete e se siete curiosi di scoprirlo meglio, vi consiglio di completare la trilogia con “L’incendio” ed “Il telaio”.

“Un matrimonio benedetto” di Ngugi wa Thiong’o (Kenya)

“Un matrimonio benedetto” è una raccolta di 13 racconti magnificamente scritti da Ngugi wa Thiong’o, uno dei più grandi teorici e pensatori in assoluto riguardo alla decolonizzazione delle menti. Pubblicato nel 1976 con il nome di “Secret Lives, and Other Stories“, questo libro sceglie di focalizzare la propria narrazione su tutti gli strati della società che, per un motivo o per un altro, sono spesso tralasciati o dati per scontato, andando a scavare sotto la patina del nuovo Kenya e portandone alla luce aspetti e/o situazioni spesso dimenticati.

Un matrimonio benedetto

Parlando di decolonizzazione, era impossibile non citare questa raccolta di racconti di Ngugi wa Thiong’o, qualcosa in grado di farci scoprire le difficoltà che ogni paese, ed in particolar modo il Kenya, ha dovuto affrontare una volta liberatosi dal potere politico britannico. Molto interessante anche la grande varietà che permette di farsi un’idea particolarmente articolata del paese.

Menzioni d’onore

“Case di sale” di Hala Alyan (Palestina)

Alla vigilia del matrimonio della figlia, Salma legge il destino della ragazza nei fondi di una tazza di caffè. Vede per Alia e per i suoi figli un futuro instabile, segnato dalla perdita della casa e dall’incertezza. Pur scegliendo di tenere per sé la predizione, questa si avvererà quando la famiglia verrà sconvolta dallo scoppio della guerra dei sei giorni nel 1967. Mezzo secolo di Storia provocherà lo sradicamento e la dispersione dei membri della famiglia Yacoub, tra Palestina, Kuwait, Giordania, Libano, fino all’Europa e gli Stati Uniti. Seguendo le storie di quattro generazioni, questo romanzo lirico ed emotivamente travolgente ci interroga su che cosa si possa considerare casa: ciò che per tradizione ci è stato tramandato o quello che costruiamo nel nostro presente?

Case di Sale

Un libro paradossalmente più adatto all’estate di “Il racconto del muro”, ma che finisce fra le menzioni d’onore solo in virtù dell’eccezionalità dell’opera di Abu Srour. “Case di sale” vi farà scoprire cosa voglia dire essere palestinesi della diaspora, senza però puntare al farsi compatire ma al farsi comprendere, dando vita ad un’epopea familiare diversa dalla maggior parte di quelle che ho letto (specialmente fra quelle palestinesi).

“Non scusarti per quello che hai fatto” di Mahmoud Darwish (Palestina)

L’opera di Mahmud Darwish è caratterizzata dalla transizione dalla fase rivoluzionaria e patriottica degli esordi (la “poesia della resistenza”) alla rielaborazione del dramma palestinese. È un passaggio graduale, che ha allontanato Darwish dall’immagine del poeta militante e gli ha spesso attirato critiche da parte dei lettori, infine persuasi che anche un “poeta nazionale” debba essere soprattutto un poeta. Nell’ultima produzione di Darwish la scrittura è incentrata sulla complessità dell’esistenza, sul dialogo tra il sé e l’altro e sull’osservazione dell’umanità attraverso la descrizione di luoghi storici, mitici e del quotidiano. A questa fase appartiene la raccolta “Non scusarti per quello che hai fatto”, pubblicata nel 2004, pochi anni prima della morte del poeta. Opera densa di di meditazioni sulla vita e sulla fine, sui temi, da sempre centrali nella scrittura di Darwish, della memoria e dell’esilio, del tempo e dell’assenza, della perdita e dell’identità, dell’appartenenza e della nostalgia.

Non scusarti per quello che hai fatto

Il miglior libro di poesie letto in questo 2024, ancora più interessante ed attuale in virtù del fatto che Darwish è notoriamente uno dei poeti di maggior spicco di tutta la letteratura araba e palestinese. Se amate la grande poesia o volete semplicemente approcciarvi a questo mondo, “Non scusarti per quello che hai fatto” può essere un ottimo inizio.

“Manifesto dell’Islam Italiano” di Francesca Bocca-Aldaqre (Italia)

La presenza dei musulmani in Italia è un argomento al centro del dibattito politico. Nonostante sia un tema ampiamente discusso nel mondo culturale europeo, non è stato ancora affrontato con strumenti efficaci. Manifesto dell’Islam italiano parla con un linguaggio accessibile al pubblico occidentale, esponendolo al vissuto della comunità islamica e alle sue rivendicazioni identitarie. In un caleidoscopio di classico e contemporaneo, attraverso elementi storici, filosofici e sociologici ancora assenti nel dibattito e mai pubblicati in italiano, affronta tutti i principali “argomenti caldi”: dal velo all’integrazione, dal terrorismo ai diritti delle minoranze.

Manifesto dell'Islam Italiano

L’unico saggio della lista, ma allo stesso tempo uno dei libri che più di tutti puntano a cambiare il futuro. “Manifesto dell’Islam testimonia la grandezza di Francesca Bocca-Aldaqre e la sua volontà di dar davvero vita ad un qualcosa che vive da decenni (se non da secoli) ma che non è ancora stato in grado di trovare una sua dimensione e forma. Se volete osservare la comunità islamica italiana, le sue sfide, problemi e quello che potrebbe essere il futuro dagli occhi di chi li vive, questo è il libro perfetto per voi.

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