“Quattro figlie” di Kaouther Ben Hania

“Quattro figlie” è un docufilm in cui viene narrata la vera storia delle quattro sorelle Chikhaoui e di come due di queste abbiano scelto di unirsi nel 2016 all’ISIS.

Quattro figlie

Un viaggio intimo e profondo pieno di speranza e sorpresa, un’opera emozionante e catartica, tragica ma anche inaspettatamente divertente, che metterà in discussione il fondamento stesso delle nostre società, candidata all’Oscar 2024 per il Miglior documentario.

È una vita che oscilla tra luci e ombre, quella di Olfa, donna tunisina e madre di quattro figlie, un’esistenza spesso ribelle, ma inesorabilmente schiacciata dal peso della tradizione e della società. Un giorno, le sue due figlie maggiori spariscono. Per riempire quell’incomprensibile vuoto, la regista Kaouther Ben Hania invita due attrici professioniste a prendere il loro posto al fianco della donna e delle due figlie minori, per ripercorrere e mettere in scena – tra realtà e finzione – la storia della famiglia.

La parola alle protagoniste

“Quattro figlie” è un docufilm in cui, attraverso tanto il racconto delle dirette interessate quanto un vero e proprio copione, viene narrata la vera storia delle quattro sorelle Chikhaoui e di come due di queste abbiano scelto di unirsi nel 2016 all’ISIS. Qualcosa di davvero unico ed a tratti terrificante ma che, proprio per questa singolare scelta registica, viene osservato nel dettaglio, permettendo allo spettatore di provare a capire cosa abbia portato delle ragazze tanto giovani ad una scelta tanto estrema.

Quattro figlie
Eya e Tayssir Chikhaoui (a sinistra) insieme alle attrici che interpretano Ghofrane e Rahma

Il film parte infatti da lontano, andando ad esplorare le origini di Olfa e dei Chikahoui e dando a quest’ultime carta bianca per raccontare la propria versione dei fatti e vederla rappresentata davanti a loro, cosa che, come dice la stessa Eya Chikhaoui, inevitabilmente riapre dei vecchie traumi e ferite troppo grosse per essere riassorbite.

Un’infanzia pesante

Tale famiglia infatti aveva un lungo storico di infelicità dovuto sia alla condizione economica sia a grossi problemi interni come delle scelte sbagliate da un punto di vista sentimentale o l’eccessiva violenza ed autorità impiegata da Olfa. C’è una scena in particolare che secondo me segna l’ineluttabilità del destino delle due sorelle ed è quando la madre, tornata in Tunisia dopo mesi di lavoro in Libia, vede che sua figlia Ghofrane si è tinta i capelli e si è curata un po’ di più, arrivando a picchiarla a sangue nel cortile del proprio condominio.

Quattro figlie
Tayssir, Olfa ed Eya

La ragazza all’epoca era adolescente e stava coltivando solo l’idea di darsi un tono e differenziarsi dagli altri, senza per questo aver necessariamente adottato una scelta definitiva, tanto che poi, costretta ad allontanarsi dal mondo “punkeggiante”, andrà a rifugiarsi nell’unico tollerato anche dalla stessa Olfa, ovvero quello religioso. Per comprendere appieno il perché abbia scelto proprio quest’ultimo però, è stato molto prezioso l’intervento post-proiezione di Sara Bohkali, del collettivo Darna (organizzatori della serata al loro primo e storico appuntamento), che ha raccontato di come sotto Ben Ali fossero proibite le esibizioni pubbliche di fede, cosa che ovviamente ha trasformato la stessa religione in qualcosa di paradossalmente “trasgressivo”.

Un punto di vista diverso

In generale ho trovato “Quattro figlie” un film davvero interessante ed in grado di dare un punto di vista più intimo, personale e femminile riguardo ad un fenomeno di cui troppo spesso parlano persone che hanno il privilegio di non vederne gli effetti sulla propria pelle. La storia di Olfa e delle sue figlie non è un racconto sulla fede, ma su un fallimento familiare, qualcosa che personalmente ho riscontrato anche ne “Il grande salto” di Mahi Binebine (da cui fu poi tratto il famoso film marocchino “Les chevaux de dieu”) o ne “Palazzo Yacoubian” di ‘Ala al Aswani.

Quattro figlie

Ovviamente le due storie sono molto diverse fra di loro, ma entrambe, più che della religione, parlano di famiglie con tanti problemi, in cui l’elemento tanto per riscattarsi quanto per “trovare la propria strada” diventa la radicalizzazione religiosa, causando molto dolore a sé stessi ed ai propri familiari. Consigliatissimo per chiunque voglia provare a capire davvero le origini tale fenomeno emancipandosi dal razzismo, stereotipi o luoghi comuni ad esso associati.

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