Magic Garden, gli Altın Gün ed Omar Souleyman al Magnolia

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Magic Garden è un evento incredibile del Circolo Magnolia in cui ho avuto l’opportunità di ascoltare dal vivo gli Altın Gün e l’incredibile Omar Souleyman

A Magic Garden for a magic moment

Il 14 giugno si è tenuto al Circolo Magnolia di Milano il Magic Garden, un evento unico nel suo genere in grado di portare sul palco artisti dello spessore di Folamour, Jayda G, Dj Seinfeld, Mall Grab e tanti altri fra cui, naturalmente, gli Altın Gün ed Omar Souleyman, il vero motivo che mi ha spinto in uno dei circoli più belli (e per me più lontani) di Milano. Per chi non conoscesse la band turco-olandese e dell’iconico artista siriano, vi invito a fare un salto sui due articoli scritti per l’occasione, nei quali potrete scoprire nel dettaglio la storia di chi ha reso quella serata leggendaria.

eventi di giugno a Milano

Ecco, proprio a tal proposito, ci tengo a dire che, se di Omar Souleyman ero già suo fan da anni e conoscevo bene o male la sua storia, degli Altın Gün avevo solo vagamente sentito parlare, scoprendo per puro caso di esser capitato in uno dei momenti epocali della loro storia. Già nel viaggio in macchina per arrivare, il mio amico Francesco, ben più esperto della band, mi aveva infatti avvisato che Merve Daşdemir, storica voce della band aveva deciso di abbandonare il gruppo, portando Erdinç Ecevit Yıldız a prenderne il posto nel reparto vocale. Agli Altın Gün veri e propri, ma era importante dirlo perché, essendo quella la prima occasione in cui li ho sentiti, mi sono abituato prima a concepirli con una voce maschile rispetto ad una femminile.

Dopo un breve rinfresco condito dall’esibizione di una coppia di dj (credo londinesi ma onestamente ricordo solo che erano bravi), possiamo finalmente incominciare a muoverci.

La scoperta degli Altın Gün

Come dicevo poco prima, non sapevo davvero cosa aspettarmi da questa band; per carità, sapevo più o meno che facevano del rock psichedelico turco (genere molto particolare e rilevante per la storia musicale turca), ma a parte quello ero davvero all’oscuro di tutto. La serata incomincia alle 21 con un’intensità media, andandosi a riscaldare sempre di più con il passare dei minuti, grazie anche al finire del giorno che lascia spazio alle luci del palco, rendendo l’atmosfera magica.

Man mano che si va avanti l’elemento anatolico e psichedelico si fa sempre più strada nelle orecchie, negli occhi e nella mente, permettendogli di immergersi in atmosfere che, oltre alla bella Istanbul, riportano anche al mondo rurale e sciamanico dell’Anatolia. Un brano (a mio gusto) un po’ troppo dolce e calmo fa rallentare brevemente il percorso, ma quando quest’ultimo riparte è un’immersione sempre più profonda in quel mondo, dando vita ad un finale che, specialmente per quello che erano stato l’inizio “all’acqua di rose” appariva quasi inaspettato e dai tratti quasi più mistici che psichedelici.

Dopo una breve pausa in cui scopro di aver fatto più passi in un’ora e mezza di concerto che negli ultimi 3 giorni, siamo pronti a ripartire con l’uomo in grado di prendere possesso del tuo corpo con la sola musica: Omar Souleyman.

Non ho mai ballato tanto quanto quella sera con Omar Souleyman

Sinceramente non ho idea di cosa dovrei dire per parlare di questo artista immenso, l’unica cosa certa è che non ho mai ballato tanto quella sera con Omar Souleyman. Dal primo all’ultimo istante il mio corpo si è mosso senza soluzione di continuità, rallentando solo quando il mio desiderio di portarvi un contenuto su Medio Oriente e Dintorni ha preso il controllo impedendomi di muovermi nella massima completezza.

La magia di Omar Souleyman è però talmente incredibile che dal palco è in grado di spostarsi in mezzo alla platea, in grado di portare il pubblico intero a danzare la dabke insieme a persone incontrare per puro caso un attimo prima, senza poi contare che in quei momenti scopri che il corpo umano, ed il tuo in particolare, è in grado di compiere movimenti e posizioni che mai avresti immaginato.

C’è solo un problema con le cose troppo belle: finiscono sempre troppo presto. Dopo circa 1 ora e mezza con il sultano della dabke la testa e le orecchie erano in una dimensione tutta loro, mentre le mie gambe, ancorate da sempre a questo mondo, avevano già deciso che avrebbero scioperato per i prossimi 2 giorni, ma le capisco: il contapassi segnava circa 30km percorsi in una notte. Se Omar Souleyman “in differita” è magico, dal vivo assume dei connotati trascendentali; a Magic Garden for a Magic Night.

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