Storia di Casablanca, la capitale economica del Marocco

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La storia di Casablanca, la città più popolosa di tutto il Marocco ed uno dei centri di tutta l’economia africana

Anfa, alle origini di Casablanca

Come per Esssaouira, anche la città di Casablanca ha origini antichissime ed un passato dal nome completamente diverso. I primissimi insediamenti risalgono infatti al 10° secolo a.C. e vennero costruiti da alcuni popolazioni amazigh locali, venendo poi sfruttati come porto dai Fenici e dai Romani. Quest’ultimi, nello specifico, diedero vita al centro abitato più antico, costruito nel 15 a.C. con il nome di Anfa, nome dall’etimologia misteriosa che dovrebbe significare “promontorio sul mare”; secondo la tradizione, tale fondazione sarebbe legata al desiderio romano di avere accesso continuo e costante alla porpora prodotta ad Essaouira.

Casablanca

Va detto che, pur essendo stato fondato dai Romani, tale insediamento non passò subito nelle loro mani, in quanto quei territori entrarono a far parte del loro diretto dominio solo nel 44 d.C., mentre prima erano legati al Regno di Mauritania. Con l’arrivo dei Vandali nel V secolo, Anfa perse gradualmente importanza, riacquisendola solo secoli dopo grazie a diverse tribù amazigh della zona.

Spagnoli, portoghesi e l’origine del nome

Per vedere una nuova città forte e sicura di sé bisognerà attendere sino al 14°-15° secolo, momento in cui, sotto la dinastia dei Merinidi, divenne uno dei principali porti pirateschi del Marocco, cosa che attirerà le ire dei portoghesi. Quest’ultimi giunsero qui nel 1468, catturando e distruggendo Anfa per costruire al suo posto un forte atto a difendere le proprie conquiste sul suolo marocchino. La leggenda vuole che proprio sotto la loro dominazione cominciò ad essere chiamata “Casa Branca” ovvero “Casa Bianca” e ciò sarebbe legato ad un mausoleo sufi, nello specifico a quello di Sidi Allal El-Kairouani.

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Quest’ultimo, originario di Kairouane, in Tunisia, si sarebbe trasferito qui attorno al 1350 per commerciare con la moglie (o con la figlia), una certa Lalla Baida, ovvero “Signora Bianca”; con il passare del tempo, al posto della sua casa venne costruita la zawiya più antica della città ed un suo personale mausoleo. Con la vittoria sa’diana nella battaglia del 1578 a Ksar el Kabir e la conseguente morte di re Sebastião I, il Portogallo andò incontro ad una crisi dinastica, a seguito della quale i due regni iberici furono uniti sotto un unico stendardo: quello spagnolo. La dominazione iberica durerà sino al 1640, ma è importante perché da quel momento Casa Branca acquisì definitivo il nome di Casablanca. Nel 1755 la città venne quasi del tutto rasa al suolo da uno tsunami di proporzioni mastodontiche che distrusse buona parte delle coste atlantiche portoghesi e marocchine, dando vita ad un nuovo corso storico, con re Mohammed III come protagonista assoluto.

Fondazione e rinascita di Casablanca

Il sovrano marocchino si dedicò infatti più che mai a far risorgere l’insediamento, approfittando anche di una sempre maggior centralità dell’Oceano atlantico rispetto al Mediterraneo. Con lo spostamento ad Ovest del potere economico, infatti, la neonata città sfruttò più che mai la sua posizione per favorire commerci con diversi potenze, il più importante, anche sotto un profilo gastronomico, fu quello con l’Inghilterra. Il Marocco iniziò a rifornire la Gran Bretagna di grossi quantitativi di lana e questi in cambio iniziarono ad importare nel paese il tè verde, divenuto poi bevanda nazionale nella sua variante con la menta.

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A partire dal 19° secolo venne anche introdotto nella città il “Sistema dei Protégé”, pratica non dissimile dalle Capitolazioni ottomane che permetteva ad alcuni cittadini, inizialmente solo musulmani o ebrei, di essere “protetti” dalle potenze europee e di aver quindi mano libera su tutta una serie di questioni altrimenti illegali.

Occupazione francese ed indipendenza

Con il Trattato di Algeciras del 1906, momento in cui il controllo di gran parte dei servizi statali marocchini passarono sotto il controllo francese e spagnolo, venne costruito il nuovo e moderno porto di Casablanca, decisivo più che mai per il successivo exploit economico. Il problema però è che le rocce per la costruzione di quest’ultimo vennero prese dalla cava di Roches Noires, luogo che era proprio sopra la necropoli di Sidi Belyout, area ritenuta sacra dai locali, i quali insorsero. La Francia sfruttò l’occasione per bombardare violentemente la città nel 1907 e cominciare de facto l’invasione del paese, culminata nel 1912 con il Trattato di Fez, per il quale il Marocco diveniva definitivamente un protettorato francese e spagnolo.

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Re Mohammed V il giorno dell’indipendenza

Sotto il comando del primo governatore militare Hubert Lyautey la città venne completamente rinnovata sia su un piano urbanistico che economico, divenendo in brevissimo tempo uno dei centri nevralgici di tutta l’economia marocchina. Durante la Seconda guerra mondiale Casablanca sarà protagonista sia per essere uno degli obbiettivi chiavi dell'”Operazione Torcia”, con cui gli Alleati presero in controllo di buona parte del Marocco e dell’Algeria; ciò porterà nemmeno un anno dopo alla Conferenza di Casablanca, con cui gli Alleati stabilirono la strategia per le successive fasi della guerra.

A partire da quella conferenza l’indipendentismo marocchino si sviluppò sempre di più ed il desiderio di libertà animò ben presto anche re Mohammed V, il quale nel 1947 si recò a Tangeri e pronunciò uno storico discorso con il quale si dichiarava apertamente sostenitore dei gruppi indipendentisti. Ciò manderà su tutte le furie il governatore marocchino di Marrakech, Thami El Glaoui, ed il governo di Parigi, che ne ottennero l’abdicazione; già nel 1955, tuttavia, il re venne richiamato in patria e nel 1956 il Marocco ottenne la sua indipendenza da Francia e Spagna.

Gli anni di piombo

Fra il 1963 ed il 1965 il paese vide un contrasto sempre più forte e violento con il nuovo re Hassan II, il quale nel “63 aveva abbandonato la tradizionale politica di non-allineamento marocchino per dichiarare guerra alla neonata Algeria, mossa che venne vista malissimo da tutti i pan-arabisti, pan-africanisti ed in generale dalla gioventù locale. Non a caso vennero presi duri provvedimenti nei confronti degli studenti, che però alzarono ancor di più le tensioni con la famiglia, la quale nel 1965 ordinò alla polizia di sparare sui manifestanti. Riguardo tale avvenimento viene ricordata una celebre frase pronunciata da Hassan II in un messaggio alla nazione: “Lasciatemi dire che non c’è pericolo maggiore per lo Stato di un cosiddetto intellettuale. Sarebbe stato meglio se foste tutti analfabeti.”.

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La moschea di Hassan II

Tale periodo venne soprannominato “anni di piombo” e vide una serie di violenze continue e costanti da parte di re Hassan II verso oppositori e manifestanti, molti dei quali fatti da lui incarcerare o “sparire”, talvolta con il supporto dei servizi segreti israeliani. Con quest’ultimi infatti il monarca marocchino stabilì una relazione consolidata e fiorente, tanto che, secondo alcune fonti, il sovrano fornirà all’esercito sionista informazioni decisive per la vittoria durante la Guerra dei 6 giorni. Altra “iniziativa” presa da Hassan II sarà l’istituzione della prigione segreta di Derb Mulay Sharif, in cui era noto l’uso della tortura durante gli interrogatori. Nel 1981 Casablanca fu protagonista di una nuova “Rivolta della fame”, repressa ancora una volta nel sangue dalla polizia; secondo i dati governativi i morti furono 66, secondo i manifestanti ben 637.

Nel 1993 venne costruita la Moschea di Hassan II, la più grande del Marocco. Nel 2003 invece la città sarà purtroppo protagonista di una serie di attentati suicidi che ispirarono poi il libro “Il grande salto” di Mahi Binebine, divenuto poi un film particolarmente celebre in Marocco. Ad oggi Casablanca è senza alcun ombra di dubbio la capitale economica del paese, oltre ad esserne il suo cuore pulsante e la città più grande con ben oltre 3 milioni di abitanti..

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