Oum e la sua prima volta a Milano

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Il racconto del primo concerto di Oum a Milano ed una breve panoramica della suo percorso artistico, viaggio alla scoperta di uno dei volti simbolo della musica marocchina

La prima volta di Oum a Milano

L’11 giugno Oum si è finalmente esibita per la prima volta a Milano nella cornice unica del Volvo Studio, un nuovo spazio in cui l’omonima casa di auto svedesi ha ospitato la 3a edizione del suo “Un mare di suoni”, rassegna in cui si celebra il magnifico patrimonio musicale mediterraneo; un ambiente magico in zona Garibaldi, nel quale il contrasto fra natura e grattacieli si unisce e si fonde, colorato dalla luce rossa del tramonto.

In questo luogo ricco di suggestione, la grande cantante marocchina ha dato prova della sua bravura esibendosi in una performance ammaliante, in grado di stregare tutti gli spettatori ed i passanti che per puro caso venivano in contatto con la sua magia; alla pari di un’incantatrice di serpenti, Oum ed i suoi magnifici musicisti hanno saputo rapire la mente del loro pubblico, portandola in luoghi lontani e dalle sonorità perlopiù inesplorate. Un’esperienza unica che va vissuta dal vivo per goderne appieno le incredibili sfumature; ringrazio il Volvo Studio per aver organizzato l’evento ed il mio amico Oussama per avermi avvisato di questa meravigliosa opportunità.

La storia di Oum

Oum El Ghaït Benessahraoui nacque a Casablanca il 18 aprile 1978, crescendo fra quest’ultima e Marrakech, luogo in cui entrò in contatto con la poesia e l’hassaniya, dialetto arabo tipico del Sahara. Nel corso della sua giovinezza si avvicinò poi a generi molto diversi fra di loro, facendosi notare sempre di più come cantante di cover di star del calibro di Aretha Franklin, Ella Fitzgerald e Whitney Houston; ciononostante continuò il proprio percorso universitario, laureandosi alla Scuola Nazionale di Architettura a Rabat nel 2002.

Una volta conclusi gli studi si trasferì a Parigi per dedicarsi al mondo dell’hip-hop, decidendo di abbandonarlo nel 2004, anno in cui tornò in patria per focalizzarsi sulla propria musica; un genere nuovo, diverso da tutti gli altri, che fondesse le melodie tipiche del Marocco, come lo Gnawa, al mondo del deserto e dell’entroterra marocchino, senza però per questo abbandonare i riferimenti al jazz ed al soul che tanto ne avevano caratterizzato gli inizi di carriera. Il successo fu assoluto e senza fine, tanto che da quel momento iniziò ad essere invitata ai più grandi festival di musica marocchina, diventandone in breve tempo un’icona assoluta.

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