“Case di sale” di Hala Alyan

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“Case di sale” di Hala Alyan è una piccola gemma in grado di mostrare al lettore cosa voglia dire essere palestinesi oggi attraverso la storia della famiglia Yacoub, fuggita in Kuwait nel 1967

Case di sale

Alla vigilia del matrimonio della figlia, Salma legge il destino della ragazza nei fondi di una tazza di caffè. Vede per Alia e per i suoi figli un futuro instabile, segnato dalla perdita della casa e dall’incertezza. Pur scegliendo di tenere per sé la predizione, questa si avvererà quando la famiglia verrà sconvolta dallo scoppio della guerra dei sei giorni nel 1967. Mezzo secolo di Storia provocherà lo sradicamento e la dispersione dei membri della famiglia Yacoub, tra Palestina, Kuwait, Giordania, Libano, fino all’Europa e gli Stati Uniti. Seguendo le storie di quattro generazioni, questo romanzo lirico ed emotivamente travolgente ci interroga su che cosa si possa considerare casa: ciò che per tradizione ci è stato tramandato o quello che costruiamo nel nostro presente?

Essere palestinesi

“Case di sale” è senza alcun ombra destinato ad essere uno libri rivelazione per quanto riguarda la letteratura araba in italiano e ciò non solo per il suo essere molto attuale e ben scritto, ma anche perché racconta una tragedia che tutti purtroppo conosciamo in modo assolutamente diverso. L’opera di Alyan parla infatti sì di Palestina e palestinesi, ma si concentra soprattutto sulla loro vita quotidiana al di fuori della propria terra natia; la Nakba e la storia sono sempre presenti ma, a differenza di “Le donne della famiglia” di Mahmud Shukair, sempre sullo sfondo e quasi mai protagoniste assolute della scena. Tale ruolo spetta invece agli Yacoub, mostrati in tutte le loro bellezze e fragilità tipiche di una famiglia che ha essenzialmente deciso di rifarsi una vita senza però dimenticare il passato.

Case di Sale
Hala Alyan

Non siamo di fronte agli Abulheja di “Ogni mattina a Jenin”, con tutte le loro infinite sofferenze, ma a qualcuno che ha deciso di andare avanti anche a costo di lasciare con tristezza la terra natia e portare la Palestina altrove (in questo caso specifico fra la Giordania ed il Kuwait). Sembra quasi paradossale visto che parliamo di due prodotti molto diversi, ma la storia contenuta in queste pagine è molto più vicina a quella di Mo rispetto a tutte quelle che vi ho citato, è il portare la Palestina in esilio, gelosamente nascosta nel proprio cuore, piuttosto che viverla direttamente sul campo.

Non eroi ma persone comuni

Proprio per il fatto che non è la Terra degli Ulivi ad essere il protagonista assoluto, sono i personaggi a venire fuori con tutte le proprie bellezze e sfumature, portando il lettore a commuoversi per scene di vita quotidiana che inevitabilmente hanno coinvolto almeno una volta ognuno di noi: addii, separazioni, nascite, partenze, relazioni, scoperte, tutto fa parte dei protagonisti di questo romanzo, rendendo il tutto qualcosa di vivo e del quale puoi percepire il battito del cuore.

Case di Sale

Non vi nascondo che mi è capitato diverse volte di lasciarmi sfuggire qualche lacrima e questo proprio perché non siamo davanti ad eroi, ma figure con le quali chiunque si può identificare e che, proprio per questo, fanno ancora più presa su ognuno di noi, fornendoci una nuova dimensione del dramma palestinese. Una piccola gemma purissima che si va ad aggiungere alla costellazione della nuova letteratura araba e palestinese al pari de “Un dettaglio minore” di Adania Shibli o “L’archivio dei danni collaterali” di Sinan Antoon.

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