“Testament”, la serie Netflix sulla storia biblica di Mosè

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Testament, la nuova docu-serie di Netflix racconta la storia di Mosè da un punto di vista biblico, tralasciando praticamente del tutto la sua versione coranica

Testament: la storia di Mosè

“Questa illuminante docuserie drammatica ripercorre con interventi di teologi ed esperti di storia l’incredibile vita di Mosè da principe, profeta e molto altro.”

Una serie basata su una falsa promessa

Partiamo da un presupposto molto importante: a livello di regia, effetti visivi ed in generale la resa, questa serie non si discosta molto da prodotti di assoluto valore e qui estremamente apprezzati come, ad esempio, “L’impero ottomano“; il problema, per quanto riguarda il sottoscritto, è tutto in una falsa promessa che, per quanto me l’aspettassi, non pensavo fosse tradita in modo tanto smaccato.

Testament

“Testament” viene infatti spacciato per un prodotto che intende raccontare la storia di Mosè dal punto di vista di tutte e 3 le religioni monoteiste, quando de facto, salvo qualche breve intervento di due studiosi musulmani, è solo ed esclusivamente la versione biblica della vicenda. Per carità, non dubito che quella specifica parte sia anche raccontata bene, ma mi sembra (prevedibile ma) assurdo saltare a piè pari la narrazione della seconda fede al mondo.

Dettagli che saltano all’occhio

Nel Corano, infatti, pur essendo la storia pressappoco la stessa, vi sono tutta una serie di episodi unici che qui sono stati del tutto omessi in favore di alcuni dettagli che, con tutto l’amore del mondo, non vanno in alcun modo ad arricchire il lascito di Mosè al mondo, ma piuttosto il suo carattere esclusivamente ebraico (ma su questo torneremo più avanti). Non dubito che nella Bibbia siano presenti molti episodi nozionistici, ma impiegare ben 4 ore e mezza per mostrarli tutti nel dettaglio mi è sembrata quantomeno una scelta opinabile, anche perché ciò che è stato saltato è di assoluta importanza nell’Islam, che vede in Mosè una delle figure principali, tanto da essere il profeta più citato in assoluto in tutto il Corano.

khidr
Al Khidr

L’episodio la cui mancanza è più lampante è sicuramente il suo incontro con Al Khidr, figura leggendaria nell’Islam, che simboleggia, fra le varie cose, il totale abbandono a Dio ed è inoltre uno dei più conosciuti in quanto riportato nella Surah della Caverna “capitolo” del Corano che ogni musulmano dovrebbe leggere di venerdì. Altri elementi che andavano accennati sono poi “la storia della mucca”, che da il titolo alla seconda surah/”capitolo” del Corano, o anche banalmente al comportamento di Harun/Aronne di fronte al Vitello d’oro; infatti, se nel mondo cristiano ed ebraico quest’ultimo è colui che ordina la costruzione dell’idolo, nell’Islam tale ruolo è opera del Samiri, figura malvagia che spingerà gli ebrei al politeismo scontrandosi proprio con Harun, qui suo massimo oppositore e strenuo difensore del monoteismo.

Un Mosè poco universale e tanto nazionale

Soprassedendo i singoli episodi, l’elemento presente nel Corano e che qui viene totalmente a mancare è il carattere universale di Mosè e della sua missione, costante chiave dell’Islam e quasi del tutto assente nel Vecchio Testamento. Riguardo a ciò è illuminante il testo scritto da Massimo Campanini sulle differenze fra Bibbia e Corano in riferimento alla figura di Giuseppe ma, banalizzando, si può dire che è qualcosa di ovvio, in quanto questi due testi nascono per 2 “audience” con esigenze fra di loro estremamente diverse.

Testament

Se la Bibbia racconta le origini e le sventure del popolo ebraico, e proprio a quest’ultimo si rivolge, il Corano è sì scritto in arabo, ma si pone come messaggio finale e rivolto all’umanità intera e proprio tale motivo mancano, ad esempio, tutte le infinite e complesse genealogie presenti nella Bibbia. Il problema è che, a conti fatti, la versione biblica rende il tutto qualcosa di legato esclusivamente al popolo d’Israele, generando nello spettatore “non-ebreo” un senso di lontananza, non permettendogli di far sua appieno la storia di questo grandissimo ed imprescindibile profeta.

A conti fatti, “Testament” risulta certamente essere una docu-serie gradevole con cui passare del tempo in periodo di Pasqua, ma la pressoché totale mancanza dell’aspetto islamico al suo interno la rende de facto un prodotto come tanti, mancando di ciò che poteva renderla un vero passo in avanti per quanto riguarda la narrazione monoteistica in toto; peccato.

Qui trovate una serie di articoli in cui viene raccontata la storia coranica di Mosè pubblicati nel 2020 su Medio Oriente e Dintorni.

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