“Le sante sufi” di Ibn al Jawzi

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“Le sante sufi” di Ibn al Jawzi è un testo storico (non adatto a tutti) che vi narrerà la storia di 39 delle maggiori mistiche dell’Islam

Le sante sufi

La storia del sufismo si basa esclusivamente sui manuali scritti dai maestri, eppure la dimensione sufi ha aperto alle donne la parità con gli uomini elevandole al rango di amici di Dio, wali, riconoscendo la loro santità. Non è scritto infatti che solo gli uomini possano avvicinarsi a Dio, coloro che sono sulla strada di Dio sono nafs, anime, quindi individui che anelano all’unione con Lui. Il libro sulle donne sufi di Ibn al- Jawzi qui proposto delinea le figure delle sante di Basra. Dai loro profili emerge un percorso ascetico molto semplificato rispetto alla via tracciata dai più celebri saggi ed il tentativo di instaurare un rapporto con Dio molto diretto che si nutre dei concetti dell’amore, dell’ascesi e dell’unione.

Pianto, preghiera, veglia e digiuno

“Le sante sufi” è un libricino di circa 90 pagine che ripropone al lettore contemporaneo uno dei testi più unici e particolari di Ibn al Jawzi, giurista e teologo sunnita (facente parte, nello specifico, della corrente hanbalita) vissuto a Baghdad nel 12° secolo. In quest’ultimo vengono presentate, seppur in estrema sintesi, 39 sante sufi, fra le quali svetta senza alcun ombra di dubbio Rabia’a al ‘Adawiya, la più nota e riconosciuta a livello internazionale, tanto da avere persino diverse moschee a lei dedicate nel mondo.

Le sante sufi

Essendo davvero incredibilmente sintetico, è difficile comprendere davvero la biografia di queste sante, motivo per cui “Le sante sufi” può essere utile più che altro a comprendere la tipologia di spiritualità ad esse collegata. A differenza di mistici come Rumi o Al Ghazali, infatti, queste sufi non erano né particolarmente poetesse né incredibili studiose, bensì delle donne che, in maniera non dissimile da monache o suore, dedicavano ogni istante della propria vita all’adorazione dell’Altissimo, il più delle volte cimentandosi in lunghi digiuni, pianti, veglie notturne e continue e costanti preghiere. Qualcosa di molto diverso da ciò a cui siamo abituati e che ci mostra una forma di “abbandono a Dio” diversa e difficilmente replicabile al giorno d’oggi ma che, sotto tanti aspetti, ci da anche una panoramica del primissimo mondo sufi, i cui legami con un certo tipo di mondo cristiano sono più che mai evidenti.

Un testo non adatto a tutti

Attenzione: se siete alla ricerca di un testo leggero, di un saggio o di biografie vi sconsiglio caldissimamente questo libro perché difficilmente troverete quello che cercate. Sia chiaro: non sto dicendo che “Le sante sufi” sia in assoluto un brutto libro, ma è certamente un’opera fatta solo ed esclusivamente per coloro che sono già molto esperti dell’argomento e vogliono avere qualche spunto per le proprie ricerche (dal valore e dal livello universitario e semi-universitario); di conseguenza per un lettore medio si rivelerà probabilmente come un testo particolarmente ostico e dal dubbio valore poiché farà veramente tanta fatica a riuscire a goderne davvero appieno.

Le sante sufi

Assieme a “Le sante sufi” sono comunque disponibile al suo interno un’interessante parte di introduzione volta a contestualizzare l’autore e la sua opera, nonché un mini glossario di termini sufi.

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