“I drusi di Belgrado” di Rabee Jaber

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“I drusi di Belgrado” permette al lettore di scoprire nel dettaglio tanto il concetto di “giustizia” nell’Impero ottomano quanto la visione levantina dei suoi territori balcanici

I drusi di Belgrado

Beirut, una mattina presto nella primavera del 1860. Impossibile assaporare la bellezza della luce dell’alba. O il profumo dei giardini portato dalla brezza. La città portuale è irriconoscibile, invasa dai profughi del Monte Libano e della Siria, cristiani maroniti sopravvissuti al massacro perpetrato dai drusi durante diverse settimane di un’ondata omicida che si è estesa fino alla città di Damasco. Per rappresaglia, i leader drusi vengono mandati in esilio nei Balcani e, tra loro, i cinque figli dello sceicco Ghaffar Ezzedine. Quest’ultimo viene a chiedere la loro grazia al governatore ottomano della regione, gli è concesso di salvarne uno. Ma qualcuno deve imbarcarsi al suo posto, insieme agli altri quattro fratelli Ezzedine. Toccherà a un cristiano, il venditore di uova Hanna Ya‘qub, che verrà gettato nella stiva della nave. Inizia così l’esilio di quest’uomo punito dal destino per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Chi è Hanna Ya‘qub? Perché gli accade ciò che gli accade? Dov’è la giustizia? In un mondo così violento, ieri come oggi, quanto può sopportare un essere umano? Passeranno dodici anni prima che Hanna Ya‘qub riesca a ritrovare la via del ritorno, dove lo aspettano l’amata moglie Hilana, che intanto si mantiene facendo le pulizie per il conte Bustros, e la figlia Barbara. Tra carceri e lavori forzati, in Serbia, Kosovo, Albania e Montenegro, la sua è la storia, ironica e fatalista, di un Giobbe, o di un capro espiatorio, libanese, sullo sfondo del groviglio etnico-religioso dell’Impero Ottomano del XIX secolo.

Un epopea nei Balcani ottomani

“I drusi di Belgrado” è un romanzo in grado di portare il lettore a rivivere alcuni dei momenti più importanti ed affascinanti del tramonto ottomano, permettendogli anche di esplorare approfonditamente il territorio balcanico nei suoi ultimi anni sotto il governo della Sublime Porta; il tutto mantenendo sempre l’attenzione fissa sui drusi e, soprattutto, sul concetto di “giustizia”. Pur dando il titolo all’opera, infatti, i drusi rappresentano soprattutto il punto di partenza della narrazione a livello storico ed i loro costumi ed usanze vengono accennate più che approfondite, mentre il reale protagonista è il modo di applicare la giustizia nell’Impero ottomano.

I Drusi di Belgrado

Da questo punto di vista, i paragoni più naturali non sono tanto con altri autori libanesi come, ad esempio, Pierre Jarawan o Ghada Samman, quanto piuttosto con Ivo Andrić, l’unico premio Nobel jugoslavo per la letteratura; anche se le similitudini più grosse sono certamente con “La corte del diavolo“, nella quale l’autore parla proprio di un prigioniero ingiustamente incarcerato nel carcere di Istanbul, vi sono anche innumerevoli affinità con “Il ponte sulla Drina“, romanzo in cui invece si racconta la storia del maggior ponte di Višegrad, celebre città bosniaca.

Il più balcanico dei romanzi levantini

Proprio il fatto di essere tanto più affine al mondo balcanico che a quello levantino, rende “I drusi di Belgrado” un romanzo unico e diverso da tutti gli altri, in grado di stimolare il lettore a scoprire territori che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono noti soprattutto a partire da epoca jugoslava.

I Drusi di Belgrado
Rabee Jaber

Essendo inoltre l’autore libanese, ci permette di osservare quella che poteva essere la percezione araba del mondo balcanico-ottomano, arricchendo ancor di più la nostra visione e conoscenza delle dinamiche interne al suddetto impero. Una piccola gemma che gli amanti della Sublime Porta non possono lasciarsi scappare.

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