Biografia e bibliografia di Fatema Mernissi

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La biografia e la bibliografia (in italiano) di Fatema Mernissi, una delle più grandi femministe del mondo arabo e maghrebino

Biografia

Fatema Mernissi nacque il 27 settembre 1940 a Fez, in Marocco, allora protettorato francese, da una famiglia benestante che la fece crescere nel proprio harem domestico insieme alla madre, la zia e la nonna. Una volta cresciuta studiò in una delle prime scuole private marocchine, laureandosi in scienze politiche all’Università Muhammad V di Rabat e vincendo poi una borsa di studio per la Sorbona di Parigi, ottenendo, nel 1974, un dottorato negli Usa presso la Brandeis University, portando come tesi “The Effects of Modernization on the Male-Female Dynamics in a Muslim Society“. Dal materiale raccolto per questa tesi nasce il suo primo libro “Beyond the Veil: Male-Female Dynamics in a Muslim Society“, pubblicato per la prima volta nel 1975.

Fatema Mernissi

Dal 1974 al 1981 insegnò alla facoltà di lettere dell’Università Muhammad V di Rabat, specializzandosi su argomenti come sociologia familiare e psicosociologia, venendo poi nominata professoressa di sociologia nella stessa università. Grazie ai suoi innumerevoli lavori e studi, nel corso del tempo divenne una delle figure chiave per quanto riguarda il femminismo arabo-islamico e la decolonizzazione in generale, andando a criticare tanto il machismo presente nella propria realtà quanto i vari lasciti del colonialismo europeo nella mente degli autoctoni. Non è un caso che molti dei suoi lavori, fra cui svetta “L’harem e l’Occidente“, siano focalizzati soprattutto sul decostruire miti e mentalità tipiche di orientalismo ed eurocentrismo.

Nel 2003 vinse il prestigioso premio Principessa delle Asturie, nel 2004 il Premio Erasmus insieme a Sadik al Azm e Abdolkarim Soroush e nel 2005 il Premio Mediterraneo; si spense definitivamente il 30 novembre 2015 nella sua Rabat. Nel 2022 è stato girato un film, “Fatema, La Sultane inoubliable” di Mohammed Abderrahman Tazi, che ne celebra la vita e l’impegno sociale.

Bibliografia (in italiano) di Fatema Mernissi

Al momento le opere di Fatema Mernissi pubblicate in italiano sono 8:

“Le donne del Profeta” edito da ECIG (1992)

Fatema Mernissi

Secondo una tradizione trasmessa da qualche discepolo bugiardo e tendenzioso, Maometto avrebbe pronunciato una sentenza di forte misoginia: “Un popolo che affida i propri destini a una donna, mai potrà essere prospero”. Tale fu la forza della dichiarazione che, attraversati i secoli, è arrivata intatta alla nostra epoca ed è entrata nel linguaggio comune come modo di dire oltraggioso. “Potrebbe allora una donna guidare uno stato musulmano?”, si chiede Fatima Mernissi, sociologa marocchina, autrice di Donne del Profeta. Dall’anno 622 – anno primo dell’Egira, in cui i seguaci di Allah si insediarono a Medina, provenienti dalla Mecca – l’equivoco persiste: un problema che trafigge tutta la cultura islamica: la posizione della donna all’ombra del Profeta. Maometto aveva prefigurato una società religiosa e democratica in cui uomini e donne, insieme, avrebbero potuto discutere le leggi, formulare le scelte di un nuovo modo di vivere in comunità. L’obiettivo era uno stato forte e stabile, capace di affermarsi in un’Arabia governata da tribù, dilaniata da rivalità, guerre civili venate di oscurantismo religioso e culturale. Eppure, nonostante l’assunto del Profeta, che predicava un’eguaglianza più che formale, la “storia” guidata da misogini forsennati, ha imposto il velo alla donna e, ad un tempo, l’ha emarginata dalla vita decisionale. Donne del Profeta è una indagine serrata nella messe di letteratura religiosa che commenta le parole, le azioni e le gesta del Profeta; un viaggio nel mistero dei comportamenti islamici per arrivare a scoprire come da un indirizzo remoto in cui uomini e donne, nella Medina del VII secolo, discutevano di politica e insieme andavano alla guerra, si sia potuti arrivare a un così umiliante degrado della presenza femminile.

“Le sultane dimenticate. Donne capi di stato nell’Islam” edito da Marietti (1992)

Fatema Mernissi

Esistono domande che contengono in sé tutto ciò che le società occultano. Una di queste è certamente il ruolo della donna nell’Islam. Così quando Benazir Bhutto fu eletta Primo ministro del Pakistan nel 1988, nessuno in Occidente si era resoconto della frattura che questo avvenimento aveva provocato nella storia dei paesi islamici. L’inchiesta storica e sociologica di Fatima Mernissi nasce da questo avvenimento. Essa indaga quindici secoli di storia dell’Islam, dalla storia delle dinastie ai fondamenti del linguaggio politico religioso, per scoprire il ruolo spesso nascosto delle sultane. Anche le domande più scottanti e attuali sullo stato della donna in Islam non sono assenti dall’indagine. Fatima Mernissi fa parte infatti di questa umanità e vive in prima persona i problemi della condizione della donna nel mondo musulmano. Tale condizione viene riassunta mirabilmente dall’autrice attraverso il concetto di «medina democrazia»: «Noi, abitanti delle “medine-democrazie”, stiamo girando, presi nel vortice tra cielo e terra, cosmonauti malgrado noi stessi, senza tuta né maschera a ossigeno, abbandonati in questa danza planetaria, la faccia scoperta e i palmi aperti. Con una differenza tutt’altro che trascurabile: che noi donne dobbiamo fare tutte queste giravolte con in più il velo».

“Chahrazad non è marocchina” edito da Sonda (1993)

Fatema Mernissi

Con un linguaggio il cui rigore si confonde talvolta con impertinenza, da molti anni Fatema Mernissi guida le sue lettrici ed i suoi lettori verso la ricostruzione di una memoria storica e politica, una memoria musulmana che suggelli un’interpretazione non meramente soggettiva della tradizione e sia in netta antitesi con l’affermazione, pressoché costante, della rigida divisione fra mondo delle donne e mondo degli uomini nell’Islam.

Il cammino delle donne nel Marocco contemporaneo è fatto di piccole e grandi lotte quotidiane e denso di fatiche ed asperità. Fatema Mernissi, attraverso il suo articolato studio della condizione femminile occultata, nel dar voce ad un universo di donne cui la parola e l’espressione sono state sottratte, indaga e rende note queste fatiche e queste asperità.

La terrazza proibita” edito da Giunti (1996)

Fatema Mernissi

Venni al mondo nel 1940 in un harem di Fez, città marocchina…. Così Fatima Mernissi, una della voci femminili più eloquenti del mondo musulmano, apre quest’intensa memoria d’infanzia. Il contrasto fra tradizione e modernizzazione che sovverte la società marocchina in quegli anni è ben presente nella narrazione di Fatima, dove la vita privata e quella pubblica s’intrecciano costantemente e felicemente: ne è nato un libro seducente e provocatorio, delicato e drammatico al tempo stesso, che fa giustizia degli stereotipi negativi così come delle visioni idealizzanti dell’harem e ci coinvolge in una dimensione affascinante, in cui il desiderio di una piena libertà femminile si mescola all’orgogliosa difesa della propria cultura d’origine.

L’harem e l’Occidente” edito da Giunti (2000)

harem

Ovunque vivano, gli uomini, siano orientali o occidentali, fantasticano sull’harem. Se vi soffermate a contemplare le tante opere dipinte dagli artisti su questo tema, vi troverete di fronte ad un enigma: mentre gli occidentali hanno raffigurato le bellezze da harem come creature innocue e statiche, gli orientali le hanno mostrate come donne battagliere. Che cosa si cela dietro le diverse rappresentazioni di queste bellezze effimere, creature del sogno maschile? Che cosa ci raccontano sui misteriosi nessi che legano sesso e paura? Fatema Mernissi si è proposta di risolvere il problema, anche se la sua curiosità, più che delle risposte le ha fruttato delle nuove intriganti domande.

“Islam e democrazia” edito da Giunti (2002)

Fatema Mernissi

L’islam è compatibile con la democrazia? Il dispotismo è destinato a prevalere nel mondo islamico, o sarà invece possibile l’affermazione di società pluraliste e democratiche? Quali sono le responsabilità dell’Occidente nell’instaurazione di regimi islamici autoritari, particolarmente ostili alle donne e ai loro desideri e diritti? Come reagire alla paura e al senso d’impotenza scatenati dalla Guerra del Golfo, dalla catena di avvenimenti luttuosi legati agli attentati dell’11 settembre 2001 e al conflitto in Medio Oriente? Fatema Mernissi cerca antidoti efficaci contro le regressioni autoritarie e la violenza: da un lato, le correnti dell”umanesimo’ musulmano, alimentate dai sostenitori della laicità dello Stato, dalle donne che reclamano libertà, da chiunque nel passato e nel presente abbia opposto resistenza al fondamentalismo. Dall’altro, quello che nelle sue opere più recenti va definendo come “l’islam cibernetico”. La forza che plasma il mondo islamico di oggi non è tanto la religione – questa è la sua tesi provocatoria – ma piuttosto la tecnologia informatica: le TV satellitari indipendenti come al-Jazira che contrastano la propaganda dei nuovi despoti islamici e la disinformazione delle potenze occidentali, le reti Internet a cui si rivolgono soprattutto i giovani e le donne, in tutti i paesi musulmani. Strumenti cruciali tanto in Oriente come in Occidente, che incoraggiano l’arte del confronto verbale e della mediazione, perché il terrorismo può essere fermato soltanto da un dialogo nutrito di reciproca conoscenza, di giustizia sociale e pacifici commerci.

“Karawan. Dal deserto al web” edito da Giunti (2004)

Fatema Mernissi

Fatima Mernissi propone un’antica e infallibile ricetta per favorire l’arte del confronto: partire per un viaggio. E invita il lettore alla scoperta di un Marocco che non si trova sulle guide del turismo di massa, né s’incontra fra le pagine e le immagini che focalizzano soltanto l’incubo del terrorismo islamico. Ci racconta di una carovana che è al tempo stesso reale e virtuale, fatta di gente in carne e ossa come anche di figure mitiche – Sindab il marinaio, Ulisse, Calipso, Penelope, Venere. Il libro si fonda su anni di ricerche e di esplorazioni nella cultura islamica e nella realtà marocchina, per raccontarci un paese vivacissimo e per sostenere una comune speranza di dialogo fra un Islam umanista e l’Occidente di giustizia sociale.

“Le 51 parole dell’amore” edito da Giunti (2008)

Fatema Mernissi

“Adoro parlare d’amore, adoro ascoltare gli altri parlarne, spiegare i loro batticuori presenti e passati. Quando, ad una conferenza dell’Unesco, riesco a far parlare della loro vita amorosa colleghi svedesi o filippini, mi sento molto più vicina a loro e alla loro cultura che ascoltando un lungo intervento scientifico sul bilinguismo e la comunicazione.” L’Islam deve esportare amore, non solo petrolio, non certo terrore: in questa indagine, l’autrice ci racconta come si vive l’amore nel mondo islamico, quali sono i rituali della seduzione, i linguaggi della passione tramandati fino al presente.

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