Biografia e bibliografia di Mohammed Dib

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La biografia e la bibliografia (in italiano) di Mohammed Dib, fra i più grandi scrittori della storia algerina

Biografia di Mohammed Dib: gli inizi

Mohammed Dib nacque il 21 luglio 1920 a Tlemcen, in Algeria; figlio di una famiglia della piccola borghesia in decadenza, verrà spinto dal padre a frequentare la scuola francese cosa che, unita alla sua mente brillante, si rivelò di grande aiuto per la sua storia. Dib infatti riuscì presto a padroneggiare lingue come il francese e l’inglese, conoscenze che, visto l’imminente scoppio della Seconda Guerra mondiale, saranno determinanti per lavorare avvicinarsi sempre di più all’intellighenzia locale.

Mohammed Dib

Durante la Guerra svolgerà infatti la professione di interprete, diventando poi giornalista per diverse testate come Alger Républicain e Liberté, due giornali vicini al Partito Comunista Algerino; proprio in quegli anni ebbe anche grandi intellettuali e scrittori come: Albert Camus, Jean Sénac e Kateb Yacine.

1952, l’anno che cambiò tutto

La vera svolta arriverà però fra la fine del 1951 ed il 1952, periodo in cui sposò una ragazza transalpina, fece un soggiorno in Francia e, soprattutto, diede alle stampe il suo “La casa grande”, primo passo per quella che diventerà la trilogia “Algeria“, suo maggior lascito alla letteratura mondiale. Il romanzo venne pubblicato per la prima volta in Francia, venendo accolto molto bene da figure quali il già citato Camus e Louis Aragon. Nel 1954, anno dello scoppio della Guerra d’indipendenza algerina, uscì “Fuoco”, secondo libro della trilogia, ed infine, nel 1957, “Il telaio”, l’ultima parte.

Nel 1959, proprio a causa del grande successo delle sue opere e del suo netto sostegno alla Rivoluzione algerina, venne espulso dal governo francese, trovando così riparo prima sulle Alpi Marittime, dai genitori della moglie, e poi, a partire dal 1967, a La Celle-Saint-Cloud, che diventerà la sua casa sino alla morte, avvenuta nel 2003. Oltre all’imponente attività di letterato, insegnante e scrittore, è sicuramente interessante citare la sua profonda conoscenza della Finlandia, paese che visitò innumerevoli volte insieme allo scrittore transalpino Guillevic per tradurre dei libri autoctoni in francese.

Bibliografia (in italiano) di Mohammed Dib

Al momento le opere di Mohammed Dib pubblicate in italiano sono 5:

“Un’estate africana” edito da Aiep (2004)

Mohammed Dib

Un’estate come tante, in Algeria: luce cruda, caldo opprimente. In diciassette capitoli si alternano scene e voci di ambienti e personaggi diversi: dalla tradizionale casa borghese a quella contadina, dalla apparente tranquillità di famiglie unite all’inquietudine di donne e uomini in crisi, dall’ansia di cambiamento alla rassegnazione. Ma dietro gesti e dialoghi di vita quotidiana c’è uno spazio misterioso di silenzi ed allusioni a quanto si sta preparando per una nuova storia del paese. Momenti di tragedia attraversano questa estate africana, guidando il lettore alla consapevolezza della “guerra di liberazione”: c’è chi muore e chi ancora quasi non se accorge.

“Habel” edito Illisso (2006)

Mohammed Dib

Spinto a emigrare dal fratello maggiore, Habel lascia il suo paese magrebino per Parigi. Un mondo nuovo, che egli vuole soprattutto capire e di cui vorrebbe far parte. Tra le esperienze, spesso insidiose, fondamentale è l’incontro con l’amore: due ragazze sorprendenti e un terzo personaggio di cui non si sa se è uomo o donna. Tuttavia Habel lotta per non farsi annullare nella fiumana indifferente del traffico e delle persone-robot, per mantenere la piena coscienza di sé. L’autore scrive il romanzo di formazione di un emigrato che non vuole integrarsi attraverso il lavoro né tanto meno destare pietà.

La casa grande” edito da Feltrinelli (2008)

La casa grande

Algeria, fine degli anni trenta. Il paese è ancora occupato dai francesi e guarda a Hitler come a un possibile salvatore. È un’Algeria di miseria, dove tutto ruota attorno alla ricerca di un cibo introvabile. Qui, nella casa grande, Dar-Sbitar (in arabo, l’ospedale), i poveri inquilini vivono in una condizione di estrema indigenza e sono preda di rabbia e paura. E qui incontriamo un bambino, Ornar, con la sua famiglia: ha dieci anni, è cresciuto nella consapevolezza dell’infelicità e, educato alla rassegnazione, non conosce autocommiserazione; conosce però anche lui, come tutti, una fame implacabile. Diversamente dagli altri tuttavia si domanda il perché di questa miserabile esistenza, come fa anche Hamid Saraj, l’agitatore, il solo che legge libri in quel luogo, quello che un giorno la polizia viene a cercare per arrestarlo.

“L’incendio” edito da Feltrinelli (2008)

“L’incendio” si svolge nell’estate del 1939, nel villaggio algerino di Bni Boublen. Ornar, il protagonista de “La casa grande”, ha undici anni, ha abbandonato la cittadina di Dar Sbitar per sfuggire alla fame ed è andato a vivere in campagna, insieme alla poco più grande Zhor, da Marna, la sorella maggiore della ragazza che si è sposata con un contadino reazionario e colluso con le autorità, Kara Ali. Qui il vecchio Comandar introduce Ornar alla vita di campagna, con la sua poesia e le sue asperità, e gli spiega anche la difficoltà di vivere in un paese dove i pochi coloni possiedono la quasi totalità della terra. Ornar incontra la gran massa dei pastori e contadini senza terra, i fellah, poveri ma dignitosi, per i quali la sola possibilità di sopravvivere passa attraverso la ribellione e lo sciopero contro l’oppressione. Ma l’unica risposta dei padroni consisterà nella repressione, finché divampa un enorme incendio che distrugge le capanne degli operai agricoli. Ne vengono incolpati gli scioperanti e i loro capi vengono arrestati, compreso l’ideologo di città, il comunista Hamid Saraj, che viene torturato. Intanto scoppia la seconda guerra mondiale e i giovani algerini, come carne da macello, sono spediti sui campi di battaglia, a difendere la patria francese. Ornar fa ritorno a casa, dove riprende la consueta lotta contro la fame, forte però di una nuova consapevolezza e nel ricordo dell’eroismo della resistenza contadina.

“Il telaio” edito da Feltrinelli (2008)

Mohammed Dib

“Il telaio” è il terzo e ultimo volume della trilogia di Dib dedicata all’Algeria prerivoluzionaria. Omar ora ha tredici anni ed è giunto per lui il momento di aiutare la famiglia nella dura lotta per la sopravvivenza lavorando. La madre lo accompagna perciò da un tessitore della città di Tlemcen presso il quale svolgerà un apprendistato professionale e umano. I tessitori, che lavorano quattordici ore al giorno in cantine buie, umide e malsane, discutono all’infinito, sognano e imprecano, cercando di capire la causa di tanta fatica e di tanto dolore. Sono uomini vinti, stanchi, fiaccati da fatica e fame, che finiscono per sfogare la propria frustrazione sul giovane Omar, che diventa il loro zimbello. Dai discorsi e dalle chiacchiere dei personaggi emergono le fisionomie dei diversi caratteri, mentre per Omar si fa strada una lenta presa di coscienza della propria condizione, foriera di una nuova possibilità di riscatto per il popolo algerino. Fuori della cantina intanto poveracci e mendicanti riempiono le strade.

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