Chi sono gli Hui, i musulmani cinesi di etnia Han

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Alla scoperta degli Hui, i musulmani cinesi di etnia Han, protagonisti assoluti della storia di questo enorme paese

Gli Hui

Con il termine “Hui”, in cinese “回族”, si indicano tutti i musulmani cinesi che, pur avendo eventuali origini “non cinesi”, nel corso del tempo si sono sinesizzati, adottando il cinese come prima lingua ed alcuni dei costumi e del folklore locale, diventando spesso indistinguibili dagli Han (l’etnia maggioritaria della Cina) salvo che per la fede.

Naturalmente, anche all’interno degli stessi Hui le differenze sono tantissime, con alcuni gruppi che sono effettivamente degli “Han musulmani” ed altri che invece sono tutt’oggi molto legati alle proprie origini Arabe, turche e persiane e con tratti estremamente diversi dalla maggior parte della popolazione. A questi si vanno ad aggiungere alcuni piccoli gruppi presenti soprattutto nel Sud della Cina che, pur avendo per lingua madre un idioma diverso dal cinese standard (come ad esempio i Chăm musulmani), vengono inglobati per comodità nella definizione di “Hui”.

Alcune precisazioni

Non fanno parte degli Hui gli Uiguri, in quanto quest’ultimi, pur essendo musulmani, vengono considerati come gruppo etnico a sé stante alla pari di kazaki, tagiki, uzbeki e kirghisi.

Dal 1982 gli stessi Hui sono stati considerati ufficialmente come un gruppo etnico a sé stante e dunque ad oggi un cinese di etnia Han che dovesse convertirsi all’Islam rimarrebbe un Han; allo stesso modo, un Hui che, per qualsiasi motivo al mondo, non dovesse più seguire l’Islam verrebbe comunque considerato dal governo cinese come un Hui (qualcosa di molto simile ai Bosgnacchi di Bosnia).

Storia degli Hui:

Le origini e la dinastia Tang

Come detto prima, la storia degli Hui è molto complicata ed intricata in quanto si tratta di gruppi dalle origini molto diverse riuniti successivamente per convergenza religiosa, ma si può risalire alle probabili origini in base ai luoghi da loro abitati. Gli Hui del Guangdong e del Fuijian, ad esempio, sono legati soprattutto ai commercianti persiani ed arabi che attraversavano la Via della Seta; mentre quelli del Nord Est della Cina (nello specifico delle regioni di: Xinjiang, Ningxia, Shaanxi, Gansu e Qinghai) tendono ad essere legati soprattutto a commercianti persiani, turchi e mongoli, con i quali, vista anche la vicinanza all’Asia Centrale, sono anche collegati per storia.

La moschea di Xi’an

Il primo sviluppo a tali comunità venne dato sotto la dinastia Tang (618-907) che, pur combattendo contro i musulmani la leggendaria battaglia di Talas (751), sviluppò presto con quest’ultimi una sincera e profonda amicizia, cosa che porto i due mondi a continui scambi economici e culturali, fino alla costruzione di diverse moschee, fra cui svettano: la moschea di Huaisheng, costruita addirittura nel 627 a Guangzhou (conosciuta anche come Canton) e la grande moschea di Xi’an, risalente al 742 e visibile ancora oggi in tutto il suo splendore.

La dinastia Song (960-1279)

Il passaggio dalla dinastia Tang a quella Song non solo non fermò i continui traffici fra mondo musulmano e cinese, ma, anzi, sarà proprio sotto quest’ultimi che per la prima volta i musulmani locali passeranno dall’essere dei “mercanti in trasferta” a dei veri e propri perni del potere cinese.

La moschea di Qingjing

I Song infatti, sia per potenziare il proprio commercio sia per garantirsi dei nuovi mercenari pronti a combattere contro i loro rivali, la dinastia Liao, favorirono l’insediamento di molti di loro; fra cui svettano Su fei-erh, emiro di Bukhara che darà origine ad una stirpe rimasta ai vertici dello Shandong sino al 19°secolo. Altra dinastia che si affermerà in quel periodo sarà quella dei Pu, le cui origini risalgono ad Abu Ali, grande mercante ed ambasciatore abbaside stabilitosi a Guangzhou durante il regno dell’imperatore Renzong.

La formazione di tali centri di potere Hui si rivelerà ancor più importante con l’entrata in scena di una dinastia: quella degli Yuan.

La dinastia Yuan (1271-1368)

Quest’ultima, essendo di origine mongola, ebbe sin dai propri albori la tendenza a potenziare le minoranze non-Han presenti nel paese, cosa che fece la fortuna dei musulmani presenti in loco; per fare un esempio: secondo lo storico persiano Rashidu’d-Din Fadlu’llah, il Kublai Khan divise il proprio impero in 12 provincie e di queste ben 8 avevano come governatore un musulmano, mentre nelle restanti 4 lo erano i vicegovernatori.

La moschea di Songjiang

Se inizialmente le cose andarono a gonfie vele, con il passare del tempo le relazioni fra Yuan e musulmani peggiorarono sempre di più, con i primi che negavano ai credenti la possibilità di circoncidersi o di macellare la carne in maniera halal (divieto valido anche per la carne kosher degli ebrei) cosa che, unito all’alto tasso di corruzione, portò gli Hui ad unirsi sempre di più agli Han, diventando elemento imprescindibile per la salita al potere dei Ming, una nuova dinastia.

La dinastia Ming (1368-1644)

Quest’ultimi sono sicuramente quelli che, più di tutti, immaginarono la creazione di un Islam dai caratteri completamente cinesi e ciò fu favorito sia dall’eccellente rapporto dei Ming con l’Islam, tanto che la loro capitale, Nanjing, divenne uno dei maggiori del mondo islamico in Estremo Oriente, sia per una politica di isolazionismo sempre più forte adottata dai nuovi sovrani. A seguito di quest’ultima, infatti, l’Islam cinese iniziò ad acquisire connotati propri e molti di coloro che si vantavano di discendere da mercanti stranieri o emiri iniziarono ad adottare nomi e cultura cinesi. Proprio a tale periodo storico risalgono personaggi come Zheng He, il più grande navigatore della storia cinese che nel suo ultimo viaggio si recò persino a Mecca.

L’Eulogia dei 100 caratteri

Altro fattore determinante per lo sviluppo degli Hui sarà il totale appoggio della classe imperiale ed in particolare quello dell’imperatore Hongwu, il fondatore della dinastia Ming. Quest’ultimo, infatti, non solo fece costruire personalmente svariate moschee nel Sud della Cina, ma scrisse anche personalmente “l’Eulogia dei 100 caratteri”, dove lodava il profeta Muhammad e l’Islam; l’amore che provava verso tale fede era talmente sincero ed evidente che in molti ancora oggi credono sia diventato musulmano, anche se non esiste alcuna prova concreta di ciò. Altro grande sovrano noto per le sue simpatie verso l’Islam fu Yongle, che impedì la distruzione di ogni moschea e ne fece costruire almeno altre due; in generale si può dire che i Ming, anche per accontentare i molti generali musulmani del proprio esercito, si mostrarono sempre più benevoli verso l’Islam rispetto a religioni come, ad esempio, il Manichesimo ed il Nestorianesimo cristiano.

La dinastia Qing (1636-1912)

L’epoca Qing fu probabilmente una delle più turbolente e controverse per gli Hui, i quali, essendo fortemente legati ai Ming, ne pagarono più che mai le conseguenze; non a caso vi furono innumerevoli rivolte, 5 delle quali rischiarono davvero di fare danni irreparabili alla dinastia Qing. Al di là di questo, sotto la nuova stirpe ci fu un vero e proprio exploit degli ordini sufi, elemento che, pur partendo da nobili intenti, genererà ancor più divisioni all’interno della stessa comunità Hui, rendendola un bersaglio più facile per il potere imperiale.

Jahriyya
Il gongbei, ovvero il “complesso islamico” di Linxia

Per scoprire di più riguardo a tali ordini sufi ed alle rivolte contro i Qing, vi consiglio di recuperare questi vecchi articoli di Medio Oriente e Dintorni; nel frattempo facciamo un salto nel tempo al 1912, anno in cui venne fondata la Repubblica di Cina.

La caduta dell’Impero cinese

Anche se durante la Rivoluzione cinese del 1911 le forze Hui si divisero fra lealisti e rivoluzionari, con la nascita della Repubblica di Cina gli Hui (insieme a mongoli e tibetani) vennero riconosciuti allo stesso livello degli Han, cosa che, unita ad una nuova apertura cinese verso il mondo, permise a questa comunità di ritrovare lo slancio perduto sotto i Qing. Molti Hui si recarono infatti in tutto il mondo islamico per studiare e riprendere i legami con il resto della comunità musulmana(/Ummah) e quando tornarono aprirono molte nuove riviste a tema, potenziando inoltre centri storici dell’Islam cinese come Nanjing.

Bai Chongxi

Tale exploit fortificò ancor di più gli Hui anche sul campo politico e militare, tanto che, anche in anni tanto turbolenti come quelli, diedero vita a molti comandanti e generali in grado di plasmare le sorti del paese; fra gli esempi più celebri possiamo citare la Cricca dei Ma”, con cui 3 famiglie Hui (“Ma” è l’equivalente cinese di Muhammad) si spartirono il controllo delle regioni di Qinghai, Gansu e Ningzia, senza poi contare Bai Chongxi, una delle tre teste della cosiddetta “Nuova Cricca del Guanxi”, organizzazione militare che controllò per svariati anni il Guanxi.

L’invasione giapponese

Il vero periodo di terrore per la comunità Hui cominciò con l’arrivo dei giapponesi fra il 1937 ed il 1945, anni in cui portarono il terrore fra Cina e Corea, applicandosi più che mai per umiliare tutti i nuovi sudditi. Verso i musulmani, nello specifico, non vi furono “solo” casi di stupri, furti ed omicidi, ma i nipponici fecero di tutto anche per dissacrare i luoghi della fede, tanto da suscitare dei veri e propri casi diplomatici nel mondo musulmano con protagonisti del calibro di Muhammad Ali Jinnah, il futuro fondatore del Pakistan, ed İsmet İnönü, il secondo presidente della storia turca.

Ma Bufang, uno dei centri nevralgici della Cricca dei Ma, con Muhammad Naguib, primo leader dell’Egitto contemporaneo

Le offese subite furono tali che gli imam cinesi, capeggiati da Hu Songshan, dichiararono una vera e propria jihad contro gli invasori giapponesi, donando un nuovo vigore che permise agli Hui ed ai loro eserciti di avere un apporto decisivo nella difesa della Cina. Con l’exploit del comunismo, la maggior parte dei grandi generali Hui si schiererà a favore del Kuomintang, scelta che costò a molti la vita e ad alcuni l’esilio.

Sotto il Partito Comunista Cinese

Con il trionfo del Partito Comunista Cinese, i musulmani, così come gli appartenenti a qualsiasi altro culto, subirono in pieno la cosiddetta “Rivoluzione Culturale” (1966-1976), vedendo la pratica e gli edifici della loro fede fortemente osteggiati dal governo cinese; ciò causerà un malcontento mai del tutto sopito che sfocerà nell’ “Incidente di Shadian” del 1975, in cui, a seguito delle richieste di alcuni abitanti dello Yunnan di riaprire le moschee, il governo rispose ordinando una mattanza di 7 giorni in cui persero la vita circa 1600 persone.

La moschea di Dongguan

Con la salita al potere di Deng Xiaoping e le sue successive liberalizzazioni, la comunità Hui ha finalmente trovato la pace con lo stato, pur non dimenticando la drammatica sorte che stanno vivendo i loro fratelli Uiguri nello Xinjiang; va però sottolineato che, per quanto poi sfoci anche nella dissacrazione dell’Islam, il problema dello stato cinese con quest’ultimi è più legato alla loro diversità etnica ed identitaria piuttosto che ad un’appartenenza religiosa.

Gli Hui oggi

Secondo i più recenti sondaggi, in Cina vivono circa 11 milioni Hui, risultando la 3° etnia più presente nel paese dopo gli Han e gli Zhuang, ma fra le etnie minoritarie risultano essere quella più diffusa, con diverse regioni in cui sono il 2° gruppo etnico; nello specifico, rappresentano il 34% della popolazione nel Ningxia ed il 16% nel Qinghai, ottenendo risultati simili anche nel Gansu, nello Shaanxi ed un po’ più bassi nel Henan e nel Anhui.

La stragrande maggioranza degli Hui è sunnita e segue l’equivalente locale del madhab hanafita (Gedimu), ma sono presenti anche altri gruppi religiosi come i “salafiti locali” (Yihewani); tradizionalmente i Gedimu costruiscono moschee in stile cinese, mentre gli Yihewan si rifanno a stile e modello arabo, tuttavia è molto diffuso anche il mondo sufi, talvolta causa di scontri interni agli stessi Hui.

Una curiosità: la zuppa di noodles con manzo è un piatto storicamente legato ed associato agli Hui.

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