Biografia e bibliografia di Ngugi wa Thiong’o

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La biografia e la bibliografia (in italiano) di Ngugi wa Thiong’o, uno dei più grandi pensatori africani di sempre

Biografia di Ngugi wa Thiong’o: gli inizi

Ngugi wa Thiong’o nacque il 5 gennaio 1938 a Kamirithu, un piccolo paesino nella contea di Kiambu, in Kenya, da una famiglia di etnia kikuyu che lo battezzò con il nome di James; quest’ultima venne particolarmente coinvolta dalla Rivolta dei Mau Mau, durante il quale due fratelli vennero uccisi e la madre torturata dai lealisti inglesi. Dopo aver completato il liceo venne ammesso all’università di Makerere di Kampala, in Uganda, dove mise in scena The Black Hermit, la sua prima pièce teatrale; proprio in quel periodo fece la conoscenza di Chinua Achebe, altro incredibile scrittore africano specializzato sulla decolonizzazione.

Nel 1964 pubblicò “Weep Not, Child” (tradotto in italiano come “Se ne andranno le nuvole devastatrici”), che divenne il primo libro di un autore dell’Africa orientale ad esser tradotto in inglese, cosa che gli consentì di ricevere una borsa di studio per l’Università di Leeds, dove si specializzò sulla letteratura caraibica ed in particolare su George Lamming.

L’impegno politico

La grande svolta avviene tuttavia nel 1967, anno in cui abbracciò definitivamente il fanonismo di stampo marxista e pubblicò “A Grain of Wheat”, considerato da molti il suo capolavoro. Pur insegnando letteratura inglese all’università di Nairobi, nel 1970 decise di fare un cambiamento piccolo, ma significativo: cambiare nome. Fino ad allora, infatti, era conosciuto come James wa Thiong’o ma, giudicando quel nome figlio dell’oppressione coloniale, decise di adottare il nome di Ngũgĩ ed iniziare a scrivere le sue opere non più in inglese, bensì in gikuyo, la lingua del suo popolo; contestualmente a ciò, divenne un sostenitore dell’abolizione della cattedra di letteratura inglese nella sua università per sostituirla con una di letteratura africana.

Nel 1976 fondò il Kamiriithu Community Education and Cultural Centre per permettere ai giovani del posto di dedicarsi al teatro in lingua gikuyo e dare così spazio ad arte ed artisti locali; proprio qui nel 1977 diede vita, assieme a Ngugi wa Mirii, alla pièce “Ngaahika Ndeenda”, nella quale si denunciava la società postcoloniale ed i mille problemi che quest’ultima portava con sé. L’opera fu un successo clamoroso, divenendo però vittima proprio di quest’ultimo; l’allora vicepresidente Daniel arap Moi, sentendosi chiamato in causa, emana un mandato d’arresto che costringerà Ngugi wa Thiong’o in carcere per circa un anno, durante il quale scrisse la sua opera “Caitaani mũtharaba-Inĩ” (in inglese “Devil on the Cross”) su della carta igienica.

L’esilio

Nel 1978 fu finalmente libero dalle sbarre, ma, con la salita al potere di Daniel arap Moi gli furono chiuse tutte le porte del paese, costringendo sé stesso e la sua famiglia ad un esilio forzato dal suo Kenya. Durante tale periodo si spostò soprattutto fra Londra e gli Stati Uniti, riuscendo ad ottenere sempre più riconoscimenti accademici e scrivendo nel frattempo opere di primissimo valore, fra cui svetta “Decolonizzare la mente”, pubblicato nel 1986.

Nel 2004 farà finalmente ritorno in Kenya in occasione di un tour nell’Africa orientale, subendo però un’aggressione notturna nella quale vennero rubati diversi oggetti e venne messa a rischio l’incolumità della sua famiglia. Attualmente è professore emerito di inglese e letteratura comparata presso l’Università della California e vive negli Stati Uniti.

Bibliografia (in italiano) di Ngugi wa Thiong’o

Al momento le opere di Ngugi wa Thiong’o pubblicate in italiano sono 11:

“Se ne andranno le nuvole devastatrici” edito da Jaca Book (1975)

Due fratelli, Njoroge e Kamau, stanno su un mucchio di spazzatura e guardano al loro futuro: Njoroge andrà a scuola, mentre Kamau si allenerà per diventare falegname. Ma questo è il Kenya, e i tempi sono contro di loro: nelle foreste, i Mau Mau stanno dichiarando guerra al governo bianco, e i due fratelli e la loro famiglia devono decidere a chi devono essere leali. Per il pratico Kamau, la scelta è semplice, ma per Njoroge lo studioso, il sogno del progresso attraverso l’apprendimento è difficile a cui rinunciare.

“Un chicco di grano” edito da Jaca Book (1978)

Pubblicato in inglese nel 1967 e per la prima volta in italiano da Jaca Book nel 1978, il romanzo di Ngugi Wa Thiong’o, più volte candidato al Nobel per la letteratura, rappresenta una cruda analisi degli smarrimenti e delle divisioni affrontati dai kenioti dopo la celebrazione dell’Uhuru, il giorno dell’Indipendenza (12 dicembre 1963). Il romanzo ruota attorno ai festeggiamenti di questa giornata memorabile avvitando, in un incastro sapiente di passato, presente e futuro, le storie dei vari personaggi, tutti nativi dello stesso villaggio. Un intreccio che suscita emozioni quasi da romanzo «giallo», fino all’imprevedibile conclusione che il lettore giunge a scoprire spogliata di ogni trionfalismo.

“Petali di sangue” edito da Jaca Book (1979)

Lo sconcertante omicidio di tre direttori africani di un birrificio di proprietà straniera crea le premesse per questo romanzo fervente e incisivo sulla disillusione nel Kenya indipendente. Una storia apparentemente semplice, Petali di sangue è in superficie un’indagine piena di suspense su uno spettacolare triplice omicidio nell’entroterra del Kenya. Eppure, mentre le storie intrecciate dei quattro sospettati si svolgono, emerge un quadro devastante di una moderna nazione del terzo mondo le cui persone frustrate sentono che i loro leader li hanno delusi ripetutamente.

“Spostare il centro del mondo” edito da Meltemi (2000)

Convinto che ogni scrittore debba esprimersi nella propria lingua di origine, Thiong’o, nel 1977, incominciò a scrivere solo in kikuyu. Il governo Kenyatta prima lo mise in prigione, poi lo esiliò. In questi famosi saggi lo scrittore kenyota muove da una considerazione: l’Occidente si considera il centro del mondo; controlla il potere culturale, così come controlla quello politico ed economico. Spostare quel centro è indispensabile per liberare le culture del mondo dai recinti del nazionalismo, della classe, della razza, del sesso.

“Sogni in tempo di guerra” edito da Jaca Book (2012)

Ngugi Wa Thiong’o, fra i più grandi scrittori africani viventi, dispiega in queste pagine il racconto della sua infanzia e prima adolescenza con disarmante semplicità e freschezza. Scrittore capace di esplosiva denuncia politica (Petali di sangue, Jaca Book, 1979) e di complesse tessiture polifoniche del mondo keniano post-indipendenza (“Un chicco di grano”, Jaca Book, 1978, 1997), raccoglie qui le sue energie di narratore distillandole in un linguaggio immediato, che si fonde con il racconto di se stesso ragazzino, ma che progressivamente sempre più va amplificandosi nei grandi eventi storici in cui il protagonista si trova immerso. Prendendo le mosse dai più lontani ricordi del suo gruppo familiare, tutta l’esistenza raccolta nelle cinque capanne del padre e delle sue quattro mogli, la storia personale del bambino finisce per incontrarsi e scontrarsi con quella di un Kenya scosso dai fermenti indipendentisti e dalla dura repressione del governo britannico. Il fascino della parola pervade tutto il libro, presagio del destino del protagonista: dai racconti collettivi del paese, in cui la consistenza storica del fatto si perde nella pluralità delle voci che lo compongono, alle storie raccontate in famiglia “con il riflesso delle fiamme che danzava sui volti”, dall’incontro con la parola scritta, grazie a un’inseparabile Vangelo prima e alla biblioteca di un insegnante poi, alla fallace linearità della propaganda coloniale che occupa ogni spazio pubblico…

“Un matrimonio benedetto” edito da quarup (2015)

Kenya, Seconda Guerra Mondiale: Wariuki è un giovane con pochi soldi e un sacco di fascino, che gira per il suo villaggio con una bici mezza scassata e coloratissima, si esibisce in danze scatenate e in irriverenti imitazioni dei “padroni bianchi” e dei neri che accettano di diventarne servi. E così facendo “conquista il cuore di Miriamu”, ragazza di buona famiglia dell’alta borghesia kenyota, figlia minuta e obbediente di Douglas Jones, ricco imprenditore che naturalmente per la figlia desidera “il meglio”. Convoca così l’aspirante genero e gli fa presente che anche se “la famiglia non si opporrà al matrimonio, esso dovrà svolgersi sotto la Croce, un matrimonio in chiesa”. I due innamorati (lui “pagano”, lei con un cristianesimo fatto di misericordia e canzoni), scappano e si amano, ma dal giorno di quel “processo” Wariuki vivrà con un tarlo dentro che alla lunga li porterà alla fine: non è felice, e per lavare l’onta di quel giorno fa di tutto: mette su un’impresa che commercia legname, inglesizza il suo nome, studia all’occidentale e diviene ricco e cristiano. Per tornare infine dai suoceri e lavare l’onta, con un matrimonio riparatore e benedetto finalmente dalla Croce.

Decolonizzare la mente” edito da Jaca Book (2015)

I quattro testi di Ngũgĩ che compongono Decolonizzare la mente, sono la summa di un pensiero che si è andato formando con anni di studio e con dolorose esperienze vissute in prima persona; in particolare la scelta di scrivere una pièce di critica al potere nella sua lingua madre, il gikuyu, in modo da poter essere compreso da ogni strato di pubblico, gli costò nel 1978 un anno di detenzione. Fu in quei mesi che l’autore maturò la convinzione che «l’arma più grande scatenata ogni giorno dall’imperialismo contro la sfida collettiva degli oppressi è la bomba culturale, una bomba che annulla la fiducia di un popolo nel proprio nome, nella propria lingua, nelle proprie capacità e in definitiva in sé stesso». In tal senso, questo volume anche oggi può dire molto ai lettori occidentali che vogliano osservare criticamente i fenomeni connessi alla globalizzazione e gli effetti di una politica culturale omologante.

“Scrivere per la pace” edito da La Nave di Teseo (2017)

Per oltre sessant’anni, Ngugi wa Thiong’o ha scritto dell’Africa con indomito coraggio, affrontando domande, ponendo sfide, raccogliendo storie e provando a immaginare un futuro possibile per il suo continente. Nella sua ampia produzione letteraria, “Scrivere per la pace” rappresenta il punto più alto della sua riflessione saggistica, raccogliendo per la prima volta i testi scritti dall’autore in oltre tre decenni su una vasta area di tematiche: dal ruolo dell’intellettuale alle violenze coloniali, dal tradimento dittatoriale dei processi di decolonizzazione, alle lotte politiche in un’era di capitalismo rampante, dalle più attuali eredità della schiavitù fino alle uniche prospettive possibili per la pace e l’eguaglianza. Capace di definire un volto vivido ed estremamente contemporaneo del continente africano in un momento storico in cui da esso emergono le sfide più difficili cui l’Europa, l’America e l’Asia devono trovare risposte, questo libro ci ricorda la potenza dell’opera di Ngugi wa Thiong’o e offre una riflessione chiara e coraggiosa, tesa a fare della letteratura uno strumento per migliorare il mondo: Scrivere per la pace è, per questo, una lettura indispensabile.

“Il mago dei corvi” edito da La Nave di Teseo (2019)

Il Presidente dell’Aburiria – poverissimo paese africano vessato dalla dittatura – soffre di una strana malattia: l’uomo vorace e senza scrupoli che ha instaurato un governo repressivo fondato sulla paura, ora fluttua nella stanza del trono, gonfio a dismisura e incapace di parlare. Nessuno può curarlo, tranne il famigerato Mago dei corvi: un giovane stregone di nome Kamiti, noto tra la gente per le sue straordinarie facoltà magiche. Nel paese intanto, mentre il governo avvia la costruzione di un’opera faraonica – la Marcia verso il Paradiso, una sorta di moderna Torre di Babele esplode la protesta guidata dal Movimento per la Voce del Popolo, di cui fa parte la bella Nyawira, che lotta clandestinamente per i diritti delle donne, per i poveri e la libertà. È così che proprio sul Mago dei corvi si concentrano le speranze di tutti: ragazzi e anziani, ribelli e reazionari, esponenti della rivolta e ministri – ogni fazione vorrebbe approfittare degli infallibili poteri del Mago. L’incontro con Nyawira segnerà per entrambi l’inizio di un’avventura: lei, accusata di essere una sovversiva, è il nemico numero uno del governo; lui invece è ricercato dalle autorità per curare il male del Presidente, venendo così chiamato a una scelta difficile. Accetterà di piegarsi al potere o preferirà lottare per il suo paese?

“Nella casa dell’interprete” edito da Calabuig (2019)

«Come ha potuto un intero villaggio, la sua gente, la sua storia, tutto, svanire in questo modo?» Se lo chiede il giovane Ngugi wa Thiong’o, di ritorno nell’aprile 1955 dal college britannico vicino Nairobi che frequenta, quando scopre che il suo paese natale è sparito, e la sua casa di famiglia rasa al suolo. Lo scrittore rievoca con commozione le esperienze che lo trasformarono in un autore, più volte candidato al premio Nobel per la letteratura, e, in quanto dissidente politico, in un esempio morale per tutti. “Nella casa dell’interprete” è il feroce racconto della storia di un uomo e di una nazione.

“Globalettica. Teoria e politica della conoscenza” edito da Jaca Book (2019)

Il concetto di globalettica è ricavato dalla forma del globo. Sulla sua superficie non esiste un centro: ogni punto è ugualmente centrale. Per quanto concerne il centro interno del globo, tutti i punti della superficie sono equidistanti da esso – come i raggi della ruota di una bicicletta che si congiungono nel mozzo. La globalettica coniuga globalità e dialettica per descrivere un dialogo che influisce su tutti gli interlocutori – o multilogo – nel contesto dei fenomeni della natura e della cultura, in uno spazio globale che sta rapidamente trascendendo gli spazi delimitati in modo artificiale, come la nazione e la regione. Il globale è ciò che vedono gli esseri umani a bordo di un’astronave o di una stazione spaziale internazionale; il dialettico è la dinamica interna che essi non vedono. La globalettica abbraccia l’interezza, l’interconnessione, l’eguaglianza di potenzialità delle parti, la tensione e il movimento. È un modo di pensare e di porsi in relazione con il mondo, in particolare nell’era della globalità e della globalizzazione.

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