“E che Dio ce la mandi buona” di Hüseyin Rahmi Gürpınar

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“E che Dio ce la mandi buona” è un racconto breve che, partendo da una truffa, racconta le profonde disparità nella Istanbul ottomana

E che Dio ce la mandi buona

Nel contesto devastante dell’epidemia di influenza spagnola che flagella il mondo, Istanbul è sconvolta da incendi devastanti e diffusi focolai della malattia. Questa terribile epidemia non fa discriminazioni, colpendo tanto le abitazioni umili quanto i sontuosi palazzi dei ricchi, lasciando inevitabilmente dietro di sé un tragico bilancio di vittime. Nel caos generato dalla paura e dalle credenze superstiziose, alcuni approfittatori cercano di stabilire un ordine basato su pretese di santità al fine di trarne vantaggio personale. Attraverso questo romanzo, Hüseyin Rahmi Gürpınar esplora le contraddizioni di un’epoca turbolenta, svelando gli aspetti più oscuri e controversi della società del suo tempo. Il lettore viene trascinato in un’avvincente storia ricca di mistero, in cui l’autore dipinge un quadro di una Istanbul dilaniata dalle tragedie e dalle tensioni sociali.

Una bravata per raccontare il disagio

“E che Dio ce la mandi buona” è un romanzo breve che, partendo da una mezza truffa, racconta le profonde disparità della società stambuliota di inizio ‘900. L’inganno a cui è legato il mistico Abdal Veli, infatti, serve ad Hüseyin Rahmi Gürpinar soprattutto per mostrare al lettore le grandi ingiustizie economiche ed alimentari che dividevano i ceti più umili da quelli più ricchi della città, con i primi che spesso e volentieri vendevano sé stessi per non morire di fame ed i secondi intenti più che mai a godersi il proprio denaro ed abbondanza di cibo.

E che Dio cel mandi buona

Un piccolo dramma misto ad una satira mai troppo velata nei confronti di mistici e santoni che, pur rimanendo diverso per ambientazioni, svolgimento e sfondo culturale, finisce per diventare una sorta di “Canto di Natale” in versione ottomana, ricordando a tutti il male che i più umili patiscono ogni giorno a dispetto delle feste e delle danze dei più abbienti.

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