“Le donne della famiglia” di Mahmud Shukair

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“Le donne della famiglia” di Mahmud Shukair è un romanzo in grado di farvi scoprire cosa accadde dentro le famiglie palestinesi fra 1936 ed il 1982, concentrandosi soprattutto sulla figura della donna

Le donne della famiglia

Fin da piccolo, Mohammed ha ben chiaro quale sarà il suo destino. O meglio, il destino che il padre Mennan ha sempre voluto per lui: succedergli come capoclan degli ‘Abd al-Lat. Ma quando arriva il momento fatidico, Mohammed, che non si è mai sentito davvero all’altezza, preferisce onorare diversamente l’eredità paterna, mettendo per iscritto la storia del clan. Allora ritorna col pensiero alla Palestina della sua infanzia, agli anni Quaranta, quando la sua famiglia lascia il deserto e si stabilisce nel paesino di Ras al-Naba‘, alle porte di Gerusalemme. Abbracciare la sedentarietà è solo la prima delle tante sfide che gli ‘Abd al-Lat dovranno affrontare nel tempo. Come la nascita dello stato di Israele nel 1948, la disfatta degli eserciti arabi nel ’67 e la guerra del ’73. Alcuni di loro lasceranno il paese, in cerca di un futuro migliore in Giordania, Kuwait o Brasile. Altri resteranno e tenteranno, ciascuno a modo proprio, di conciliare il retaggio beduino con l’avvento della modernità. Alla voce di Mohammed, impiegato in un tribunale religioso, si intrecciano quelle del fratello Fleihan, scaltro contrabbandiere, e della madre Wadha, fermamente convinta che la lavatrice sia abitata da spiriti maligni. Insieme ai ricordi emergeranno anche le storie delle donne della famiglia: le loro lotte, le loro sofferenze, la loro caparbietà.

Un romanzo familiare

“Le donne della famiglia” è un romanzo che racconta la storia del clan degli ‘Abd al-Lat, fuggito dal deserto poco prima della nascita di Israele e rifugiatosi poi a Ras al Naba’, sobborgo situato alle porte di Gerusalemme e divenutone poi un quartiere. Il romanzo parte all’incirca dalla Grande rivolta araba (1936-39) per arrivare sino al 1982, periodo in cui il patriarca Mennan, morirà di vecchiaia; la narrazione tuttavia non è del tutto lineare e più e più volte si farà avanti indietro nel tempo, quasi fossero delle chiacchiere in famiglia di fianco al focolare.

Mahmud Shukair

La caratteristica principale di “Le donne della famiglia” è infatti proprio quella di far provare al lettore le stesse sensazioni e situazioni vissute dal clan degli Abd al-Lat, andando a sacrificare la narrazione cronologica dei fatti con una più aneddotica e fatta con il cuore. Tale aspetto lo rende abbastanza diverso da libri come “La casa dei notabili” di Amira Ghenim, dove invece la trama dev’essere cronologica per raccontare la storia del paese, ne “Le donne della famiglia” la sensazione è invece più affine a quella di un backstage o in generale una visuale diversa verso elementi così conosciuti da non aver bisogno di particolari spiegazioni; la storia palestinese ed i suoi scontri con Israele sono ben presenti, eppure i problemi che vengono più alla luce sono proprio quelli interni alla società palestinese stessa.

Una famiglia, tante tematiche

Si parla ad esempio dell’immigrazione palestinese in Brasile (riguardo al quale trovate qui un articolo specifico), della frammentazione politica palestinese con la conseguente perdita di centralità del clan, delle attività di contrabbando, di divorzi e, soprattutto, di donne. Mahmud Shukair si è infatti da sempre contraddistinto per una particolare sensibilità riguardo ai diritti delle donne nel proprio paese e qui tale aspetto viene particolarmente in mostra.

“Prendendo nota nel mio quaderno delle deposizioni di donne che volevano divorziare dai loro mariti e di uomini che volevano divorziare dalle loro mogli, dunque, mi sono convinto che, con il tempo e con tutti i racconti, i dettagli e i fatti che stavo raccogliendo, avrei scritto un lungo romanzo a puntate con il quale avrei scosso dalle fondamenta la nostra società patriarcale che opprimeva le donne, le mortificava e le privava dei loro diritti e della loro dignità. Vedevo un legame fra l’oppressione femminile e la perdita del paese e dicevo a qualche amico: Non riusciremo a liberare la Palestina fintanto che le nostre donne continueranno ad essere maltrattate.”

Ovviamente stiamo parlando di un romanzo scritto da un uomo ed in cui la maggior parte dei narratori sono uomini, ma le riflessioni che vengono alla luce segnano comunque un netto e definitivo distacco da una mentalità legata a doppio filo con costumi e tradizioni, iniziando a domandarsi se ha davvero senso perseguirle fino alla fine e mettere così a repentaglio la felicità di molti. Un libro molto interessante e ben scritto, in grado di farvi vedere la storia della Palestina sotto un profilo umano più che storico.

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