Biografia e bibliografia di Mahmud Shukair

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La biografia e la bibliografia (in italiano) di Mahmud Shukair, grande scrittore palestinese noto per le sue storie su Gerusalemme ed i suoi abitanti

Biografia di Mahmud Shukair: la gioventù

Mahmud Shukair nacque nel 1941 a Jabal al-Mukabbir, storico quartiere palestinese di Gerusalemme, e fin da subito rimase affascinato tanto dalla lettura quanto dalla bellezza della città, elementi che contraddistingueranno tutta la sua vita. A lungo desideroso di intraprendere la carriera di scrittore, nel 1961 vide finalmente realizzato il suo sogno grazie ad un testo in cui raccontava l’attacco israeliano al suo villaggio nel 1948, l’anno della Nakba. 4 anni dopo si laureò all’Università di Damasco in filosofia e sociologia, lavorando in modo stabile tanto come insegnante quanto come giornalista; inoltre, proprio quell’anno, si iscrisse al Partito comunista palestinese.

Mahmud Shukair

Da sempre attivo al fianco del suo popolo, con l’arrivo dell’occupazione israeliana organizzò continui e costanti scioperi e dimostrazioni a Gerusalemme cosa che, unita alla sua attività letteraria, fecero infuriare più che mai gli occupanti sionisti, i quali nel 1969 lo misero in detenzione amministrativa per ben 10 mesi. Nel 1972 lo misero agli arresti domiciliari per un anno, ma ciò non solo non fermò il suo attivismo, ma nemmeno la sua disobbedienza civile, tanto che per 2 mesi riuscì a far perdere le sue tracce prima di esser riacciuffato, ma a quel punto lo rimisero in carcere per altri 10 mesi.

La maturità

Nel 1975 venne deportato dalla propria città dovendo subire l’esilio forzato dalla propria casa per quasi vent’anni; inizialmente si recò a Beirut, dove passò 8 mesi, e poi si trasferì ad Amman, luogo in cui rimase sino al 1987, anno in cui si recò ad Algeri per una conferenza degli scrittori palestinesi, decidendo a quel punto di stabilirsi a Praga, dove rimase 3 anni prima di tornare ad Amman. Il suo esilio finirà solo con gli Accordi di Oslo, grazie al quale, fra le varie cose, venne accordato a lui e ad altri 29 deportati palestinesi di far ritorno alle proprie case.

Mahmud Shukair
Mahmud Shukair sulla copertina di Banipal nella primavera del 2021

Proprio in quel periodo Mahmoud Darwish lo convinse a pubblicare la sua esperienza in carcere ed in esilio sulla rivista al Karmel, all’epoca da a lui supervisionata; in generale, da quel momento in avanti Mahmud Shukair venne riconosciuto nel mondo come uno dei maggiori narratori palestinesi per quanto riguarda Gerusalemme, la sua storia ed i suoi abitanti.

Bibliografia (in italiano) di Mahmud Shukair

Al momento le opere di Mahmud Shukair pubblicate in italiano sono 4:

“Mia cugina Condoleezza e altri racconti” edito da Edizioni Q (2013)

Mahmud Shukair

Mia cugina Condoleezza e altri racconti è una raccolta di undici racconti brevi che oscillano tra il grottesco e il sarcastico, nei quali Mahmud Shukair dipinge i dettagli di un quadro al cui centro emergono personaggi quasi caricaturali di un microcosmo isolato e assediato, ma che, per l’apparire di personalità di fama internazionale usate come pretesto narrativo, assume una dimensione globale. Seppur divertiti dal registro ironico della narrazione, ci si ritrova davanti alla presenza costante e ineludibile dei soldati israeliani, all’immagine ricorrente delle code ai checkpoint e alle traiettorie che il muro d’apartheid obbliga a percorrere.

“La foto di Shakira e altri racconti” edito da Edizioni Q (2014)

La foto di Shakira e altri racconti di Mahmud Shukair è una raccolta di ventinove racconti brevi, nei quali i personaggi si muovono sulla scena dell’occupazione israeliana della Palestina storica. Sono i dettagli, le piccole annotazioni a ricordarcelo. Raramente la letteratura ha saputo illustrare l’atmosfera dell’occupazione in modo così efficace. Quanto più essa è pesante, tanto più viene descritta senza enfasi: una catastrofe assurda che cambia il senso delle cose, in primo luogo di quelle che rappresentano la normalità. Nessuno sfugge allo sguardo ironico dell’autore, tanto meno lui stesso. Le sue sono, soprattutto, storie di famiglia, talvolta raccontate in prima persona. Storie che, pur raffigurando un microcosmo, assumono una dimensione globale per l’apparire di personalità di fama internazionale usate come pretesto narrativo.

“Racconti di Gerusalemme e dintorni” edito da Edizioni Q (2021)

Racconti di Gerusalemme e dintorni mette insieme, in traduzione italiana, sedici racconti brevi di Mahmud Shukair, scelti dalle raccolte La foto di Shakira e Mia cugina Condoleezza. Sono i dettagli, le piccole annotazioni a parlare dell’atmosfera in cui si vive sotto assedio militare permanente. Storie di quartiere, mi­crocosmo di una terra occupata, abitata da personaggi assurdi che vorrebbero oltrepassare il muro, uscire dall’assedio, evadere. L’assurdo delle situazioni è in rapporto allucinato con l’aspirazione alla normalità. Un espediente narrativo, l’evocazione di personaggi celebri, restituisce alle voci degli oppressi una risonanza minima, a compensazione di una vita difficile. La pre­senza di personaggi del mondo della politica, del cinema o dello sport e la descrizione caricaturale dei protagonisti, rappresentanti di una società patriarcale, aggrappata ai valori dell’apparenza, il registro ironico e grottesco della narrazione conferiscono alla lettura leggerezza e ilarità. Ma, sullo sfondo dei racconti, descritta senza enfasi, si staglia inesorabile l’occupazione militare israeliana.

“Le donne della famiglia” edito da Francesco Brioschi editore (2022)

Mahmud Shukair

Fin da piccolo, Mohammed ha ben chiaro quale sarà il suo destino. O meglio, il destino che il padre Mennan ha sempre voluto per lui: succedergli come capoclan degli ‘Abd al-Lat. Ma quando arriva il momento fatidico, Mohammed, che non si è mai sentito davvero all’altezza, preferisce onorare diversamente l’eredità paterna, mettendo per iscritto la storia del clan. Allora ritorna col pensiero alla Palestina della sua infanzia, agli anni Quaranta, quando la sua famiglia lascia il deserto e si stabilisce nel paesino di Ras al-Naba‘, alle porte di Gerusalemme. Abbracciare la sedentarietà è solo la prima delle tante sfide che gli ‘Abd al-Lat dovranno affrontare nel tempo. Come la nascita dello stato di Israele nel 1948, la disfatta degli eserciti arabi nel ’67 e la guerra del ’73. Alcuni di loro lasceranno il paese, in cerca di un futuro migliore in Giordania, Kuwait o Brasile. Altri resteranno e tenteranno, ciascuno a modo proprio, di conciliare il retaggio beduino con l’avvento della modernità. Alla voce di Mohammed, impiegato in un tribunale religioso, si intrecciano quelle del fratello Fleihan, scaltro contrabbandiere, e della madre Wadha, fermamente convinta che la lavatrice sia abitata da spiriti maligni. Insieme ai ricordi emergeranno anche le storie delle donne della famiglia: le loro lotte, le loro sofferenze, la loro caparbietà.

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