2 racconti Hui (cinesi musulmani) sulla lepre

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Per celebrare il capodanno cinese e dar il benvenuto all’Anno della lepre, ho deciso di tradurvi due racconti degli Hui (cinesi musulmani) proprio riguardo a questo interessante animale

Breve premessa

Entrambe le favole sono tratte da e tradotte da “Mythology and Folklore of the Hui, A Muslim Chinese People” di Shujiang Li e Karl W.Luckert, un libro (disponibile solo in inglese) che racconta appunto della mitologia e del folklore presso questa affascinante popolazione. Gli Hui sono i musulmani cinesi di etnia Han, popolazione riconosciuta dalla Cina e che oggi rappresenta circa 20 milioni di persone. Non vanno confusi con gli Uiguri, altra popolazione musulmana presente in Cina, proprio per le diverse origini; infatti, mentre quest’ultimi sono una popolazione turca, gli Hui rappresentano proprio quegli Han che, per convinzione o per amore, nel corso dei secoli decisero di convertirsi all’Islam, tanto da formare una etnia diversa da quella maggioritaria della Cina.

Se capite l’inglese e volete saperne di più, vi consiglio questo video a riguardo

Va anche specificato che, anche se questa distinzione era originariamente legata ad un aspetto religioso, al giorno d’oggi gli Hui sono proprio una diversa etnia e dunque non tutti sono estremamente legati alla fede. Ad oggi i rapporti con l’autorità cinese vivono di alti e bassi, ma sono sicuramente migliori di quelli fra Uiguri e Cina.

La Tigre e la Lepre

Allah l’altissimo creò la Tigre e le lasciò cacciare l’umanità e tutte le bestie. Questa dunque iniziò a dire agli altri animali che era l’Onnipotente che l’aveva autorizzata a dargli la caccia, ma questi non erano troppo convinti ed è per tale motivo che essa si dava molto da fare per riempire il suo stomaco. Un giorno la Tigre pensò: “Come posso catturarli e nutrirmene senza un grande sforzo?” Ci rifletté a lungo, fino a quando ebbe un’idea: li avrebbe mangiati in una specifica sequenza; indisse allora un grande concilio, invitando tutti gli animali a raccolta.

“Allah mi ha lasciato cacciare tutti gli animali”, disse la Tigre, “ma poiché non posso né mangiarvi tutti in una sola volta né mangiare la stessa cosa ogni giorno, la mia idea è di mangiarvi a turno, ogni giorno una bestia diversa. Chiunque si rifiuterà di venire volontariamente verrà ucciso insieme a tutta la sua specie. Ora discutete tra di voi e stabilite chi sarà il primo a venire.”. L’ingegnosa Lepre fu la prima a parlare: “Maestà, ho una buona idea: perché non venire in sequenza dal più grande al più piccolo?”. “Così è deciso!”, rispose la Tigre deliziata, ed annunciò che il concilio era terminato, con tutto il resto degli animali che si trovò allora impotente.

Lepre

Finalmente giunse il giorno in cui era il turno della Lepre fare da colazione. L’alba passò e la Lepre non si fece vedere. La tigre iniziò a sentirsi affamata, ma aspettò ed aspettò. Alla fine la lepre si avvicinò in gran fretta e, prima che la Tigre potesse avere la possibilità di dire qualcosa, la Lepre gridò, senza fiato: “Maestà, mi aiuti! Mia moglie è stata portata via da una tigre, la prego la salvi! Altrimenti, che cosa mangerà vossignoria il prossimo anno?”

La Tigre pensò: “Come posso mai condividere la montagna con un’altra tigre?”. Chiese allora alla Lepre: “Visto che c’è solo una tigre in queste montagne, e questa sono io, come può essercene un’altra?”. “Se non mi crede, venga con me e guardi lei stessa. è qui vicino alla sorgente”. La Tigre decise di credergli e disse: “Andiamo e vediamo; fai strada!”. E così seguì la Lepre sino alla sorgente. Una volta giunti, la Lepre disse alla Tigre: “Maestà, temo la tigre, ma se mi terrà nella sua bocca non avrò più paura.”. E così la Tigre prese la Lepre nella sua bocca. Una volta raggiunta l’acqua, la Tigre fu sorpresa di vedere nell’acqua un’altra tigre. Era grande come lei e, come lei, aveva nella bocca una lepre.

Lasciò andare la Lepre e, non curandosi delle conseguenze, saltò nella sorgente. La Lepre rimase vicino all’acqua, gioendo, e sulla faccia le spuntò un grande sorriso. In breve tempo la Tigre affogò e la Lepre tornò a casa felice e contenta passando il resto del suo tempo con sua moglie ed i suoi figli.

La versione di Rumi

Leggendo questa favola è davvero impossibile non farsi venire alla mente un racconto riportato Rumi nel suo meraviglioso Masnavi. Le due storie sono infatti pressoché la stessa, con l’unica differenza che in quella di Mevlana l’animale cardine è il leone, mentre in quella degli Hui a far da padrone è la tigre, animale decisamente più conosciuto nell’universo culturale cinese, tanto da essere uno dei 12 simboli del calendario. Probabilmente l’intero racconto ha origini ancor più antiche di entrambe le storie raccontate, ma ci tengo a mettervi anche il pensiero di Rumi a riguardo poiché dal mio punto di vista innalza il valore di questa storia, dandole anche un valore mistico/spirituale di assoluta rilevanza.

Il leone vide il proprio riflesso, ecco: nell’acqua brillava l’immagine di un leone con al fianco un robusto leprotto.
Vedendo nell’acqua il suo avversario, abbandonò il leprotto e saltò dentro al pozzo.
Cadde in quel pozzo che egli stesso aveva scavato, poiché il peccato ricade sul capo di chi lo commette.
Infatti tutti i saggi affermano che il peccato di coloro che compiono il male diventa per essi un pozzo oscuro.
Più si è malvagi, più spaventoso è il pozzo; la giustizia divina ha decretato il castigo più grande per il peccato più grande.
Tu scavi pozzi di malvagità: sappi allora che stai costruendo una trappola per te stesso.
Non tessere un bozzolo attraverso te stesso come il baco da seta. Se scavi un pozzo per te stesso, scava con ponderatezza.
Non credere che il debole sia senza un difensore, e recita del Corano: Quando il soccorso di Dio giunge [Corano 110a1]
Se sei un elefante e il tuo nemico ti è sfuggito spaventato, ecco che è giunta su di te la retribuzione degli stormi di uccelli [Corano 105a3]
Lepre
Se un pover’uomo sulla terra implora pietà, dal cielo si leva un tumulto. 
Se mordi coi denti qualcuno e lo fai sanguinare, avrai mal di denti. Che farai allora? 
Il leone si vide nel pozzo e per il furore non distinse sé stesso dal suo nemico.
Vide come nemico il proprio riflesso; in breve, usò la spada contro sé stesso.
Oh tu, Tal dei Tali! Molti errori che vedi negli altri sono la tua stessa essenza riflessa in loro.
In essi si manifesta tutto ciò che che tu sei con la tua ipocrisia, con la tua ingiustizia, con la tua insolenza. 
Sei tu quello, è te stesso che colpisci, ed è te stesso che in quel momento maledici.
Non giungi a vedere chiaramente il male dentro di te, altrimenti ti desteresti con tutto il cuore.
È te stesso che aggredisci, oh sciocco, come il leone aggredì sé stesso. 
Quando giungerai al fondo della tua propria natura, allora saprai che quell’abiezione veniva da te.
Nel fondo del pozzo fu manifesto al leone che quel che gli sembrava un altro era soltanto la sua propria immagine.
Chiunque strappa i denti di un povero infelice agisce come fece il leone che vedeva in modo sbagliato.
Oh tu che vedi un riflesso cattivo sul viso di tuo zio, non è tuo zio il cattivo, sei tu: non fuggire lontano da te stesso!

Dal Masnavi di rumi, scopri di più a questo link

La lepre ed il cane

La Lepre si stava nutrendo su una collina, quando venne avvistata da un Cane, che iniziò ad inseguirla. La Lepre cominciò allora a correre intorno alla quest’ultima. Dopo un po’ si girò e vide che il Cane era rimasto molto indietro, allora cambiò direzione ed iniziò a correre verso il fondo della collina. Poiché le sue zampe anteriori erano più corte di quelle posteriori, cominciò a correre più lentamente, tanto che venne presto raggiunta dal Cane.

Lepre

A quel punto la Lepre, sempre più terrorizzata, gridò: “Nonno cane, Nonno cane, abbi pietà di me!” iniziando a correre alla massima velocità permessa dalle sue gambe. Sentendo quelle parole il Cane allentò il suo sforzo, ma nel frattempo la Lepre non smise di correre, tanto che discese giù e si arrampicò su un’altra montagna, lasciando il cane sempre più indietro.

Quando arrivò a metà dell’altura, la Lepre si guardò dietro e vide che il Cane era ancora ai piedi della montagna; a quel punto si fece coraggio ed urlò: “Cane, Cane, tu sei come mio nipote! Ora guarda quanto è veloce tuo Nonno lepre!” e con queste parole corse fino alla cima della montagna. Il Cane non riuscì a sentire nulla, la Lepre corse ancora e di lei non vi fu più traccia.

In conclusione

Come dimostrato dalle due storie, entrambe tratte e tradotte da “Mythology and the Folklore of the Hui” di Shujiang Li e Karl W.Luckert, nel mondo cinese il coniglio è un animale estremamente fortunato ed intelligente, incline ad utilizzare la forza delle parole, più che la violenza, per risolvere i propri problemi. Buon anno del Coniglio a tutti

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