Viaggiatori arabi: Ibn Majid, colui che portò Vasco da Gama in India

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Seguendo “Viaggi e viaggiatori arabi” di Francesco Gabrieli, scopriamo insieme Ibn Majid, uno dei più grandi navigatori di sempre che (purtroppo) fece da guida ai portoghesi verso l’India

Ibn Majid

Come per tanti grandi navigatori arabi, la precisa biografia di Ibn Majid è perlopiù avvolta nel mistero anche se, soprattutto nell’ultimo secolo, sono state fatte grandi scoperte a riguardo. Conosciamo innanzitutto le sue origini, che risalgono all’odierno territorio di Ras al Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti, e sappiamo anche che veniva da una famiglia che da sempre produceva fra i più grandi marinai del mondo arabo; non ci è ancora del tutto chiara la data di nascita, ma risalga a circa il 1432. Fin da giovanissimo, Ibn Majid seguì la tradizione familiare, divenendo il più grande navigatore della sua generazione, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Leone del Mare”. Per tutta la sua vita viaggiò in lungo e in largo, toccando costantemente tanto le coste africane tanto quelle indiane e scrivendo numerosissimi trattati su viaggi e navigazione.

Proprio per tale motivo, quando Vasco da Gama circumnavigò l’Africa giungendo sino al Golfo Persico, a lui si rivolse. Grazie alle sue incredibili conoscenze navali, Ibn Majid portò a termine il suo compito, permettendo ai portoghesi di giungere sino alle coste di Kozhikode (conosciuta anche come Calicut), nello stato del Kerala, nel Sud-ovest dell’India. Tuttavia, va detto che tale viaggio fu probabilmente il più amaro da lui mai compiuto, poiché già aveva avvertito da lontano la triste sorte che l’arrivo di Vasco de Gama avrebbe portato all’India ed al mondo arabo in generale.

A dover di cronaca va però detto che, secondo alcune scoperte fatte nel 2002 da Sheikh Sultan bin Mohammed Al Qasimi, emiro di Sharjah ed stimato storico degli Emirati Arabi Uniti, Ibn Majid potrebbe aver conosciuto Vasco da Gama per fama, senza però incontrarlo mai dal vivo. Grazie al ritrovamento di alcuni antichi testi, pare infatti che la guida del celebre lusitano non fu lui, ma un indiano cristiano del Gujarat; ciò spiegherebbe anche il soprannome utilizzato durante il viaggio “Malemo Kanaka”, ovvero “il Maestro astrologo” in un mix di arabo e indiano (purtroppo non so identificare quale lingua indiana e nel libro non v’è scritto di più), ovviamente letto tutto con l’accento portoghese.

I dubbi di Ibn Majid

“Il Portoghese si rese signore di tutte queste terre… Giunse egli a Kalikut, ascolta bene questa notizia, nell’anno 906 e passa dell’Egira. Vendette laggiù e comprò e signoreggiò, e corruppe il Samiri (sovrano indigeno), ed oppresse. L’odio dell’Islam arrivò fin lì, e la gente fu piena di timore e preoccupazione. Allora il (mercante) meccano si trovò tagliato fuori dalle terre del Samiri, il capo Guardafui restò precluso al viaggiatore. Io ho descritto veracemente questi Franchi, e non so cosa accadrà dopo di me, tra loro e gli Indiani, di pace o atti ostili… Potessi io sapere cosa avverrà di loro, a cui tutti guardano con stupore!

“Viaggi e viaggiatori arabi” di Francesco Gabrieli

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