Viaggiatori arabi: Harun ibn Yahya, da Costantinopoli a Roma

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Seguendo “Viaggi e viaggiatori arabi” di Francesco Gabrieli, scopriamo insieme il primo viaggiatore arabo che raggiunse e scrisse di Costantinopoli e di Roma: Harun Ibn Yahya

Premessa

Prima di iniziare con la nostra narrazione va specificata una cosa molto importante: ad oggi, quelle che stare per leggere sono alcune delle uniche fonti che troverete online riguardo ad Harun ibn Yahya. Per qualche strano motivo, infatti, nessuno si è preso la briga di dare a questo grande e misterioso personaggio la giusta attenzione ed è questo il motivo per cui ci tenevo più che mai a parlarvene, nella speranza che in futuro potranno esser pubblicati nuovi testi e traduzioni dei suoi resoconti di viaggio. Ovviamente, proprio per la scarsità d’informazioni, quello che leggerete è tratto unicamente da “Viaggi e viaggiatori arabi” di Francesco Gabrieli, con tutti i pregi ed i rischi di affidarsi ad un unico (e non più giovane) testo.

Harun ibn Yahya, da Costantinopoli a Roma

“È il primo viaggiatore arabo arabo, a noi nominativamente noto, di Costantinopoli nell’età abbaside. Fu, almeno all’inizio delle sue peregrinazioni, un viaggiatore suo malgrado, essendo stato catturato in azione di guerra o piuttosto in una scorreria piratesca, ad Ascalona in Palestina, e condotto come prigioniero a Costantinopoli, dove dovette abbastanza presto recuperare la libertà. Di lì , ignoriamo in che qualità e con qual compagnia, traversò la Penisola balcanica, e dal Veneto scese fino a Roma. Qui si perdono le sue tracce; alcuni accenni, in fine della sua relazione, alla Francia meridionale e alla Britannia non corrispondono certo ad una diretta esperienza di quei paesi.

Çelebi

Il racconto delle sue peripezie, con le diffuse descrizioni delle due Rome, ci è stato conservato dal geografo del X secolo Ibn Rusta, e viene comunemente riferito all’880-890 circa. Harun, di cui all’infuori di questo episodio non si sa nulla (si è supposto sia stato arabo cristiano di Siria, ma in realtà nella sua relazione manca ogni specifico indizio della fede, sia musulmana o cristiana, dell’autore), dice di esser stato da Ascalona trasportato per mare ad Adalia, e di qui aver traversato l’Asia minore per il Sangario e Nicea (queste due identificazioni sono discusse), e poi ancora per mare verso Costantinopoli. […]

L’itinerario da Costantinopoli a Roma, che fu certo personalmente seguito dal nostro viaggiatore, benché egli presenti i dati sotto forma impersonale, toccò Salonicco, e a sud la cittadina di Kitros; poi tagliando da Sud-ovest a Nord-est la Macedonia e la Slavonia, sboccò a Spalato, e risalendo la costa dalmata entrò in Italia. Venezia compare un istante sotto il nome di “villaggio di Bandaqis” (o Bandaqiyyin), e poi si passa alla Longobardia ed ai suoi abitanti, di cui Harun sembra riconoscere la provenienza straniera e il loro insediamento nella Valle del Po. È dubbio se debba restituirsi nel lacunoso testo la descrizione di Pavia. Con venti giorni di viaggio tra i Longobardi, cioè dalla Valle padana per l’Appennino, il nostro pellegrino arabo cala a Roma.

“Viaggi e viaggiatori arabi” di Francesco Gabrieli

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