“Il libro della scomparsa” di Ibtisam Azem

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“Il libro della scomparsa” di Ibtisam Azem racconta cosa accadrebbe ad Israele se tutti i palestinesi scomparissero improvvisamente, a mio modesto parere, si concentri un po’ troppo sulla psicologia e troppo poco sulla fanta-geopolitica

Il libro della scomparsa

Il mistero avvolge un fatto senza precedenti: verso la mezzanotte di una notte qualsiasi, tutti i palestinesi improvvisamente scompaiono, volatilizzati. Non si sa che fine abbiano fatto autisti, braccianti, medici e infermieri, giovani e vecchi. Cosa potrebbe accadere agli israeliani se i palestinesi non fossero più, allo stesso tempo, il nemico, il capro espiatorio, l’alibi? Cosa succede quando, nella propria vita, scompare il nemico? La scrittrice palestinese Ibtisam Azem firma uno dei romanzi più innovativi del panorama letterario arabo.

Un’ottima idea ma…

Come scritto dall’editore, “Il libro della scomparsa” è senza alcun ombra di dubbio uno dei libri più innovativi ed intriganti dell’attuale panorama arabo, andando ad inserire una dinamica rivoluzionaria ed estremamente intrigante. All’incredibile premessa, la scrittrice palestinese inserisce anche una prosa bella, pulita ed in grado di toccare profondamente tanto la storia Jaffa e Tel Aviv quanto il rapporto fra Alaa e sua nonna Hoda, testimone oculare della Nakba, il “Disastro” palestinese. Il “ma…” è dovuto al fatto che, secondo il mio modesto parere, questo libro doveva essere la prima parte di un testo più grande e non un’opera a sé stante.

Il libro della scomparsa

“Il libro della scomparsa”, infatti, non sfrutta tanto la sparizione per raccontare cosa accadrebbe ad Israele senza i palestinesi, ma piuttosto per permettere ad Ariel, il “protagonista sionista” di leggere ed indagare a fondo sul concetto di memoria e cosa vuol dire nello specifico per questo popolo (senza peraltro che la cosa lo cambi particolarmente). Per carità eh, tutto scritto benissimo ed in modo ineccepibile, però con una premessa del genere poteva uscirne fuori un vero e proprio capolavoro, invece, il fatto di porre la memoria ed il ricordo come elemento di primo piano, ne limita moltissimo il potenziale, rendendolo più affine ad altri romanzi palestinesi dell’ultimo periodo.

Sia chiaro eh: questi concetti sono giustamente centrali per un popolo oppresso e che dall’alba al tramonto ha visto la sua tranquilla esistenza mutare per sempre, però, davvero, con una premessa del genere si poteva fare qualcosa di davvero indimenticabile, specie per il momento che stiamo vivendo.

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