“Kavim: la vendetta del santo” di Ahmet Ümit

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“Kavim” è l’ultimo avvincente giallo di Ahmet Ümit, in grado di farvi immergere nella storia delle religioni e della politica turca, legandovi alla sedia colpo di scena dopo colpo di scena

Kavim: La vendetta del santo

Un uomo disteso su un divano con un pugnale a forma di croce conficcato nel petto, accanto una Bibbia lasciata aperta, alcune frasi sottolineate con il sangue e il nome di un santo siriaco scritto a lato della pagina… Inizia così una nuova indagine per il commissario Nevzat e i suoi assistenti, alla scoperta delle radici del cristianesimo e dei popoli antichi che abitano l’Anatolia.

In un viaggio nella storia della Turchia dall’antichità fino ai giorni nostri Ahmet Ümit ci regala una nuova emozionante avventura e tra santi reincarnati, un’affascinante regina della mafia di Istanbul e un professore di teologia ateo si interroga sul grande tema centrale dell’opera: che cos’è la giustizia?

Un giallo su cristianesimo e fede (sezione no spoiler)

Ahmet Ümit è senza alcun ombra di dubbio fra i più grandi giallisti turchi e del mondo ed anche in questo caso mette in scena un piccolo capolavoro in grado tanto di intrattenere quanto di aprire nuovi orizzonti al lettore. Questa volta il prode commissario Nevzat dovrà inserirsi in un mistero antico che riguarda tanto i siriaci quanto gli Alawiti (o, per dirlo alla turca, Nusayri), andando ad indagare anche sulla storia religiosa di Antiochia e della provincia di Mardin, luogo su cui sorge il monastero di Mor Gabriel. Tali luoghi sono più che mai connessi con la figura di Paolo di Tarso e con tutta una serie di credi gnostici che, secondo l’autore, influenzarono più che mai le idee e i precetti della Chiesa, rendendoli più decisivi che mai per scoprire il cristianesimo delle origini. Fra l’altro all’interno del romanzo è presente anche un personaggio convinto di essere la reincarnazione di San Paolo, elemento più che mai ricorrente all’interno del libro.

Kavim

Fra misteri antichi, sogni di santi, omicidi e colpi di scena, “Kavim” incanterà ogni lettore, obbligandolo a concederci il meritato riposo ed immergersi sempre di più in un mistero che, passo dopo passo, lo porterà davvero a scoprire la storia dell’Est della Turchia. Il testo unisce al mistico-religioso anche elementi più pratici e concreti che mai, come le violenze politiche degli anni “70, il PKK, la mafia turca ed il marcio all’interno della polizia, tutti passaggi fondamentali per provare a comprendere questo straordinario paese e che, purtroppo, molto spesso in Italia vengono completamente (e deliberatamente) ignorati per il troppo fascino esercitato dalla contemporaneità. Sullo sfondo, come sempre, la città di Istanbul, silente protagonista del romanzo che, immersa nella sua immensa eterogeneità di storia e di fede, osserva i personaggi svelar misteri. Libro consigliatissimo, se avete amato “Perché Istanbul ricordi” non potete in alcun modo farvelo sfuggire; vi dico solo che sono riuscito a leggerne 250 pagine in un colpo solo da tanto mi ha stregato, cosa che non capitava ormai da tanti anni.

“Fuggite, sciocchi!” (sezione spoiler)

Hai intenzione di leggere questo libro e/o lo stai leggendo adesso? Allora fuggi da questa sezione! Lo dico per il tuo bene: Kavim è davvero ricco di colpi di scena e sarebbe una follia privarti della bellezza e del fascino delle scoperte di Nevzat o dei mille colpi di scena. Se stai leggendo per sbaglio, scappa a leggere o a comprare il libro, se invece sei conscio e vuoi continuare, ecco qualche mio parere personale.

Kavim
Ahmet Ümit

Partiamo subito con la bomba: non mi ha fatto impazzire il finale. Per carità eh, bellissimo tutto il romanzo, ma non mi è piaciuto il fatto che, pur essendo ormai noto a tutti che l’assassino è Can, nessuno sia riuscito a trovare una reale falla nel suo piano e quindi a farlo condannare, tanto che ci dovranno pensare gli uomini di Meryem la Rossa a farlo fuori con una scarica di proiettili. Questo genere di soluzione non mi piace mai perché, dal mio punto di vista, si va ad introdurre un elemento parallelo che in un certo modo falsifica e semplifica lo svolgimento dei fatti. Dovendo far accadere qualcosa di simile, avrei preferito che, per dire, i detective avessero trovato una prova chiara ed evidente andata però distrutta, magari facendo poi capitare a Can qualche sfortuna o per mano dello spirito di Mor Gabriel o di un Nusayri pronto ad ucciderlo per la sua blasfemia. Altro piccolo dettaglio che ho notato: come in “Perché Istanbul ricordi” (che tecnicamente nella sua versione originaria è uscito prima), anche qui uno degli assassini è un personaggio “amico” del protagonista e che compare sin dagli inizi del romanzo. L’esperienza passata mi ha fatto intuire più o meno da pagina 200 che Cengiz fosse il poliziotto che veniva tanto cercato da Malik e Salim/Yusuf; tutto ciò, visto poi lo svolgimento del libro, non mi ha dato in alcun modo fastidio e, anzi, mi ha un po’ disorientato facendomi apprezzare ancor di più il finale, ci tenevo solo a dirlo per un fatto di mio orgoglio personale. Ah, visto che siamo in aria spoiler e che i più grossi li ho già fatti: l’idea che in realtà il corpo di Yusuf non fosse quello di Yusuf ma di Selim l’ho trovata geniale, bellissima e davvero sorprendente, è uno di quei punti che ti fanno crescere a dismisura la voglia di leggere e di capirci qualcosa di più. Il romanzo complessivamente sarebbe da voto altissimo e spero davvero che la Casa editrice Altano si assicuri i diritti anche di altri libri perché non vedo l’ora di leggere un nuovo giallo dello straordinario Ahmet Ümit.

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