“Vita di Muhammad” di Tabari

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“Vita di Muhammad” di Tabari è senza alcun ombra di dubbio un’opera immortale e di estrema importanza per capire al meglio la figura del Profeta, peccato che, a mio modesto parere, la presente traduzione non sia così sensibile verso il musulmano medio

“Maometto” non esiste.

Prima ancora di mettervi la trama ed iniziare a parlare del testo, ci tengo a precisare che, anche se qui il Profeta viene chiamato solo ed esclusivamente “Maometto”, per tutta questo articolo (ed i successivi che trattano di tale argomento) utilizzerò solo ed esclusivamente “Muhammad”. In futuro farò certamente un video ed un podcast in cui spiegherò meglio il tema del nome, di base, però, non condivido in nessuna maniera questa strana mania esclusivamente italica di conoscere il vero nome di un personaggio ostinandosi però a chiamarlo con uno sciocco e squallido soprannome che nella sua storia non ha mai avuto alcun tipo di concezione positiva, al massimo neutrale. Per carità, comprendo che un tempo l’italiano medio non avesse proprio gli strumenti per chiamarlo in modo diverso, ma visto che nello stesso testo vi sono altri personaggi che vengono chiamati “Muhammad”, trovo assurdo ed aberrante che l’unico “Muhammad con la m maiuscola” debba portare tale soprannome. In futuro mi spiegherò ancora meglio ed in modo più approfondito, ma questa cosa mi ha dato un continuo e costante senso di irrispettosità verso una figura che tutti noi musulmani amiamo in maniera totale ed assoluta; perdonate lo sfogo, ora possiamo iniziare.

Vita di Muhammad

Al-Tabari è uno storico persiano della metà del IX secolo che ha scritto in arabo, lingua egemone dell’epoca, una grande “Storia degli inviati (di Dio) e dei Re”. Nella sua storia racconta le varie fasi della vita del Profeta, dalla sua chiamata al monte Hirà alla rivelazione che scorre nel Corano e poi, via via, l’égira a Medina, le prime spedizioni e la conclusione della sua vita terrena. Le battaglie di Badr e di Uhud, avvenute in sperdute località di un’Arabia grande come l’India e che hanno sempre costituito punti di riferimento fondamentali nella cultura di ogni musulmano, compaiono e rivivono in questa storia con lo stesso pathos che ritroviamo nei racconti a noi più noti delle battaglie di Salamina e delle Termopili.

Pregi e difetti: Tabari

Questo libro, a mio modesto parere, è uno di quei rari casi in cui pregi e difetti sono davvero grandi ed evidenti, rendendolo sicuramente un’opera immortale e da acquistare senza alcun dubbio da chiunque sia interessato all’argomento, ma dall’altro un lavoro che, secondo me, poteva essere fatto ancora meglio rendendolo proprio una gemma per quanto riguarda l’islamistica italiana; partiamo allora con i pregi: Tabari.

Tabari

Il grande storico persiano è infatti una vera e propria autorità assoluta sia per quanto riguarda l’esegesi del Corano, ancora oggi punto di riferimento per tutti i musulmani del mondo, sia per quanto riguarda il suo “Storia dei re e dei profeti”, il cui presente libro rappresenta solo una piccolissima parte di tale immensa opera. L’importanza di tale testo è dovuto alla sua incredibile precisione e completezza, dovuta ad un modello di ricerca molto particolare che, di base, puntava a trasferire su carta ogni informazione possibile riguardo ad un certo argomento, portando perlopiù fonti ufficiali e consolidate, ma non facendosi troppi problemi nel mostrare anche fonti meno ortodosse, ovviamente specificandone la provenienza. Ciò ha fatto sì che, rispetto tantissimi altri lavori, quello di Tabari sia in generale fra i più ricchi di informazioni, permettendo ai lettori di ogni epoca di penetrare al meglio nei fatti e nei testi, dando così una visione estremamente completa. In questo caso specifico ci verrà raccontata tutta la vita del Profeta, con una narrazione che inizia ancora prima della sua nascita e si concluderà solo con la sua morte, narrata con incredibile dovizia di particolari. Elemento di assoluto valore sono poi i racconti delle varie spedizioni, estremamente completi e precisi, tanto da permettere al lettore di contestualizzare finalmente molti versi del Corano e di immedesimarsi al meglio nei vari scontri che Muhammad dovette affrontare. Una sola precisazione: ne ignoro il motivo, ma non viene nemmeno citato l’Isra ed il Miraj, il viaggio notturno compiuto dal Profeta che lo portò a Gerusalemme e gli permise di ascendere al Cielo ed osservare “Paradiso ed Inferno”; mentre sto scrivendo l’articolo ho letto che Tabari, seppur in maniera semplicistica, ne parla, probabilmente è una scelta dell’editore.

Pregi e difetti: una traduzione con poco cuore

Chi mi segue lo sa, odio evidenziare i difetti, specialmente se in italiano l’opera in questione esiste solo in quella versione, però qui non posso davvero esimermi perché, a mio modo di vedere, ci sono tutta una serie di mancanze o sottintesi che, per un tema tanto delicato, non si dovrebbero vedere. La cosa del nome l’ho già scritta prima e non mi dilungherò ulteriormente, ma quel senso di velata “irrispettosità” si percepisce in moltissimi punti del testo, andando a macchiare un esperienza che poteva essere davvero di livello assoluto. Ciò che salta subito all’occhio è ad esempio il fatto che tale traduzione non sia stata fatta dall’originale testo in arabo, bensì da una traduzione francese, nello specifico quella di Zotenberg. Ora, anche il Kebra Nagast che ho portato tempo fa era tradotto non dall’Amarico bensì dall’inglese, e bisogna ammettere che talvolta queste operazioni sono anche comprensibili, però tolgono davvero tanto alla bellezza ed al pregio di ciò che si sta leggendo proprio perché ci si affiderà unicamente non su cui ha scritto l’opera, bensì su ciò che qualcuno ha già tradotto ed interpretato.

Se volete vedere un film sulla vita del Profeta, questo a parer mio è il migliore di sempre (anche se qui mancano Isra, Miraj e la Battaglia del Fossato)

Ciò che invece salta meno all’occhio inizialmente ma che si fa sempre più strada nel libro è l’idea che quest’ultimo sia scritto quasi solo per un pubblico “cristiano” e che sul Profeta ha una curiosità meramente storica e non particolarmente fideistica. Attenzione: non sto dicendo che sono presenti ingiurie e/o notizie false nel testo (anche se è molto strano che manchino completamente Isra e Miraj), ma piuttosto nelle note. Ho notato infatti che v’è un tentativo, probabilmente involontario, di provare a mettere i puntini sulle i su elementi che per un musulmano medio sarebbero di secondaria importanza, ma che per chi non è credente potrebbero rendere “meno speciale” la figura di Muhammad. Non metto in dubbio che sia il mio amore nei confronti del Profeta a farmi giungere a tali ragionamenti, però, secondo il mio modesto parere, per un testo simile si sarebbe dovuta avere una sensibilità maggiore verso i musulmani che qui mi sembra invece mancare. Ultimissima precisazione finale: una delle poche cose che sanno tutti è che i musulmani non raffigurano mai il volto del Profeta, perché in un libro che di quello parla la copertina ha proprio una delle rare immagini del volto del Profeta? La mancanza di delicatezza ed attenzione passa anche e soprattutto da queste cose.

In sintesi: è l’unica traduzione di questo straordinario libro e quindi ci teniamo questa, però si avverte un enorme mancanza di sensibilità che non potranno fare apprezzare appieno questo testo al musulmano medio, peccato che si racconti proprio la storia del profeta Muhammad.

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