“Il suono della montagna” di Yasunari Kawabata

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“Il suono della montagna” di Yasunari Kawabata è un libro rara bellezza in grado di farvi percepire più che mai lo spirito e l’eleganza del dopoguerra giapponese

Estremo Oriente

Prima di cominciare a parlare del romanzo è necessaria una doverosa precisazione: pur avendo avuto un periodo della mia vita in cui mi interessai fortissimamente all’Estremo Oriente ed il suo pensiero (in particolare figure come Confucio, Lao Tzu, Tsunemoto, etc…), la mia conoscenza riguardo questo mondo è notevolmente inferiore rispetto a quella ritengo di avere riguardo a Medio Oriente e “mondo islamico”; di conseguenza non prendete quelle che sto per fare come analisi “assolute”, ma come mere considerazioni di un profano che ha letto questo libro e se ne è innamorato.

Il suono della montagna

Fatemi sapere se siete curiosi di leggere ancora di libri da Cina e Giappone, avrei già pronto “Hagakure” di Minamoto Tsunemoto (con qualche micro-riferimento e paragone con il mondo sufi) e proprio in questo momento sto leggendo “Il paese delle nevi” di Kawabata.

Il suono della montagna

“Il suono della montagna”, apparso nel 1949, è considerato con “Il paese delle nevi”, il maggior romanzo di Kawabata, Premio Nobel 1968 per la letteratura. Il personaggio centrale del libro è Shingo, uomo sensibile e inquieto, assorto nei sogni e nelle tristezze del passato, nei terrori e nelle premonizioni del presente. Di fronte alla decadenza inarrestabile della sua vita e della sua famiglia, Shingo si lega sempre più strettamente a Kikuko, la giovane e infelice moglie di suo figlio. I misteriosi segnali della natura, il “suono della montagna”, un riccio di castagna che cade, mentre vengono scambiate le coppe di sakè rituale, sono, nella vita di Shingo, un incitamento, come se si trovasse a un punto cruciale, se fosse giunto il tempo di decidere.

La missione di Shingo

La storia è semplice: Shingo, l’anziano capofamiglia, sente il “suono della montagna” e da quel momento percepisce realmente l’arrivo della morte ed inizia in lui una sorta di “risveglio” che lo porterà a risolvere i problemi relativi ai suoi due figli, Shuichi e Fusako; il primo tradisce da tempo la moglie, Kikuko, mentre la seconda a pesanti problemi con il marito Aihara, che si rivelerà poi essere “non esattamente un santo”. Kikuko, però, si rivelerà essere non solo la “moglie di Shuichi”, ma un personaggio in grado di mutare profondamente il pensiero e la psiche di Shingo, trasformandosi in una sorta di angelo-guida verso la felicità dell’intera famiglia.

Il suono della montagna
Shingo e Kikuko nell’omonimo film del 1954

Il suo aspetto, la sua dolcezza e la sua grazia, fanno tornare alla mente del capofamiglia la sorella della moglie (nel libro non viene mai chiamata per nome), fanciulla dai tratti divini che sarebbe dovuta andare in sposa proprio a Shingo, salvo poi sposare un altro uomo altrettanto eccezionale e morire poco dopo. Il disonore e la tristezza portata dal figlio alla giovane nuora spingeranno il nostro protagonista a recarsi di persona sino alla casa dell’amante, ponendo definitivamente fine alle sofferenze della famiglia e riportandola ad un clima di pace e serenità.

Natura giapponese

Ciò che personalmente mi ha davvero colpito, oltre alla trama estremamente piacevole ed intrigante, è il modo di raccontare le cose assolutamente e completamente giapponese. La natura in particolare ha un ruolo estremamente preciso e centrale all’interno del romanzo in quanto essa esprime non solo un’incredibile bellezza ed eleganza, ma è anche, in un certo senso, una manifestazione di ciò che Shingo prova e percepisce, rendendo le sue riflessioni all’ombra di fiori ed alberi qualcosa di unico, delicato ed affascinante, quasi al livello di poesia in prosa.

Il suono della montagna

Anche nelle parti ambientate in città, tuttavia, l’aria che si respira è più che mai nipponica, peraltro in un momento estremamente cruciale nella storia di questo paese ovvero il dopoguerra, momento in cui più che mai il Giappone fu costretto ad aprirsi ed introdurre una serie di nuove norme sia di carattere burocratico (gli anni si conteranno in maniera diversa) sia di vestiario, “occidentale” in ufficio e nipponico in casa. Da questo punto di vista, Shingo e Shuichi rappresentano gli antipodi generazionali, con quest’ultimo che pare aver acquisito gran parte delle sue cattive abitudini proprio durante la Seconda guerra mondiale. Sempre presente poi una sorta di rigidità e “cerimoniosità” giapponese che permea l’intero libro donandogli una rara eleganza e ricercatezza.

“Il suono della montagna” è un libro bellissimo ed affascinante, in grado di trasmettervi più che mai lo spirito e la passione di un paese unico al mondo.

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