Wayang, il teatro delle ombre indonesiano

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Storia, caratteristiche e varianti del Wayang, il celeberrimo teatro delle ombre di Giava divenuto patrimonio dell’umanità

Origini Javanesi o indiane?

Riguardo alle origini di quest’incredibile arte vi sono due teorie: una che la lega a Java ed una all’India. Secondo la prima, il wayang sarebbe di natura puramente locale, alla pari di cose come il batik ed il gamelan, la particolare orchestra che accompagna ogni spettacolo. Una delle spiegazioni volta a giustificare ciò è che, pur essendo gran parte delle storie ispirato al mondo induista (con innumerevoli riferimenti al Maharabhata ed al Ramayana), tutti i termini tecnici sono rigorosamente in javanese. Secondo chi sostiene questa tesi, inoltre, la fabbricazione, il lavoro scenico e l’atmosfera che si crea attorno sarebbero di origine estremamente antica e si andrebbero a ricollegare allo sciamanesimo da sempre presente su questa isola.

Wayang

Secondo chi sposa la tesi indiana, invece, le origini del wayang sarebbero da ricercare nell’arrivo dall’India di Buddismo ed Induismo che, oltre a portare le già citate storie del Maharabhata e del Ramayana, avrebbero anche introdotto l’arte del teatro delle ombre. Nell’Andhra Pradesh è infatti ancora oggi molto popolare il Tholu bommalata, teatro delle ombre che ne condivide tematiche ed un certo tipo di rappresentazione estetica. Sta di fatto che al giorno d’oggi il wayang è certamente e senza alcun ombra di dubbio un’espressione artistico-culturale di Java, al di là di qualsivoglia influenza straniera.

Tante varianti di Wayang

In javanese il termine wayang vuol dire semplicemente “ombra” o “immaginazione” e questo ha fatto sì che nel corso del tempo comparissero forme molto diverse di wayang, distinguendosi per: materiali impiegati nella fabbricazione, modalità espressive, storie raccontate e provenienza. Ciò ha arricchito ancora di più il già vasto patrimonio culturale portando alla formazione di almeno 6 wayang distinti per quanto riguarda fabbricazione e modalità espressive ed almeno 5 per quanto riguarda i cicli narrativi. In tutte queste forme espressive è sempre presente una sindhen, ovvero una cantante solista, e un wiyaga, ovvero un’orchestra gamelan; in tutti, salvo il wayang wong ed il wayang topeng, è poi presente il dalang, ovvero il “burattinaio” figura chiave che de facto dirige anche tutti gli altri elementi. Da sottolineare che tutti i personaggi del wayang, pur essendo un teatro di ombre, sono riccamente e finemente decorati, in quanto ad una parte del pubblico, di solito gli uomini, era concesso stare dall’altra parte del telone ed osservare così non tanto le ombre ma i veri e propri burattini.

Wayang kulit

I Wayang kulit sono senza alcun ombra di dubbio la variante più conosciuta di wayang e sono tipici dell’isola e della cultura giavanese. Il termine “kulit” significa “pelle” e fa riferimento al fatto che quest’ultimi sono realizzati in cuoio dipinto, con le aste che invece sono plasmate dalle corna del bufalo. I personaggi e le storie sono legate soprattutto al Mahabharata ed al Ramayana, ma sono presenti anche alcune figure del folklore locale come dee ed i punokawan i “buffoni” locali; da sottolineare che storie e personaggi sono rimasti pressoché invariati nel corso degli ultimi secoli e proprio da questo si evince il ruolo importantissimo dei buffoni, meno legati alla storia raccontata e con più più possibilità di parlare del presente. Sono presenti moltissimi diversi stili che variano in base alle regioni, ma i wayang kulit più celebri ed imitati sono quelli di Yogyakarta.

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Wayang golek

I Wayang golek sono una variante tipica del popolo Sundanese, il secondo gruppo etnico più popoloso dell’Indonesia e di Java, hanno la particolarità di essere fabbricati in legno e di essere tridimensionali. Poco si sa delle origini di tale variante, ma potrebbe essere giunta qui dalla Cina e fu certamente connessa a lungo con la storia islamica dell’isola. Pare infatti che, al contrario del wayang kulit, le prime storie ad essere raccontate riguardassero soprattutto quelle riguardanti Hamza, lo zio del Profeta, e Sinan Kudus, un santo molto importante per l’affermazione dell’Islam in questi luoghi; vi fu poi anche una penetrazione della cultura locale (sia il kejawen sia le storie del Mahabharata e del Ramayana), ma queste sarebbero comparse almeno un secolo dopo.

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Wayang klitik

I Wayang klitikk si pongono esattamente fra le due varianti precedentemente affrontate, in quanto, pur essendo le figure molto simili esteticamente ai kulit, sono fatte con il legno, come i golek. Inoltre le storie narrate sono tendenzialmente legate al folklore locale di Java orientale, luogo in cui tale tradizione si è maggiormente sviluppata.

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Wayang beber

I Wayang beber, a differenza di quelli precedentemente incontrati, non si basano su un vero e proprio teatro, ma più sul mostrare delle immagini arricchite dalla narrazione del dalang. Tendenzialmente le storie raccontate si riferiscono soprattutto ai racconti di Panji, un leggendario principe di Java orientale, ed a storie riguardanti Bali.

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Wayang wong

Il Wayang wong è una vera e propria forma di teatro locale che porta gli attori a prendere il ruolo dei burattini, imitandone movenze e gestualità, ma unendo a ciò danza e coreografie. Le storie trattate si riferiscono soprattutto al Ramayana, al Mahabharata ed al ciclo Panji. È tipico di Java (soprattutto di Yogyakarta, Surakarta e Jakarta) e di Bali. Non è obbligatorio, ma certe sotto-forme di wayang wong prevedono anche l’utilizzo di alcune maschere volte ad imitare ancora di più i vari personaggi; una di queste dovrebbe essere il Wayang topek, ma onestamente non ho capito esattamente la differenza che c’è con il Wayang wong.

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