Racconti dal libro: le ceneri del sufi

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Il settimo dei miei racconti: la storia delle ceneri di un sufi e dell’effetto che ebbero su un discepolo

I miei racconti inediti

Quello che state per leggere è un mio racconto inedito tratto dal romanzo che ho iniziato a scrivere nell’estate del 2021. In esso una storia principale si alterna con svariati piccoli racconti (per ora da 3 a 5 per capitolo) che il protagonista narra al termine della giornata, ognuno con un suo preciso significato e “perché” all’interno della trama. A settembre del 2021 ho lanciato un sondaggio nel canale Telegram di Medio Oriente e Dintorni per capire quanti fossero interessati al progetto e, con mia grande gioia e sorpresa, vi sono stati molti voti e tutti positivi. Non volendo rivelarvi l’intera opera, ho scelto di mostrarvi solo i racconti, in modo tale da poter aver voi qualcosa di assolutamente nuovo ed inedito da leggere ed io una motivazione in più per portarlo avanti. La mia ambizione è quella di scrivere almeno un capitolo al mese e rendere così questa rubrica un appuntamento fisso, ma in ogni caso i racconti di ogni capitolo verranno caricati tutti insieme e solo ed esclusivamente se quest’ultimo è completamente terminato.

Proprio per tale motivo trovate già sul sito tutti i racconti del primo capitolo “La sabbia ed il viandante”: “Il tuareg e la voce del deserto“, “Creatura di sabbia“, “Atlante“, “L’isola che non c’è” e “Annibale“. Il racconto di oggi invece appartiene al secondo capitolo, di cui fanno parte: “La giovane tatuata“, “Ceneri di sufi” e “Anteo“.

Buona lettura!

Le ceneri del sufi

Alle soglie del deserto, v’era una piccola zawiya gestita con grande cura da un saggio maestro sufi. Quest’ultimo passava lì tutta la sua esistenza, assicurandosi, durante il giorno, di dar sempre un pasto caldo ai viandanti e, durante la notte, di cadere in estasi attraverso il ricordo di Dio. 

Il maestro era da tutti apprezzato e molti inviavano a lui i propri pargoli, affinché potesse insegnare loro l’Islam ed assicurargli una luminosa via per il futuro. Fra questi ve n’erano anche diversi che rimasero tanto affascinati dal sufi da rimanere anche una volta completati i loro studi, finendo così per formare una vera e propria confraternita. Una notte, però, terminati i propri rituali, il maestro prese il suo cammello e si diresse nel deserto. Un discepolo, incuriosito dalla strano comportamento, decise di seguirlo di nascosto.

Giunto in mezzo ad una valle di dune, il sufi scese dalla bestia, si recò esattamente nel centro ed iniziò a roteare su sé stesso pronunciando per 3 volte “Allahu akbar” ed alla terza volta venne improvvisamente colpito da un fulmine solitario, prendendo istantaneamente fuoco. 

Il discepolo corse per tentare di salvarlo, ma quando giunse vi trovò solo un’anfora ricolma di ceneri ancora calde. Non sapendo cosa fare, decise di raccogliere l’oggetto e far ritorno alla zawiya, di modo da raccontare a tutti ciò che aveva visto e di riportare i resti dell’uomo alla sua casa. Una volta tornato venne stabilito che le ceneri sarebbero dovute rimanere nascoste all’interno dell’edificio e, per onorare appieno il loro maestro, decisero che avrebbero scavato una piccola buca nel pavimento e lì lo avrebbero seppellito. 

In virtù di ciò che aveva visto, il discepolo venne eletto a custode del luogo ed iniziò a passare lì tutte le sue giornate. Inizialmente tutto sembrava filare per il meglio, ma, una notte, dalla buca in cui erano state riposte le ceneri iniziarono a giungere rumori strani, seguiti poi da continui giochi di luce che rapivano la mente dell’uomo, togliendogli così il sonno. La cosa andò avanti nottata dopo nottata, al punto che il custode iniziò a perdere il lume della ragione, cominciando ad esserne ossessionato, tanto da tirare fuori l’anfora ogni notte per osservarla. 

Con il passare del tempo il semplice tirarla fuori non gli bastava più e così iniziò a costruire un piccolo altare ed a gustare quell’incredibile gioco di luci e suoni al pari di una preghiera. Passarono altri giorni ed il senno del discepolo si perse sempre di più, fino al punto che, completamente assorbito e stregato dall’anfora; non avendo più occhi che per lei e non volendola più condividere con nessuno, decise di trafugarla e di fuggire lontano.

Quando però si diresse sempre più lontano dal deserto, le ceneri del sufi iniziarono a parlare: “Ahimé meschino, sei davvero impazzito! Pensavo di averti fatto grande dono nel concederti d’osservare la mia fine; ero certo che avresti liberato le mie ceneri nel deserto mostrando fedeltà assoluta verso l’Uno, invece mi hai preso e trasformato in idolo. Non avevo voglia di passar la mia vita sottoterra e per questo provai ad avvisarti con luci e suoni, ma tu trasformasti il mio richiamo in preghiera. Quando infine sei uscito portandomi con te, ho pensato che avessi finalmente compreso la mia richiesta, ma, invece di liberarti dell’idolo, hai firmato la tua condanna.”.

Appena le ceneri terminarono il loro discorso, ruppero l’anfora e volarono verso il cielo, mentre la terra inghiottì il discepolo idolatra.

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