Sivas, culla della civiltà anatolica

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Sivas rappresenta una delle culle per la civiltà anatolica e ciò tanti per gli Ittiti quanto per la Turchia moderna, che proprio qui svolse uno dei suoi congressi più importanti di sempre

Le parole di Ibn Battuta

“La tappa successiva fu quindi la più grande città del re dell’Iraq nella regione, Sivas, residenza di emiri e funzionari. Ben costruita e dotata di ampie strade, è sede di mercati che rigurgitan di gente e vi si trova anche un edificio simile ad una madrasa, la cosiddetta Dar al-Siyada, riservata ad ospitare gli sharif.”

Sivas

I primi resti attorno alla città di Sivas sono risalenti addirittura fra l’8000 ed il 5500 a.C., tuttavia, a partire dal 2000 a.C., sarà la civiltà ittita ad imporsi per primi su questi luoghi, cosa testimoniata dai numerosi tumuli che popolano l’area fra questa città e la costa orientale del Mar Nero, collegate attraverso il passo di Geminbeli; tale vicinanza culturale fra i due luoghi si nota anche nella musica e nelle danze tradizionali che, per quanto diverse, hanno diverse importanti analogie in comune. Con il crollo degli Ittiti, quest’area passò prima ai Cimmeri, poi agli Sciti, ai Medi, ai Persiani, ad Alessandro Magno ed infine all’Impero romano, che la dominerà, con breve parentesi partiche e sasanidi, sino al 1059, anno dell’arrivo dei turchi in quest’area, che diventerà però definitivamente turca solo dopo la Battaglia di Manzinkert del 1071. Dopo un breve passaggio ai Danishmendidi, divenne parte integrante e fondamentale del dominio selgiuchide in Anatolia, riuscendo ad emergere anche come importante centro sulla Via della seta, tanto da arrivare a contendere a Konya il ruolo di capitale. Con la loro caduta, passo prima agli Ilkhanidi, poi agli Eretnidi ed infine agli Ottomani, che ne ottennero definitivamente il controllo nel 1408.

Sivas

Pur perdendo gradualmente d’importanza, sotto la Sublime Porta si rivelò un centro amministrativo di gran fama, tanto da divenire capoluogo dell’Eyalet di Rum e passare diversi secoli in pressoché totale serenità; unica grande ed indelebile macchia sarà il genocidio degli armeni, che, vista la grande comunità cristiana storicamente presente in città, la vide tristemente protagonista. Nel 1919 proprio qui si svolgerà il Congresso Sivas, ritenuto uno dei momenti chiave per il processo di liberazione nazionale, tanto che il palazzo in cui quest’ultimo si svolse è oggi divenuto un museo. Nel 1993 la città fu protagonista del “Massacro di Sivas”, durante il quale persero la vita 37 aleviti giunti in città per celebrare la festa di Pir Sultan Abdal, figura molto importante per questo culto.

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