Il mondo arabo e islamico in Colombia

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La comunità araba in Colombia è senza alcun ombra di dubbio una delle più interessanti dell’intero Sud America, in grado di fondersi al 100% con questo magnifico paese ma senza perdere la propria identità

Piccolissima premessa

Ho utilizzato la dicitura “Il mondo arabo e islamico in Colombia” piuttosto che “arabo-islamico” proprio per sottolineare la natura scissa delle due realtà, che verranno però trattate entrambe in quest’articolo. Ci tengo a specificarlo perché spesso si associano in automatico, ma, per tutto ciò che riguarda il Sud ed il Centro America, sarebbe un grave errore; infatti i moltissimi Arabi che qui giunsero era perlopiù maroniti, ortodossi, drusi e solo una piccola parte di loro era musulmana (e fra di loro vi erano sia sunniti che sciiti).

Colombia
Arabi di Colombia

Al contrario, la presenza storica dell’Islam in queste terre e perlopiù ricollegabile a lavoratori indiani ed indonesiani (come nel caso del Suriname) o addirittura a schiavi africani acquistati dai portoghesi per le loro piantagioni. Come sempre, proverò a seguire una narrazione perlopiù cronologica unendo le due storie ma ripeto: sono due storie diverse che qui vengono unite.

L’arrivo degli Arabi

Come in altri paesi dell’America ispanica, vi fu un’iniziale immigrazione mora ed araba con l’arrivo dei primi conquistadores, ma quella davvero significativa e che cambierà le sorti del paese risale ad un periodo compreso fra il 1860 ed il 1914; tale epoca coincide con il decadimento sempre più vistoso ed evidente dell’Impero ottomano che, non a caso, con la Prima guerra mondiale vedrà la sua fine. Proprio per tale motivo, la Sublime porta si vide sempre più in difficoltà nel gestire le popolazioni arabe, specie quelle del Bilad ash-sham (Siria, Libano, Palestina e Giordania), finendo spesso per compiere violenze e repressioni che, unite a problemi come carestie, portarono gran parte degli abitanti a partire per il Nuovo Mondo.

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La comunità inizialmente era composta soprattutto da libanesi maroniti, i quali si insediarono inizialmente in gran parte dei centri abitati, eleggendo poi a loro dimora prediletta Barranquilla e, in generale, il Nord del paese. Partiti con poco denaro ma tanti sogni, in brevissimo tempo i nuovi migranti riuscirono a diventare uno dei punti focali della società colombiana, tanto che dal 1978 al 1982 fu presidente del paese Julio César Turbay Ayala, di origine libanese. In generale la presenza araba nel paese è tanto sviluppata che, secondo alcune stime, il numero di cittadini “bianchi” con queste origini sarebbe secondo solo a quello di coloro che hanno origini spagnole e tedesche; il personaggio sicuramente più conosciuto fuori dal paese è Shakira, la cui famiglia paterna dovrebbe avere origini a Zahle.

La Colombia araba in Narcos, nel bene e nel male

Naturalmente la Colombia non è solo Narcos ma, come molti, sono stato un grande fan delle prime due stagioni e facendo quest’articolo non ho potuto fare a meno di notare come, guardando quella serie, si venga subito in contatto con questa realtà senza accorgersene. Il politico che ho citato prima, ad esempio, è colui al quale Pablo Escobar sequestrerà la figlia, Diana Turbay. Il tutto avverrà fra il 1990 ed il 1991 e verrà considerato uno dei momenti di maggior tensione assoluta fra i narcotrafficanti ed il governo di Gaviria, deciso più che ad attivare l’estradizione verso gli Usa; una delle risposte più estreme di Escobar sarà proprio il rapimento della giovane giornalista, poi deceduta in un conflitto a fuoco fra rapitori e forze dell’ordine, giunte lì per salvarla.

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La vera Diana Turbay (a sinistra) e Gabriela de la Garza, che la interpreta in Narcos

Nella serie, tuttavia, gli Arabi sono presenti sia “con il governo e contro Escobar” sia nella fazione opposta. Sarà Alvaro Fayad, infatti, a fondare i famosi guerriglieri M-19, formazione di guerriglia urbana di estrema che fra il 1974 ed il 1990 complicò non poco la gestione del paese grazie ad una lunga serie di attentati. Nello specifico, va ricordato il celebre Assalto al Palazzo di Giustizia di Bogotà del 1985, nel quale persero la vita ben 12 giudici della corte suprema colombiana. Tale evento a lungo non fu collegato con i narcotrafficanti ma, come si vede molto bene nella serie, è ormai pressoché certo che sia stato proprio Pablo Escobar a finanziare l’attentato; in quest’ultimo non solo Alvaro Fayad partecipò, ma fu anche uno dei leader del movimento uccisi dalla polizia.

L’Islam in Colombia, il caso Maicao

Rispetto alle altre realtà sudamericane, la Colombia è probabilmente quella che ha mantenuto un legame più forte e duraturo anche con il “mondo islamico”, tanto che vi sono alcune città che ne sono mai divenuti una vera e propria roccaforte, soprattutto nella zona de La Guajira, al confine con il Venezuela. Nello specifico, la comunità più grande e forte si trova a Maicao, città che, curiosamente, è anche quella con una delle percentuali più alte di Indios al suo interno con circa il 40% della popolazione.

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La Mezquita de Omar Ibn Al-Jattab di Maicao

Nel corso del tempo Maicao è divenuto uno dei luoghi più vari per etnia e fede all’interno di tutto il Sud America, tanto che dal 2020 è sindaco Mohamad Jaafar Dasuki Haaj, (molto probabilmente) il primo del paese ad esser musulmano, che ha voluto celebrare la sua elezione assieme alla comunità indigena Wayùu, la principale di Maicao. Sempre in qui è presente la Mezquita de Omar Ibn Al-Jattab, la terza più grande del Sud America, costruita nel 1997 in marmo italiano. Non vi sono dati esatti riguardo alla presenza di musulmani nel paese ma, secondo le stime, sarebbero circa il 2% con numeri che vanno dagli 80’000 ai 100’000 fedeli.

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