Il mondo arabo e islamico in Brasile

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Una sintesi di quello che è e che è stato il rapporto fra il mondo arabo, quello musulmano ed il Brasile, il paese al mondo con il maggior numero di cittadini di origini arabe

Piccolissima premessa

Ho utilizzato la dicitura “Il mondo arabo e islamico in Brasile” piuttosto che “arabo-islamico” proprio per sottolineare la natura scissa delle due realtà, che verranno però trattate entrambe in quest’articolo. Ci tengo a specificarlo perché spesso si associano in automatico, ma, per tutto ciò che riguarda il Sud ed il Centro America, sarebbe un grave errore; infatti i moltissimi Arabi che qui giunsero era perlopiù maroniti, ortodossi, drusi e solo una piccola parte di loro era musulmana (e fra di loro vi erano sia sunniti che sciiti).

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Michel Temer, ex presidente brasiliano di origine libanese maronita

Al contrario, la presenza storica dell’Islam in queste terre e perlopiù ricollegabile a lavoratori indiani ed indonesiani (come nel caso del Suriname) o addirittura a schiavi africani acquistati dai portoghesi per le loro piantagioni. Come sempre, proverò a seguire una narrazione perlopiù cronologica unendo le due storie ma ripeto: sono due storie diverse che qui vengono unite.

L’arrivo dell’Islam

L’Islam giunse in Brasile circa nel 1550, anno in cui il Portogallo si prodigò più che mai per portare schiavi dall’Africa; molti di questi erano di etnia Hausa e Yoruba, popolazioni che avevano già conosciuto l’Islam e che si rifiutarono di rinnegarlo sotto i nuovi padroni. Ciò fece si che, paradossalmente, la fede si fortificò nell’area, andando a far proseliti anche verso gli Indios, decisamente più benevoli verso la religione degli schiavi che verso quella dei Conquistadores. Nel corso del tempo, a Bahia si era formata un’ampissima comunità di lingua yoruba che fece sì che si creasse un solido rapporto fra musulmani e coloro che seguivano il Candomblé, una religione afrobrasiliana che riformulava elementi delle antiche credenze yoruba, dando vita ad una vera propria forza comunitaria che si rivelerà determinante per la storia della città.

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Curiosità: gli abadá, i tradizionali pantaloni per praticare la Capoeira, erano uno dei simboli dei Malês

Nel 1831, Pedro I di Brasile, dopo una serie di durissimi confronti con i brasiliani, aveva deciso di abdicare e di affidare il trono al figlio, Pedro II, letteralmente appena nato. Ciò farà sì che l’intero paese subisse una serie infinita di rivolte e contro-rivolte volte a capitalizzare il più possibile un momento di caos generale e fra queste vi fu anche quella dei “Malês”, i musulmani afro-discendenti che ormai rappresentavano una forza reale a Salvador de Bahia e circa il 78% dei suoi abitanti (anche se è probabile che in tali dati vi siano sia i musulmani che i Condomblé). La rivolta iniziò nel 1835 e, seppur organizzata sin nel più piccolo dettaglio, fallì miseramente a causa di una soffiata ricevuta dalle autorità brasiliane il giorno prima. Il governo, terrorizzato da un’eventuale indipendenza simile a quella conquistata da Haiti, represse ogni forma di sommossa in maniera estremamente dura e brutale, cambiando per sempre il suo rapporto con l’Islam, sfavorendolo più che mai e spingendo molti schiavi o afro-discendenti a conversioni forzate. Tale evento, tuttavia, non solo non verrà in alcun modo cancellato dalla memoria collettiva del paese, ma divenne anche un decisivo punto di svolta per i rapporti fra schiavi e padroni. Saranno infatti sempre di più coloro che porteranno la questione nel dibattito pubblico, tanto che dopo circa 15 anni la schiavitù venne abolita.

L’arrivo degli Arabi

L’immigrazione araba in Brasile iniziò stabilmente a partire dal 1890, momento in cui i problemi sempre più evidenti all’interno dell’Impero ottomano spinsero molti cittadini a provare la fortuna nel “Nuovo Mondo”. La stragrande maggioranza di tali migranti proveniva dal Libano ed era maronita e melchita, il che permise ai nuovi arrivati di inserirsi molto in fretta nel tessuto socio-produttivo brasiliano, non avendo alcun problema di fede con la maggior parte dei locali. Anche se la gran parte di questi migranti era di origine contadina, i più scelsero di trasferirsi nei grandi centri abitati e di intraprendere la carriera da ambulante (che infatti in portoghese si dice “mascate“); inizialmente si dedicheranno soprattutto al commercio di tessuti, ma con il tempo riuscirono a guadagnarsi un ruolo di rilievo anche nell’industria e nella politica.

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Carlos Ghoshn

Impossibile non citare personaggi quali Michel Temer, presidente brasiliano prima di Bolsonaro, Fernando Haddad, sfidante proprio dell’attuale capo di stato locale, Mario Zagallo o Carlos Ghoshn, uomo d’affari che di recente ha fatto tanto parlare di sé in quanto CEO di Nissan e Renault; ma sarebbero da citare anche realtà quali Habib, storica marca di ristoranti brasiliani, o tantissime altre attività che derivano dalle migrazioni arabe nel paese. Impressionante, fra gli altri dati, quello relativo al numero di politici di origine araba, che in Brasile sarebbero pari al 10% di tutta la classe dirigente; non è un caso che Bolsonaro abbia dichiarato nel 2019 che “il Brasile è uno stato arabo“.

L’Islam in Brasile oggi

Ad oggi lo stato brasiliano con la più alta percentuale di cittadini con queste origini è il Mato Grosso do Sul, ma la città con il più alto numero di musulmani in percentuale al luogo si trova a Foz do Iguaçu, dove i muslim sono il 2,18% della popolazione, mentre quella con il più alto numero in assoluto è San Paolo, dove però rappresenta lo 0,07% della popolazione. Va detto nell’intero Brasile dovrebbero esserci circa 150 moschee e ben 94 istituzioni fra scuole, librerie e affini. Ad oggi l’83% dei musulmani si dichiara “bianco”, il 12% “pardo/di sangue misto”, il 4% afro-discendente ed il restante 1% si divide fra asiatico-discendete ed indio.

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Al momento, la maggior parte dei fedeli sono uomini, ma ogni anno vi sono migliaia di conversioni e quest’ultime riguardano soprattutto le donne brasiliane.

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