“L’illuminazione del susino selvatico” di Shokoofeh Azar

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“L’illuminazione del susino selvatico” è uno dei testi più recenti ed affascinanti sull’Iran, in grado di catapultarci in un Mazandaran post Rivoluzione nel quale il “magico” è parte integrante della vita degli abitanti

L’illuminazione del susino selvatico

Iran 1979. La famiglia di Bahar, un’eccentrica dinastia di mistici, poeti e filosofi, fugge da Teheran allo scoppio della Rivoluzione. Segnata da un terribile lutto – a raccontare la storia è il fantasma di Bahar stessa, arsa viva in un rogo in una sommossa –, si rifugia tra i boschi del Mazandaran, lontano da uomini e strade. Lo sperduto villaggio di Razan, immacolato e selvaggio, li accoglie all’ombra delle sue foreste millenarie, popolate da spettri e prodigi, vecchie leggende, le rovine di un antico tempio zoroastriano. Nel giro di un decennio, però, i tentacoli della nuova Repubblica Islamica giungono fino a loro, portando morte e distruzione, guerra e fanatismo, e spezzando per sempre l’equilibrio tra il mondo dei vivi e gli esseri della foresta. Anche la famiglia di Bahar verrà travolta e divisa, e ciascuno dei suoi componenti dovrà andare incontro da solo al proprio straordinario destino.

Premessa

Prima di addentrarci nel libro è necessaria una premessa, ovvero che questo romanzo porta una visione molto netta e schierata di ciò che fu l’Iran pre e post rivoluzionario, mostrando simpatie per lo Shah e decisamente meno per ciò che verrà dopo. Per esperienza so perfettamente che la questione è ancora oggi frutto di forti diatribe fra gli stessi iraniani in quanto estremamente complessa, articolata e ricca di sfaccettature che, per mille e vari motivi, non sono tutt’oggi ancora del tutto note, al grande pubblico, tantomeno all’autore di questo articolo.

Illuminazione susino selvatico

Con ciò non intendo assolutamente dire qualcosa del tipo “in realtà Khomeini era un’eroe senza macchia” o altre cose simili, ma che, proprio per via della complessità della vicenda storica, credo sia necessario leggere questo libro come testimonianza dell’autrice piuttosto che come “realtà di tutti gli iraniani”. Mi sto approcciando solo ora al mondo ed alla storia persiana, ma se voleste saperne di più sulla Rivoluzione iraniana ed in generale sull’Iran, vi consiglio di seguire “Diruz“, il progetto di Antonello Sacchetti (nostro ospite il 15 marzo 2021), che su tale argomento ha scritto persino un libro.

“The Big Fish” in Mazandaran

Leggendo questo romanzo non ho potuto fare a meno di pensare a “The Big Fish”, opera dell’americano Daniel Wallace da cui Tim Burton trasse uno dei miei film preferiti. Anche se in entrambe le opere appare un “big fish”, non è stato tanto quell’aspetto a ricordarmelo, quanto piuttosto l’atmosfera di realismo magico che è la linfa vitale del romanzo; sia chiaro, la tradizione di Azar è completamente ed assolutamente persiana, ma nelle mie esperienze letterarie è la prima volta che la vedo tanto tetra come in questo testo. Come ne “Le mille ed una notte”, saremo infatti più e più volte trascinati in delle “micro-storie” di personaggi secondari ma ricchi di dettagli, ma in questo caso il loro tono sarà assolutamente cupo. Storie di fantasmi, jinn, misteriosi messaggeri ed una natura viva ma in procinto di cambiare per sempre.

popoli Iran
donna del Mazandaran

La storia di Shokoofeh Azar, anche e soprattutto con la sua ambientazione del Mazandaran, terra leggendaria posta fra enormi montagne e le sponde del Mar Caspio, racconta la rottura dell’equilibrio fra uomo e natura e, con essa del legame fra uomo e divino/soprannaturale. Paradossalmente, sarà proprio quest’ultimo quest’ultimo ad esser distrutto con l’arrivo della Rivoluzione e della Guerra, portando l’uomo a non identificare più la natura come qualcosa da custodire ma da sfruttare. Emblema di ciò sono sicuramente le varie rappresentazioni del “magico” qui presenti che, a differenza di esser rispettate e viste con favore, qui saranno letteralmente eliminate dal nuovo animo del paese.

L’illuminazione è ovunque

Altro dettaglio davvero interessante è poi la concezione di “illuminazione”, qui decisamente personale rispetto al solito. Di solito siamo abituati ad osservare figure che si applicano giorno dopo giorno in cerca della “Via”, qui il tutto avviene invece per vie traverse e perlopiù impensabili. Fra i membri della famiglia vi è infatti un profondissimo legame con il mondo sufi e, anche e soprattutto per questa caratteristica, i protagonisti sono costantemente immersi in un’atmosfera che unisce elementi “magici” e mistici con il continuo e triste procedere della vita. In questo caso l’illuminazione non sarà tanto il “comprendere i segreti del mondo”, quanto più liberarsi dell’area tossica che si è mai impadronita delle loro vite.

Illuminazione susino selvatico

Non a caso, sarà proprio in quel momento che ogni personaggio si troverà costretto ad affrontare un viaggio dall’isolata Razan, facendovi ritorno solo molto tempo tempo dopo ed in forma e status profondamente diverso, legato non più alla terra quanto al cielo. Tale viaggio, però, assume caratteristiche estremamente diverse e variegate a seconda del protagonista, tanto che avremo chi esplora appieno la propria sessualità ed il suo desiderio di viaggiare e chi si troverà a partorire pesci e diventar lei stessa sirena.

Un bellissimo libro

Il romanzo è uno dei più recenti ed interessanti riguardo all’Iran ed al mondo persiano, riuscendo a stimolare i pensieri del lettore verso tematiche variegate ed attuali; inoltre, lo stile unico dell’autrice ed un territorio tanto affascinante quanto poco conosciuto come il Mazandaran, contribuiranno ad accrescerne il lato fantastico, portando a qualcosa di molto particolare per il panorama letterario contemporaneo.

Illuminazione susino selvatico

La sua grandissima tecnica lo rende inoltre un testo estremamente scorrevole che riesce ad esser denso di significato senza mai risultare pesante, andando a rappresentare uno dei modi migliori e più interessanti per approcciarsi all’Iran ed alla sua antichissima cultura.

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