Yezidi, gli adoratori del Pavone: i libri sacri e le origini del cosmo

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Seconda parte di una serie di 3 episodi dedicati agli Yezidi ed alla loro fede. In questa puntata: le origini del cosmo, dell’uomo ed i loro due libri sacri

“Gli adoratori del pavone” di Giuseppe Furlani

Tutte le informazioni sugli Yezidi che leggerete in questa serie di 3 articoli è derivata da “Gli adoratori del pavone” di Giuseppe Furlani, illustre assirologo del secolo scorso, che nel 1930 scrisse questo libro, pietra miliare per quanto riguarda gli studi su questa fede. Al suo interno sono infatti comprese non solo delle nozioni riguardo agli yezidi, ma persino una rarissima traduzione dei due testi sacri (tema di questa seconda puntata) ed una serie di documenti di fondamentale importanza per comprenderne indole e comportamenti.

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L’edizione di Jouvence include anche altri scritti ma in questa serie ci soffermeremo solo sulle ultime parti del testo, a mio giudizio più utili per uno sguardo di ampia portata. Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente l’argomento, vi invitiamo proprio ad acquistare questo testo o, se preferite l’inglese: “Nineveh and Its Remains” di A.H.Layard e se preferite il francese: “Les Yézidis – Adorateurs du Diable” di Joachim Menant, entrambi consigliati dallo stesso Furlani.

L’origine dell’universo

“In principio il mondo era un oceano nel cui mezzo si trovava un albero creato dalla potenza divina. Dio stava sopra l’albero sotto forma di uccello. In una regione lontana da quell’albero esisteva un rosaio pieno di fiori, in uno dei quali lo Sheikh Sinn aveva preso posto. Quest’ultimo Dio l’aveva creato da sé e gli aveva dato l’essere. Poi Dio creò dal proprio splendore l’arcangelo Gabriele, pure sotto forma di uccello, e lo pose sull’albero, al suo lato. Gli rivolse allora la domanda: “Chi sono io e chi sei tu?” Gabriele rispose: “Tu sei tu ed io sono io”.

La risposta orgogliosa dell’angelo voleva significare che ciascuno di loro due aveva una sua importanza e un suo valore proprio e che egli, Gabriele, poteva considerarsi uguale a Dio. Udita la risposta, Dio si stizzì e lo cacciò dall’albero con un colpo di becco. Dopo aver volato per parecchi secoli, l’angelo ritornò per consiglio di Sheikh Sinn da Dio e quando questi gli fece la solita domanda egli rispose come gli aveva insegnato lo Sheikh. Da allora in poi Gabriele rimase con Dio.”

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Il Tawisi Melek

Con questo testo veniamo definitivamente a conoscenza della cosmogonia degli Yezidi, momento decisivo per tutte le questioni legate al divino ed a Melek Ta’us, il celeberrimo “angelo pavone“, simbolo assoluto di questi religione. Sempre in questi passaggi e poi facilmente comprensibile il discorso fatto nella prima puntata riguardo alle modalità del pentimento.

Quest’ultimo, infatti, non sembra particolarmente parente della Passione cristiana, nella quale Gesù si “pente per l’umanità” attraverso la croce, ma lo è molto di più degli “hadith degli errori”. Sia per contrastare la tendenza a deificare Muhammad, sia per mostrare come correggere i propri errori, nel corso dei secoli sono stati riportati molti hadith nei quali il Profeta dice palesi castronerie. Per il testo qui riportato, pare evidente come tale lo spirito sia decisamente più affine a questo secondo caso, mostrando ancor più palesemente l’errore di identificare Gabriele con il Diavolo.

Adamo ed Eva

“Un giorno Adamo vide nel paradiso la pianta del frumento e chiese all’angelo che lo accompagnava quale fosse il nome della pianta. L’angelo rispose: “È l’albero del frumento, non mangiarlo perché ti farebbe male!” Ma Adamo non si attenne alle parole dell’angelo e ne mangiò. In conseguenza il suo ventre si gonfiò. Dio si inquietò per la disobbedienza di Adamo, lo rimproverò e lo scacciò dal paradiso.

Sorse un giorno una disputa fra Adamo ed Eva sull’appartenenza dei figli. Eva sosteneva che erano suoi perché avevano ricevuto da lei la vita. Adamo sosteneva il contrario e, per provare la legittimità della sua asserzione, prese due giare ed una la diede ad Eva. Tutti e due depositarono il proprio sperma in una giara che poi nascosero sotto un mucchio di letame, dove lo lasciarono per 9 mesi. Eva aprì la sua giara e non vi trovò che vermi ed insetti neri. Poi aprì quella del marito, ancora prima che egli venisse, e vi trovò un bambino bello come un diamante.

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Con questo brano veniamo a conoscenza di alcuni aspetti singolari del credo yezida, che, se da un lato li contraddistinguono da ogni religione, dall’altro possono risultare “bizzarri”. Se la scelta di optare per del frumento piuttosto che di una mela non genera molto stupore, lo fa sicuramente Adamo, che in questo caso agirà per suo istinto e senza alcun tipo di tentazione. Singolare, poi, che questo frumento non abbia “poteri particolari” ma che di fatto “gonfia la pancia” e ciò inquieterebbe Dio.

È nella seconda parte, però, che veniamo a conoscenza a cose davvero strane: secondo gli yezidi Eva aveva lo sperma ed il primo uomo, nonché loro capostipite, venne generato senza la sua partecipazione. Non è assolutamente chiaro cosa abbia portato a formulare teorie tanto singolari, sta di fatto che, pur non incidendo molto a livello teologico, è sicuramente un aspetto sorprendente di questa fede.

I libri sacri

Prima di addentrarci nei testi sacri degli Yezidi, è necessario aprire una piccola parentesi sui due testi presenti nel libro; ciò in quanto, essendo tale religione nascosta ai non fedeli, è difficile stabilirne il grado di precisione. Come afferma lo stesso Furlani, infatti, ne esistono solo due versioni consultabili: una in arabo ed una in curdo. Delle due la prima sembrerebbe la più antica ed è anche quella tradotta dal grande assirologo, restano tuttavia dei leciti dubbi sull’autenticità dei due testi ma, come vanno accettati come autentici in quanto sono gli unici disponibili.

Kitāb al-Ǧilwa, “Il libro della Rivelazione”

“1. Colui che esistette avanti tutte le creature è l’Angelo Pavone.

2. Fu lui a mandare Abta’us in questo mondo affinché si separasse ed istruisse il proprio popolo e lo salvasse dall’errore e dall’immaginazione.

3. E ciò avvenne prima mediante la trasmissione del discorso verbale, poi per mezzo di questo libro chiamato Ǧilwah. Questo è il libro che coloro che stanno fuori dalla mia nazione non devono leggere.”

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Tali versi sono quelli della premessa del Kitāb al-Ǧilwa, libro che, fra i due, è sicuramente quello più affine al sacro Corano, nel quale si ha quasi un discorso diretto fra Dio ed il credente. Evitiamo qui di mostrarvi ulteriori citazioni, vi basti però sapere che è sicuramente il più spirituale dei due testi ed una sorta di summa delle caratteristiche del Divino. Abta’us vorrebbe dire “servo del Pavone” e, secondo Furlani, farebbe riferimento a Sheikh ‘Adi.

Maṣḥaf-i Räš, “Il libro nero”

” 18. Dopo cent’anni il Pavone Angelo disse a Dio: “Come avverrà che Adamo aumenterà, e dov’è la sua discendenza?” Dio gli disse: “La cosa e la sua esecuzione consegno nelle tue mani”. Egli venne e disse ad Adamo: “Hai mangiato frumento?” Egli disse: “No, perché Dio me lo ha proibito”. Egli disse: “Mangia, starai meglio”. Subito dopo che egli ebbe mangiato gli si gonfiò il ventre ed il Pavone Angelo lo fece uscire dal giardino, lo abbandonò e salì al cielo.

19. Adamo si sentì in distretta, causa del suo ventre, poiché questo non aveva nessuna uscita. Dio mandò allora un uccello, il quale venne, lo beccò e gli aprì un’uscita. E quello ebbe riposo.

20. Gibrail fu assente da Adamo cento anni. Questi perciò pianse e fu triste per cent’anni.

21. In quel tempo Dio comandò a Gibril di creare Eva. Questi venne e creò Eva di sotto le ascelle di Adamo, (cioè) da quella sinistra.

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Il Libro Nero è sicuramente quello fra i due con più affinità bibliche e ciò sia per quanto riguarda lo stile, più simile ad un racconto, sia per quanto riguarda il contenuto, decisamente più legato alla cosmogonia locale. Ho tenuto in particolar modo a riportare questo brano perché, se da un lato smentisce in parte ciò che ho detto qualche paragrafo prima, dall’altro mostra contemporaneamente sia una grande profondità spirituale sia una grande “semplificazione fisica”.

Il fatto che Gibril sia comandato proprio da Dio nello scacciare Adamo è, in un certo senso, molto simile ad alcune delle convinzioni che caratterizzarono una parte del mondo sufi, che diede un giudizio molto interessante sulla figura del Diavolo. D’altro canto appare evidente come, fra le flatulenze di Adamo e la nascita di Eva dalla sua ascella, sia presente un modo molto particolare per raccontare il corpo umano, andando a prendere aree “insolite” per un libro sacro.

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