Yezidi, gli adoratori del Pavone: la religione

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Prima parte di una serie di 3 episodi dedicati agli Yezidi ed alla loro fede. In questa puntata: le origini, l’angelo pavone e Sheikh ‘Adi

“Gli adoratori del pavone” di Giuseppe Furlani

Tutte le informazioni sugli Yezidi che leggerete in questa serie di 3 articoli è derivata da “Gli adoratori del pavone” di Giuseppe Furlani, illustre assirologo del secolo scorso, che nel 1930 scrisse questo libro, pietra miliare per quanto riguarda gli studi su questa fede. Al suo interno sono infatti comprese non solo delle nozioni riguardo agli yezidi (tema di questa prima puntata), ma persino una rarissima traduzione dei due testi sacri ed una serie di documenti di fondamentale importanza per comprenderne indole e comportamenti.

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L’edizione di Jouvence include anche altri scritti ma in questa serie ci soffermeremo solo sulle ultime parti del testo, a mio giudizio più utili per uno sguardo di ampia portata. Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente l’argomento, vi invitiamo proprio ad acquistare questo testo o, se preferite l’inglese: “Nineveh and Its Remains” di A.H.Layard e se preferite il francese: “Les Yézidis – Adorateurs du Diable” di Joachim Menant, entrambi consigliati dallo stesso Furlani.

Le origini

“La religione degli Yezidi è monoteistica; conserva però un certo numero di esseri semidivini o addirittura divini che sono qualcosa d’intermedio tra il Dio supremo e l’uomo – una specie di angeli inviati da Dio – che le conferiscono un certo carattere politeistico. Per il suo carattere generale essa si avvicina, più che alle altre grandi religioni dell’Asia Anteriore, all’Islam; ha però alcune pratiche in comune con il cristianesimo.”

Originariamente deve avere avuto maggiore affinità con il dualismo iranico; anzi l’adorazione di quell’essere che nelle credenze dei Cristiani e dei Musulmani è il Diavolo, ma che non lo è in quelle yezidiche, probabilmente non è altro che l’antica adorazione del principio del male, propria del dualismo dell’Iran. [..] Essi presentano qualche affinità con alcune idee degli Ismailiti, come pure con la setta dei Drusi. Non sembrano invece aver rapporto alcuno con il paganesimo degli antichi Assiri.

In queste parole possiamo rintracciare alcuni dei punti fondamentali per comprendere le origini del credo degli Yezidi, cosa di decisiva importanza per un corretto svolgimento del nostro viaggio. Nel testo ci viene infatti subito chiarito che non sono adoratori del diavolo ma di angeli e che, per quanto vi siano comunque alcuni elementi in comune, il loro credo non deriva in alcun modo dalle antiche fedi mesopotamiche.

Yazidi
Yazidi

Per via di tutta una serie di caratteristiche che vedremo più avanti, sono infatti più assimilabili a realtà quali quelle degli Ahl Haqq e/o dei Drusi, religioni che, pur avendo una base islamica, attingono a credi ancor più antichi e che, come in questo caso, tendono a creare dei gruppi etno-religiosi. Ciò in quanto la fede non accetta conversioni e, di conseguenza, i credenti, pur essendo di etnia curda, sono da vedere quasi come una realtà a sé stante all’interno della realtà curda (prevalentemente sunnita), tanto che non sono rari gli scontri.

Melek Ta’us, l’Angelo Pavone

“Nella loro dottrina invece esso è il supremo degli angeli, il quale dopo la sua caduta ed il suo pentimento è stato rimesso da Dio nel grado primitivo e preminente. Melek Ta’us è un Dio buono, è in un certo senso il loro vero Dio, il Dio attivo ed efficiente, mentre il Dio supremo è inattivo e non si cura del mondo. […]

Tanto sono lontani dall’adorazione del Diavolo, che non lo hanno affatto nella loro religione: essi negano addirittura l’esistenza del male il quale, essi dicono, non è nient’altro che il complesso di quegli accadimenti che non garbano all’uomo. Inoltre, come Melek Ta’us corrisponde a Gesù Cristo nella religione cristiana, così Sheikh ‘Adi corrisponde al profeta Muhammad dell’Islam.

Il Melek Ta’us, ovvero “l’angelo pavone”, è sicuramente l’elemento più discusso e che più ha affascinato studiosi di ogni tempo venendo però spesso mal interpretato. La sua figura si pone infatti come un ibrido fra l’angelo Gabriele e Satana, risultando per taluni di difficile comprensione. Come avremo modo d’osservare nella prossima puntata, infatti, il Melek Ta’us, con il suo sbaglio e pentimento, serve all’uomo per comprendere i propri errori e come rimediarvi, annullando così il male e relativizzandolo ad un preciso momento.

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Il Melek Ta’us

Furlani lo collega in particolare a Cristo per il suo ruolo di figura semi-/divina, ma per come è spiegato nel loro libro sacro, il tutto avviene in modo molto più semplice e meno cruento ed quindi una semplice “dimostrazione per l’umanità”. Il pavone è invece un derivato di una leggenda musulmana che lo vedrebbe come “aiutante del serpente” nel tentare Eva; proprio per il suo essere associato dagli Yezidi a Gabriele e dai musulmani al Diavolo sarà uno dei motivi di tensione. Va detto che, seppur con alcune differenze, il pavone è presente anche nella simbologia drusa. Sheikh ‘Adi, come avremo modo di vedere, assomigli invece molto di più alla figura di Muhammad (comunque presente nello yezidismo), specie nelle vesti di “divino santo riformatore”. Attenzione però: il Muhammad di questo credo è molto più vicino al mondo sciita e per questo motivo anche Sheikh ‘Adi gode, ad esempio, dell’infallibilità.

Sheikh ‘Adi

“Questi ricevette un giorno una rivelazione divina che gli disse di recarsi in un convento cristiano e di occuparlo. Quando ‘Adi si presentò al convento, i due monaci che erano i soli ad abitare il posto si rifiutarono di cederglielo. Non volendo toglier loro il convento colla violenza, lo Sheikh ‘Adi andò ad abitare in una caverna nei dintorni.

Dopo qualche tempo però i monaci, pentiti, si spogliarono del loro diritto sul convento in suo favore. Lo pregarono di comunicare infine una scintilla del suo potere. Soddisfatto del loro pentimento ‘Adi disse: “Vi do questa grotta per abitazione e conferisco a questo terreno la capacità di curare tutte le malattie della bocca. Chiunque vi si strofinerà la bocca con la polvere di questo luogo, invocando in pari tempo i vostri nomi otterrà istantaneamente la guarigione”. “

In realtà, come si scopre poco dopo nel testo, Sheikh ‘Adi rappresenta si una sorta di profeta dello Yezidismo, ma per motivi puramente casuali. ‘Adi ibn Musafir era infatti un sufi discepolo di al Ghazali ed al Gilani che, volendo rifugiarsi per meditare, si rifugiò in un convento cristiano nei pressi di Lalish. Qui scrisse testi quali “La dottrina degli ortodossi” e “Il libro della formazione dell’anima”, che gli permisero di creare un certo seguito attorno alla sua tomba, che per un po’ di tempo sarà perfino meta di pellegrinaggio.

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Il mausoleo di Shaykh ‘Adi a Lalish

Con la perdita del seguito, tuttavia, alcune famiglie yezide giungeranno in questo territorio ormai disabitato, continuando la santificazione di ‘Adi ma legandola al loro credo. Come già detto prima, infatti, non è chiara al 100% l’origine di questa setta, ma è indubbio che al suo interno contenga moltissimi elementi islamici; è quindi probabile che abbiano attribuito ad un unico personaggio dei cambiamenti che richiesero molto più tempo e soggetti.

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