Kilwa ed il suo antico e potente sultanato

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Il sultanato di Kilwa fu fra le più grandi potenze navali di Medio Oriente ed Africa, eppure oggi ne rimangono solo rovine

Le parole di Ibn Battuta

“Kilwa sorge in una zona molto piovosa ed è una città bellissima e ben costruita, con tutte le case in legno e i tetti in dis [giunco]. Gli abitanti, perlopiù di rito shafiita, onesti e virtuosi, sono impegnati in un jihad perché il loro territorio è attiguo a quello degli empi Zanj.”

Ibn Battuta

La leggendaria origine di Kilwa

Secondo la tradizione, il primo nucleo di Kilwa venne fondato da Ali ibn al Hassan Shirazi, figlio dell’emiro di Shiraz Hassan e di una schiava Abissina. Proprio a causa dei suoi natali, gli venne sottratta l’eredità dai fratellastri e per questo fu costretto a fuggire in Africa, recandosi a Mogadiscio. La città somala, tuttavia, male accolse il fuggiasco, che in breve tempo fu costretto a rifugiarsi ancora più a Sud, recandosi sulle coste meridionali dell’odierna Tanzania. Qui il principe trovò Kilwa, all’epoca un’isola collegata a terraferma da un sottilissimo lembo di terra, e se ne innamorò perdutamente.

Kilwa

Riuscì a trattare con il re Bantu dell’epoca, Almuli, che gli vendette quanto terreno sarebbe riuscito ad occupare con della stoffa colorata. Ali ovviamente usò l’antico trucco di tagliare la stoffa in fili sottilissimi, cosa che gli diede diritto ad un enorme appezzamento di terra, attirandogli le critiche del re. Quest’ultimo provò a sottrarsi alla promessa data ma, appena giunse davanti a Kilwa, si accorse che il principe aveva fatto scavare un fossato, separandola per sempre dalla terraferma e dando vita alla sua leggenda.

I signori del mare

Tali natali “mitici” servirono a legittimare i regnanti dell’isola, i quali apparirono come familiari ai locali e come principi di rango agli stranieri, favorendo la loro rapida espansione. In brevissimo tempo, infatti, Kilwa riuscì a diventare ancor più potente ed importante di Mogadiscio, attraendo presso di sé mercanti da ogni angolo del mondo. L’economia locale prosperò a tal punto che, nel giro di pochi anni, il sultanato la città si occupò anche la vicina isola di Mafia, dando il via ad un’espansione senza precedenti.

Kilwa

Nel 12° secolo giunsero infatti a conquistare Sofala, luogo chiave per il commercio di oro ed avorio, prendendo poi anche città quali: Malindi, Mombasa, Zanzibar e Mozambico, diventando padroni de facto di tutta la cosiddetta “costa swahili“. A quell’epoca Kilwa divenne tanto potente e ricca da potersi permettere il lusso di non produrre le proprie risorse alimentari, andando ad acquistare qualsiasi cibo dai propri vicini Bantu, eccezion fatta per il cocco.

Il declino del sultanato

Come la storia insegna, all’arrivo di grandi poteri giungono grandi tensioni e lotte intestine, cosa che accadde anche nel caso di Kilwa. Alla fine del 15° secolo, infatti, vi furono continui disordini interni fra la famiglia regnante ed altri clan nobili, cosa che indebolì notevolmente il paese all’arrivo dei portoghesi. Quest’ultimi giunsero inizialmente con un patto di collaborazione, il quale venne rifiutato, ponendo le basi di un grande confronto militare. I lusitani avevano da tempo in piano d’impadronirsi delle coste di Tanzania e Mozambico, il rifiuto non fece altro che velocizzare un loro attacco che si concretizzò nel 1505 con l’arrivo di Francisco Almeida, che occupò rapidamente il porto di Kilwa.

Kilwa

Lisbona installò allora qui un suo uomo di fiducia, che venne però rapidamente ucciso, dando via a disordini politici sempre più forti e possenti. Proprio con il crescere di quest’ultimi, la città verrà prima saccheggiata, venendo però liberata nel 1512 da un mercenario arabo. Tuttavia il saccheggio alterò per sempre il suo corso della storia, tanto che nel 1784 verrà conquistata dal Sultanato dell’Oman e successivamente dai francesi. Con il loro arrivo, tuttavia, la città venne completamente abbandonata, tanto che oggi ne rimangono solo le rovine.

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