Il costume degli ebrei marocchini: la sposa

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Concludiamo il nostro viaggio nel costume degli ebrei marocchini con la stella per eccellenza: la sposa, in grado di stregare persino Delacroix, celeberrimo pittore francese

Keswa el kbira, il “gran costume”

Non v’è alcun dubbio che l’abito più straordinario mai partorito dagli ebrei marocchini sia il Keswa el kbira, ovvero “Il gran costume”, tanto unico da esser donato dal padre come parte della dote ed essere indossato solo per matrimoni e/o circoncisioni. In particolare, si dice che i migliori esemplari in assoluto vengano tessuti a Tetouan, tuttavia, sono senza dubbio quelli di Tangeri ad essere maggiormente rappresentati. Quest’ultima, infatti, ospitò pittori quali il fiammingo Victor Eeckhout ed il celeberrimo Eugène Delacroix, che magnificheranno tali abiti, facendoli giungere persino al Louvre e rendendoli così immortali.

ebrei marocco sposa

Sentiamo allora come descrisse l’abito nuziale Joseph Goulven, viaggiatore francese recatosi in Marocco negli anni “20 dello scorso secolo; testo tratto da “A History of Jewish Costume” di Alfred Rubens.

L’abito d’oro

“La sposa deve rimanere ferma come una bambola mentre le domestiche le consegnano il ktef, una sorta di camicia da donna in velluto indossata sopra il seno, ed il gonbaiz, che è un corpetto di velluto verde o bordeaux con strisce d’oro in rilievo e bottoni d’argento. Viene poi avvolta in un’ampia gonna dello stesso colore, che di solito è riccamente ornata di trecce d’oro.

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Sotto la gonna, numerose sottovesti mascherano la figura giovane ed esile. C’è la scelta fra due cinture: l’endema, dello stesso colore del vestito, intessuto con filo d’oro e fissato con fermargli d’argento, o l’austero hezam, un’ampia cintura di velluto ricamata in oro. In aggiunta ai principali articoli di questo curioso costume, ci sono calze di seta e babucce ricamate in oro chiamate kheaya el kebira o babutcha.”

Dettagli regali

“Rimangono ora dettagli quali le ampie maniche separate di voile bianco, lekman detsmira, che sono cucite alle spalle in modo tale che il resto del materiale galleggi a forma di campana. Il dlalat consiste in 2 trecce di filo nero spesso che cadono in avanti su ciascun lato della testa. Dopo essersi messa cipria e rossetto, la sposa riceve il festoul, una lunga fascia di fine seta che si usa come il kam el ras per legare i capelli lasciando pendere le estremità lungo la schiena.

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Allora le pongono sul capo una sorta di mitra, chiamata sualef ez zoher a Rabat e khamar a Salé, che è coperta con perle, pietre preziose, monete d’oro etc… Su quest’acconciatura, prima si mette la sebnia, in foulard di seta bianco o verde, e poi l’elbelo, un sottile velo bianco calato sul volto della ragazza, ammorbidendo la brillantezza del velluto e delle dorature, armonizzando i toni caldi e vivaci di questo sontuoso costume.

Infine, durante il matrimonio le spalle della sposa sono coperte con un haik bianco per nascondere la moltitudine di gioielli, cosmetici ed henna. L’aggiustare l’haik si aggiunge alla lunga e complessa cerimonia matrimoniale dei ricchi ebrei marocchini.

Joseph Goulven

Una cerimonia davvero particolare che celebra al meglio la ricchezza ed il fasto degli ebrei marocchini, che da sempre popolarono queste terre, rivelandosi veri e propri fratelli di arabi ed imazighen e condividendo con loro prosperità e cultura.

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“Mariée juive” di Eugéne Delacroix

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